Sab, 18 Aprile 2026

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Come preservare gli ultimi liutai? La loro presenza rende più ricco un Paese 

Michael Eggimann è uno svizzero che ha imparato tutto a Cremona sull’arte di costruire o riparare strumenti ad arco. Un liutaio come ce ne sono rimasti pochi ormai ma la loro passione ci è indispensabile e non possiamo permetterci di perderli.

Nella provincia di Roma, le imprese artigiane registrate a fine 2021 erano più di 66mila, l’84% ditte individuali. La piccola impresa artigiana familiare è quella fa dell’economia italiana un unicum nel Mondo. L’artigianato artistico impiega 801 mila addetti in 228 mila imprese, il 28% dell’intero settore artigiano che tuttavia comprende anche altre professioni di indubbio valore culturale, come i macellai, i falegnami, gli idraulici. Tutte attività divenute ormai preziose. Queste imprese potrebbero servire ancora per avviare al lavoro giovani apprendisti. Se ce ne fossero. Si fa troppo poco per questo. Andrebbero agevolate queste aziende per consentire loro di assumere più giovani e insegnare loro un mestiere che nel tempo risulterà di grande soddisfazione anche economica.

Sono tanti i settori in cui lavorano gli artigiani, in alcuni sono insostituibili

Gli artigiani lavorano con le mani e con la creatività, lavorano proseguendo spesso la storia di generazioni di padri e di nonni che li hanno preceduti, un capitale da non disperdere. Ci sono interi settori come il restauro di opere d’arte e quello dei tessuti decorati, o la realizzazione di ceramiche artistiche, l’arredo per yachts e imbarcazioni da diporto, strumentazioni tecnologiche di precisione per lo sport, in cui l’Italia è leader mondiale e solo in Italia trovi chi è in grado di realizzare o riparare gli oggetti artigianali di grande pregio artistico. Anche se non sempre gli artigiani migliori sono italiani, devono aver avuto un grande amore per il nostro Paese ed esserci cresciuti, vivendo la passione per il proprio lavoro in Italia per essere apprezzati.

L’impresa artigiana è la spina dorsale del Paese

Le vie attorno a Trastevere, a via del Pellegrino, via dei Pettinari, via del Governo Vecchio, via dei Giubbonari, via de’ Coronari, sono sempre state strade sulle quali si affacciavano decine di botteghe artigiane, che hanno dato un’impronta alla storia di Roma. Oggi vanno via via scomparendo per motivi diversi e con loro se ne va un po’ dell’identità di Roma, parte del suo fascino e della sua storia. Molti giovani non sapranno mai cos’era questa città e quello che potevi trovare, comprare, regalare, riparare, amare. Proverò a raccontarvi uno degli ultimi. Non è sarebbe nemmeno italiano, è svizzero ma è diventato italiano per forza e per amore. Quella passione che arde dentro ogni artigiano, come dentro ogni artista e che lo tiene legato, come posseduto, al suo tavolo da lavoro. Dal quale non riesce a staccarsi perché il suo non è un lavoro ma è la sua vita. Questo artigiano è un liutaio.

Via Montorio nel centro di Roma dove si trova la bottega del liutaio

Il liutaio, un mestiere difficile ma che non può venire a mancare

Un liutaio è come un medico. Prima di affidargli il violino il musicista s’informa molto su chi è e come lavora. La bottega di Michel Eggimann si trova vicino a Campo de’ Fiori, in Via di Montoro, una traversa di Via dei Cappellari. Michel Eggimann è uno dei maestrai liutai più celebri al mondo. Ma chi lo sa? Solo quelli del suo giro, musicisti, appassionati.

Originario della Svizzera, è nato a Neuchâtel nel 1963.  Nel 1982, fa il suo primo violino nella bottega di Philippe Girardin sempre a Neuchatel. Oltre agli studi di violino, si diploma alla Scuola Internazionale di Cremona di liuteria nel 1986 sotto la guida del Maestro Bissolotti. Poi si trasferisce prima inevitabilmente a Cremona poi a Lucca e infine a Roma. Gran parte della sua giornata la dedica ad intagliare il legno e a montare le corde. Realizza non dei semplici violini ma indiscussi capolavori, in questa bottega così nascosta nel cuore antico della Capitale.

