L’associazione dei consumatori, dopo il caso del Pandoro, denuncia un’altra possibile truffa ai danni dei clienti: “Nostro l’esposto all’Antitrust: pronti a chiederle i risarcimenti per le uova di Pasqua”.
L’associazione dei consumatori ricorda come dall’iniziativa dell’influencer con Dolci Preziosi aveva incassato 1,2 milioni di euro. Ma in quell’occasione in beneficenza erano stati dati solo 36mila euro, partiti dall’azienda dolciaria. La stessa identica situazione del Pandoro Balocco per il quale la cifra data in beneficienza era anteriore alle vendite e bassissima rispetto agli incassi milionari dell’impresa e della testimonial. Il messaggio equivoco fa pensare che acquistando un prodotto si diano cospicue percentuali in beneficienza, mentre il versamento c’è già stato e tutto l’incasso va diviso tra venditore e azienda che produce e alla testimonial viene riconosciuto un benefit cospicuo al momento del contratto.
Sempre il Codacons dell’avvocato Rienzi dietro le denunce all’Antitrust
C’è ancora una volta il Codacons dietro la nuova indagine dell’Antitrust sulla influencer Chiara Ferragni. Ed è la stessa associazione dei consumatori che rivendica di aver fatto un esposto lo scorso dicembre, dopo la multa inflitta all’influencer dall’Autorità per la concorrenza sul caso dei Pandoro Balocco. Così come era avvenuto per quella vicenda culminata con la sanzione e finita poi in un’inchiesta della procura di Milano, anche per il caso delle Uova di Pasqua griffate Ferragni, il Codacons aveva presentato a tappeto gli esposti a 104 procure, oltre che all’Antitrust.
Accanimento o difesa giusta dei consumatori?
Accanimento o difesa dei consumatori? Il pubblico si divide ma non c’è dubbio che la battaglia del Codacons è dovuta e giusta. Non si può continuare a prendere in giro i consumatori con campagne che promettono senza mantenere. I messaggi pubblicitari devono essere più espliciti e non lasciare adito a interpretazioni. Chi li scrive è molto bravo a non incappare nella legge, secondo noi, perché mai si sostiene che quel che si paga andrà in beneficienza ma solo che la ditta in questione supporta, appoggia, aiuta… tale istituto di beneficienza, ma come lo fa non si dice. E neanche per quanto lo fa. Dovrebbero esplicitare cioè la percentuale di beneficienza che sta nel prezzo di acquisto. Costa 100 ma il 30% andrà a tale istituto. Andrà, non è già andato… perché anche il pagamento anticipato di 36mila euro o di 50mila euro si configura come un marchingegno per evitare di pagare troppo.
Spesso ci si imbatte non in truffe ma in raggiri non perseguibili
Le etichette e i messaggi pubblicitari tendono spesso a dare informazioni equivoche e fuorvianti. Perché succede questo? Perché la legge non riesce a coprire tutte le possibili modalità di comunicazione. Ci sono degli spazi vuoti che le lobbies dei produttori occupano con frasi equivoche. Succede -per esempio – che su una bottiglia di olio extravergine di oliva sia scritto che il prodotto deriva da Olive italiane, o da Olive Mediterranee. Che significa? Non è una bugia ma non è la stessa cosa che le olive siano italiane o mediterranee. Ed italiane di dove? Raccolte come? Frante quando?
Sono tutte cose che non si specificano e solo chi segue un disciplinare ha interesse a dichiararlo. Mediterranee potrebbe voler dire tunisine, marocchine, turche e non solo italiane o greche o spagnole. Se fossero italiane, che sono di solito le migliori, non scriverebbero mediterranee, se lo scrivono è perché sono olive raccolte già a terra, mezze marce, frante dopo giorni e non dopo 24 ore, trasportate in Italia chissà da dove e in quanto tempo e mescolate con altre per ridargli il colore verde (clorofilla) e abbassare l’acidità. Il consumatore che spesso non è informato è aggirabile nella sua buona fede. Legge un brand italiano e non sa che sta comprando un prodotto spagnolo, mescolato con olive tunisine a un prezzo più alto del dovuto.
La conoscenza fa la differenza. Più sai e meno sarai raggirato
Nel caso del Pandoro Balocco, la frase che venne posta sul prodotto era un limpido esempio di possibile tentativo di fuorviare il cliente, in merito alla donazione di beneficienza, secondo noi fatta bene e rispettando la legge. La frase recitava: “Con questo prodotto Balocco e Chiara Ferragni sostengono la ricerca contro i tumori infantili, finanziando un percorso di ricerca promosso dall’Ospedale Regina Margherita di Torino, attraverso l’acquisto di un nuovo macchinario che permetterà di esplorare nuove strade per le cure terapeutiche dei bambini affetti da Osteosarcoma e Sarcoma di Ewing”.
Non sta scritto da nessuna parte che comprando il prodotto il cliente finanzia qualcosa. È la ditta Balocco che, assieme alla Ferragni, sostiene la ricerca e la finanzia. Ma non c’è collegamento diretto tra l’acquisto e quel finanziamento. In questa maniera io posso vendere pistole calibro 9 e dire che sostengo la ricerca sul cancro e che finanzierò la ricerca dell’ospedale XY. Ma non dico che se compri la pistola parte dei soldi andranno all’ospedale. Come fa il consumatore a non essere raggirato? Non c’è altro che essere informati e capire quello che si legge sulle pubblicità.
- *Immagine dalla pagina Instagram ufficiale Chiara Ferragni



