Il 4 marzo 2026 a Palazzo della Valle, sede di Confagricoltura a Roma, sono stati consegnati i primi due premi destinati alle studentesse dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e dell’Università di Udine, vincitrici dei bandi finanziati da Confagricoltura Donna. Un risultato che concretizza uno dei tanti percorsi avviati dall’Organizzazione e che assume un valore particolare perché celebrato a pochi giorni dall’8 marzo, giornata internazionale della donna.
L’iniziativa rientra nel progetto “Agricoltura e STEM: la sfida di Confagricoltura Donna”, avviato nel 2025 con diversi Atenei italiani per rafforzare la presenza femminile nei processi di innovazione applicati al settore agricolo e per creare un collegamento stabile tra mondo produttivo, università e ricerca. In questa prospettiva, Confagricoltura Donna ha attivato collaborazioni con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, l’Università di Udine, l’Università della Tuscia, l’Università di Padova, l’Università di Perugia e l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, per promuovere nuovi talenti e proporre un modello replicabile di interazione tra sistema universitario e rappresentanza agricola, orientato alla costruzione di una visione contemporanea dell’agricoltura. Gli Atenei si sono avvalsi di una commissione valutatrice con al suo interno una rappresentante di Confagricoltura Donna. Il progetto si inserisce in un contesto professionale particolarmente dinamico: oggi quasi il 32% delle aziende agricole italiane è guidato da donne, protagoniste sempre più attive nei percorsi di innovazione e sostenibilità. Per sostenere e valorizzare questa evoluzione, Confagricoltura Donna ha istituito un premio in denaro di 1.000 euro – destinato a una laurea magistrale in Innovazione e Sostenibilità in Agricoltura – assegnato attraverso un bando che in poco tempo ha prodotto buoni risultati: in questa prima manche si sono candidate 30 tesi, di cui 26 provenienti dall’Università di Udine e 4 dall’Università Campus Bio-Medico di Roma. Oltre alla quantità, colpisce la qualità dei lavori presentati: tesi caratterizzate da una forte interdisciplinarità, capaci di superare la tradizionale visione dell’agricoltura come settore isolato. Le ricerche integrano competenze che spaziano dall’informatica alla gestione dei dati, dall’ingegneria fino alle scienze biologiche, ambientali e biomediche. Una dimostrazione di come innovare in agricoltura significhi oggi incrociare saperi diversi e fare del settore agricolo un laboratorio privilegiato per l’applicazione di tecnologie avanzate che contribuiscono alla food security.
“Mentre molti si limitano a ricordare l’8 marzo con slogan e dichiarazioni di circostanza, per noi diventa un momento fattivo, scegliamo una strada diversa: lavoriamo tutto l’anno con impegno concreto per incentivare la ragazze ad iscriversi a percorsi che sembrano complicati ma che invece sono molto utili per il loro futuro” ha precisato la presidente di Confagricoltura Donna, Alessandra Oddi Baglioni . Questo progetto è un esempio di ciò in cui crediamo: valorizzare il talento femminile nei settori della ricerca, dell’innovazione e del progresso del Paese. Continuiamo a costruire opportunità, a sostenere percorsi, a valorizzare le donne che possono cambiare il futuro”.
La presidente ha ricordato come il 2026 sia stato dichiarato dall’ONU Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici: “Un riconoscimento che sottolinea il ruolo centrale nei sistemi agroalimentari globali. È un segnale forte: le donne non sono una presenza accessoria, ma una componente strutturale della produzione agricola, della sostenibilità e della sicurezza alimentare mondiale”.
“Confagricoltura crede da sempre alla scienza applicata al settore e al valore del contributo delle donne, sia in ambito scientifico, sia in ambito agricolo – ha aggiunto il direttore generale di Confagricoltura, Roberto Caponi – Anche la sinergia con le Università è fondamentale per il futuro del sistema agricolo”. Presente all’evento romano anche la presidente del corso di Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, Laura De Gara: “La partecipazione dei neolaureati a questo premio rappresenta un elemento di grande valore per la nostra Università, da sempre fortemente orientata ai temi della salute – ha sottolineato nel suo intervento -. Il confronto sul concorso con studenti e laureati ci ha dato l’opportunità di evidenziare come l’innovazione e le grandi sfide che oggi investono i sistemi agroalimentari, dai cambiamenti climatici, fino ai molteplici aspetti della sostenibilità, siano strettamente legate alla salute dell’uomo, che non può essere separata da quella del Pianeta. È questa la prospettiva integrata della One Health che guida il nostro impegno”.
Le studentesse premiate sono:
- Elisabetta Vivino, Università Campus Bio-medico di Roma. Titolo:” Emerging contaminants in agriculture: impacts of polystyrene nanoplastics on durum wheat”. La tesi esplora un problema emergente estremamente importante per il suo possibile impatto sulla sicurezza alimentare. E’ il frutto di uno studio sugli effetti della contaminazione di nanoplastiche sulla salute delle piante e la loro possibile presenza nelle cariossidi di grano duro destinate al consumo umano. L’approccio sperimentale adottato risulta multidisciplinare, pertinente, innovativo e di elevato rigore scientifico. I risultati identificano vie metaboliche coinvolte nella risposta della pianta all’esposizione di nanoplastiche come possibili fonti di tratti molecolari di interesse per nuove strategie di breeding.
- Alessia De Giorgi: Università degli studi di Udine. Titolo: “Potenzialità d’impiego della camola della farina per la detossificazione e bioconversione di substrati contaminati da AFB1”. La tesi valuta l’uso della camola della farina (Tenebrio molitor) per ridurre l’aflatossina B1 (AFB1) in materie prime agricole contaminate, un problema crescente anche a causa del cambiamento climatico. Le larve allevate su crusca con diversi livelli di tossina hanno degradato circa l’82% dell’AFB1, accumulando quantità inferiori ai limiti di legge. Solo il 17% della tossina è rimasto nel frass, successivamente sottoposto a detossificazione per un possibile uso come ammendante. Lo studio conferma il potenziale di T. molitor nell’economia circolare.
Il Direttore Generale di Confagricoltura, Roberto Caponi, a margine della cerimonia di premiazione del progetto ha sottolineato: “E’ molto importante questo premio istituito da Confagricoltura donna, che è una parte importante di Confagricoltura. Abbiamo sempre creduto nelle donne imprenditrici e quindi questo premio sicuramente va nella direzione giusta: coniuga l’innovazione, la tecnologia e anche i giovani, e quindi l’università e la ricerca. Tutti i temi sui quali Confagricoltura punta da sempre, quindi riusciamo in un solo momento a porre anche le basi per un futuro di questi giovani in agricoltura su materie scientifiche, a cui Confagricoltura ha sempre tenuto”.
Antonella Fiorito



