Mer, 22 Aprile 2026

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Lorenzo il Magnifico amava i tortelli di patate del Mugello

Tra le varie ricette contemporanee che ne sono alcune che hanno origini nel Rinascimento, amate o inventate addirittura da personaggi famosi della storia come Nicolò Machiavelli e Pietro l’Aretino.

I crostini sono l’antipasto toscano più famoso. In qualsiasi trattoria o ristorante della regione li potete trovare. Sono semplici ma buonissimi: pane toscano sciocco e salsa di fegatini di pollo. Una ricetta di origine contadina. Si preparano con numerose varianti, ma la base sono i fegatini di pollo e le rigaglie, cuori di pollo e milza di vitello.

Si inizia sempre con un soffritto. I fegatini vengono puliti e sgrassati poi macinati e buttati in padella a rosolare. L’elemento aggiuntivo, che dovrebbe essere un segreto è dato dal vino aggiunto per sfumare. C’è chi ci aggiunge del Vin Santo, altri solo vino rosso Chianti Classico. La tradizione prevede che la salsa venga spalmata su pane duro (di 3-4 giorni) dopo che è stato bagnato nel brodo. Questo antipasto era già presente alla Corte de’Medici nel ‘400 e introduceva ad altre portate più ricche del menù.

Finocchiona sbriciolona dal sito falorni.it

La finocchiona sbriciolona che piaceva tanto a Nicolò Machiavelli

La finocchiona è un insaccato proprio tipico toscano, preparato con carne di maiale macinata, aromatizzata con semi di finocchio e bagnata con vino rosso. La sua origine risale probabilmente al tardo medioevo. Sembra che Niccolò Machiavelli amasse particolarmente questo salume e che alcuni passi di sue lettere lo testimoniano.

La finocchiona viene prodotta in diverse parti della Regione, ma non è la vera ed autentica sbriciolona, se non vi recate nella zona del Chianti Classico. Qui tutt’oggi i macellai la producono secondo la ricetta tradizionale. Si chiama sbriciolona perché si può spalmare sul pane facilmente. La stessa cosa che si può fare con il ciauscolo marchigiano. Questo è uno dei suoi tratti distintivi.

L’altro è la presenza del finocchio. Anche questo è un derivato dall’astuzia di qualche oste che, per aggirare il cliente e non fargli sentire il mal odore di un salume scaduto, ci riusciva con i semi di finocchio. Da questa esperienza è nata l’idea della finocchiona, il termine deriverebbe dal verbo infinocchiare, cioè prendere in giro, fregare. Particolarmente diffusa nella zona di Firenze, ed infatti la sua paternità viene rivendicata da due comuni fiorentini: Campi Bisenzio e Greve in Chianti.

Nicolò Machiavelli, autore de Il Principe, forse aveva a che vedere con l’ “infinocchiare”?

Niccolò di Bernardo dei Machiavelli (1469 – 1527) era uno scrittore, storico, politico e drammaturgo, secondo cancelliere della Repubblica fiorentina dal 1498 al 1512.  Considerato, come Leonardo da Vinci, un uomo universale, nonché figura controversa nella Firenze dei Medici, è noto come il fondatore della scienza politica moderna. Gli insegnamenti base emergono dalla sua opera più famosa, Il Principe nella quale è esposto il concetto di ragion di stato e la concezione ciclica della storia. Questa definizione – secondo molti – descrive in maniera compiuta sia l’uomo sia il letterato più del termine machiavellico entrato peraltro nel linguaggio corrente ad indicare un’intelligenza acuta e sottile, ma anche spregiudicata e, proprio per questa connotazione negativa del termine, negli ambiti letterari viene preferito il termine “machiavellico”.

I Tortelli di patate del Mugello, regione d’origine di Lorenzo Il Magnifico

Deve essere stata l’amore per la terra d’origine a far entusiasmare Lorenzo de’ Medici per i tortelli di patate del Mugello. In effetti sono una ricetta tipica del Comune di Vernio, del Mugello ma si fanno anche nel Casentino. Possono essere “a fagotto“, ma di norma sono quadrati o meno comunemente rotondi e hanno grandi dimensioni. Il ripieno è composto da un impasto di patate lesse passate, parmigiano, noce moscata e sale. Qualche ricetta inserisce nell’impasto anche alcune erbe aromatiche, oppure del passato di pomodoro soffritto in aglio e prezzemolo e carne secca.

