C’è un momento preciso, tra i padiglioni affollati di Veronafiere, in cui il rumore dei calici che brindano smette di essere un suono metallico e diventa una frequenza collettiva. È il segnale che il rito si è compiuto ancora una volta. Ma quest’anno, camminando tra gli stand della 58ª edizione, la sensazione è stata diversa: il Vinitaly non è più solo il luogo dove si vende vino, è il luogo dove si ridisegna il desiderio e si difende un’identità.

Vinitaly 2026, tra Cronaca e cultura: i numeri della resilienza
Nonostante una congiuntura internazionale segnata da tensioni geopolitiche e difficoltà nei flussi commerciali, il Salone si è confermato l’ombelico del mondo vitivinicolo. Gli organizzatori riferiscono 90mila presenze complessive, con una quota internazionale pari al 26% proveniente da 135 Paesi. Ma dietro le cifre ufficiali si nasconde una battaglia culturale: il vino è un nostro patrimonio che non si misura solo dal fatturato. Bisogna avere il coraggio di dire che il consumo consapevole non va confuso con l’abuso. Il vino bisogna saperlo leggere prima ancora di berlo.

La sfida alla denigrazione: oltre la sentenza OMS
Il calo dei consumi che oggi registriamo è figlio di molti fattori, ma non possiamo ignorare le campagne denigratorie. La sentenza dell’OMS del 4 gennaio 2023, che definisce l’alcol “veleno”, ha pesato come un macigno. La stampa mondiale ha evidenziato solo le conseguenze dell’abuso, mentre troppo poche testate hanno pubblicato la valenza salutistica di un uso corretto. Dati alla mano, in Italia i consumatori sono meno di 30 milioni (poco più del 50% della popolazione), ma il 60% lo consuma in modo saltuario. Si beve meno per il calo demografico e per l’aumento dei prezzi, ma anche per un approccio diverso delle nuove generazioni. È un trend che dobbiamo invertire, trasformando le cantine in oasi degustative dove il cliente diventa finalmente ospite.

L’inclusione nel calice: la sfida del No e Low Alcol
L’enoturismo di domani deve saper attrarre anche chi è lontano dall’alcol. Una delle tendenze più forti di questo Vinitaly è stata proprio l’area dedicata ai vini NO e LOW alcol, presa letteralmente d’assalto. È un mercato che oggi si attesta intorno al 7% ma è in forte crescita.
Il parere del Sommelier: Slegarsi dalla tradizione non significa tradirla. Dopo averne testati diversi, segnalo le bevande analcoliche di Piera Martellozzo (San Quirino, PN): Prosecco e Spritz dai sapori freschi e decisi, capaci di coinvolgere chi non vuole o non può bere alcol senza rinunciare al gusto.

Eccellenze dal campo: le note di degustazione
Mentre il mondo corre verso il digitale, il Vinitaly ci riporta alla terra. Tra i molti assaggi effettuati nei padiglioni, restano impresse alcune eccellenze assolute. Nelle bollicine Metodo Classico Franciacorta, menzione d’onore alla Cantina I Barisei, con un favoloso Saten e un meraviglioso Rosè. Non meno convincenti le bollicine Metodo Charmat/Martinotti dei nostri prosecchi, dove su tutti spiccano il DOCG e il Rosè della Cantina Antonio Facchin & Figli.

Vinitaly: oltre la fiera di Verona
Luci spente, padiglioni vuoti. Cosa resta? Resta la certezza che, nonostante le difficoltà, l’Italia ha nel calice una delle sue forme di resistenza più belle. Il Vinitaly è una grande occasione internazionale su cui riflettere, dobbiamo trovare nuovi sbocchi e prodotti diversi, ma rafforzando sempre i valori e l’autenticità dei nostri territori. Finché ci sarà qualcuno disposto a viaggiare per ore solo per assaggiare il frutto di una vigna, la bellezza avrà ancora una chance.
Alcune delle foto del servizio sono di Jonathan Conti