Un feeling particolare lo lega ai suoi strumenti e ai suoi clienti

Quando entri nella bottega si respira l’odore acre delle colle. Centinaia di barattoli, contenitori, taglierini, coltelli, seghe, carta vetrata, tutti gli strumenti del falegname di precisione, quasi fosse un orafo. Le luci basse, le forme di violini e viole, appoggiate alle pareti, lui chino sullo strumento a osservare dov’è l’imperfezione da correggere. Dove intervenire ancora, con una serie di gesti rituali, ripetitivi, guidati dalla conoscenza, dalla sapienza del maestro liutaio.

Non è facile descrivere un liutaio. Già solo il titolo lo rende un essere particolare. A metà tra un artista e un falegname sopraffino. Deve conoscere i segreti dello strumento, e non solo di quello che sta costruendo, ma di ciascuno che arrivi tra le sue mani.  Lui lo palpa con le dita, ne carpisce l’anima che pure ogni strumento stranamente possiede. Anche se noi profani non lo capiremo mai. Così si crea un feeling particolare tra lui e i suoi clienti, tutti coloro che hanno a che fare con quest’arte così alta. Un linguaggio universale quello della musica che lega quasi tutte le culture, ma certo le incanta.

Un cattivo musicista non sarà mai un bravo liutaio

Michael nel 1985 si è classificato al quarto posto, suonando il violino alla IV Triennale Internazionale di Cremona. Non crediate che il liutaio non sappia suonare. Non sarà Uto Ughi ma deve saper vibrare quelle corde e sentirne il palpito. La cosa più importante è conoscere e amare veramente la musica. Ci sono dei cattivi violinisti che provano a fare i liutai, senza riuscirci. Mentre un bravo liutaio potrebbe anche diventare un bravo musicista se ci si applicasse.

Nel 1986 vince il premio Stauffer per la realizzazione di una copia Guarneri del Gesù 1742. Lavora per un anno nella bottega di Curtin e Alf, noti liutai americani quando erano attivi a Cremona. Rimane nella città del torrone per alcuni anni, sia per perfezionare la sua arte che per i numerosi contatti con musicisti.

Michel Eggiman il liutaio con il suo strumento

Ha realizzato più di 300 strumenti per i più grandi musicisti contemporanei

Nel 1991, si trasferisce a Lucca. Nel 2007 a Roma. Qui apre un laboratorio nel centro storico, proprio nel quartiere dei liutai romani, o leutari, come li chiamavano quando ce n’erano tanti attivi nel ‘600 e ‘700.

Si dedica quasi esclusivamente alla realizzazione di copie di maestri cremonesi ed altri del ’700. Vernice ad olio. Michel Eggiman è stato uno dei primi artigiani in Italia a dare alle sue vernici lo stile “Antico”. Non so’ che significhi ma per un musicista sembra contare tanto. Forse anche l’occhio vuole la sua parte? O la vernice antica è in grado di influenzare il suono?

Ha realizzato finora più di 300 strumenti per i musicisti di maggior successo al mondo come lo stesso Uto Ughi, i membri del Quartetto Melos di Stuttgart, Augustin Hadelich, Gary Koslosvski, Sean Avram Carpenter, Andrea Kim, Duilio Galfetti , Tiziano Severini, Walter Zagato, Paolo Ardinghi, Enrico Balboni, Josep Colomé. I suoi strumenti si possono sentire nelle orchestre di Berlino, Brema, Francoforte, Barcellona, Vienna, Parigi, Londra, Berna, Zurigo, Lugano.

Si è occupato anche della messa a punto acustica del Guarneri del Gesù 1744 “Ex Grumiaux” e di due Stradivari del maestro Uto Ughi.

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