Il tortello, ovverosia la pasta ripiena, era già conosciuto da secoli nella cucina toscana e romagnola: lo decanta nel 1400 il Pulci, poeta alla corte di Lorenzo il Magnifico:

Ma soprattutto del buon vino ho fede

Credo che sia salvo chi gli crede

Credo nella torta e nel tortello

L’uno è la madre e l’altro il suo figliolo…

Il tortello di patate nasce come piatto povero: il ripieno, prima di castagne diventa poi di patate con la raccolta dei primi tuberi seminati verso la metà del 1800.

Lorenzo de’ Medici, politico e mecenate, massima espressione d’umanista della sua epocaLorenzo di Piero de’ Medici, detto Lorenzo il Magnifico (1449-1492), resse  le sorti della Signoria fiorentina dal 1469 alla morte l’anno della scoperta dell’America.  Era il terzo della dinastia de’ Medici. Scrittore, mecenate, poeta e umanista, nonché uno dei più significativi uomini politici del Rinascimento sia per aver incarnato l’ideale del principe umanista, sia per l’oculatissima gestione del potere. L’amore per la cultura e l’arte dimostrata dal Magnifico e il patronato nei confronti dei nuovi promettenti artisti fiorentini non era dettato solo dal gusto in sé per l’arte visiva. Lorenzo, da scaltro politico, intendeva usare l’arte a fini politici, suggerendo agli altri principi italiani alcuni dei suoi migliori artisti per far risaltare l’immagine di Firenze quale novella Atene.

Fegatelli di maiale toscani – foto da itstuscany.com

Fegatelli di maiale, preferiti da Pietro L’aretino

Entriamo nel mondo degli arrosti, brasati con carni non pregiate ma dove la cottura le rende appetitose come il fegato di maiale e il muscolo di bovino adulto. Arricchiti poi con le spezie che potevano permettersi i signori dell’epoca rinascimentale.

fegatelli di maialesono un piatto antichissimo. Diffuso in tutta la regione. Di questo piatto si hanno notizie già in un libro di cucina del XIV secolo e ne fa menzione nei suoi scritti anche il poeta Pietro Aretino, che attribuisce ai fiorentini l’uso di “vestire” i fegatelli. Si avvolgono con l’omento, una sottile membrana dall’aspetto retato che riveste lo stomaco del maiale nella sua parte esterna. Costituita quasi esclusivamente da lipidi, la rete trova impiego in cucina come rivestimento per alimenti. Ne bastano pochi grammi, per avvolgere i fegatelli. Pur avendo una preparazione piuttosto semplice ormai si trovano già pronti nelle macellerie pronti da cuocere.

Il piatto si prepara nel tegame di coccio, con delle foglie d’alloro o con il finocchio selvatico

Solitamente sono previsti due aromi tipici della cucina toscana: foglie d’alloro e semi del finocchio selvatico. L’utilizzo di stecchi di piante d’alloro o gambi di finocchio selvatico per la chiusura dei fegatelli sarebbe previsto dalla ricetta originale, ma sono spesso sostituiti dai più pratici stuzzicadenti di legno. Il contenitore ottimale per cuocere i fegatelli di maiale sarebbe il classico tegame di coccio. Una volta cotti si possono conservare per qualche mese, ponendoli dopo cotti in un tegame e riempiendo questo di lardo strutto “a bollore“, pratica che viene usata anche per esclusivi motivi gastronomici.

Questo piatto è stato sinonimo di ghiottoneria. Lo si ritrova citato in molti canti popolari e una delle varie versioni di un canto carnascialesco diffuso in varie città toscane è riportato in un libro fiorentino di prose del 1737, esso recita: Carnoval non te n’ andare, Ch’ io t’ho fatto un bel cappello, A ogni punto un fegatello; Te n’ avresti a contentare […]

Pietro Aretino (Arezzo 1492- Venezia 1556) è stato un poeta, scrittore, drammaturgo toscano. Fu chiamato Il Divino Pietro Aretino. È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto quanto mai licenzioso (fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi.  Scrisse anche i Dubbi Amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell’ambiente cardinalizio che a lungo frequentò. Fu letterato tanto amato quanto discusso, se non odiato (e per molti fu semplicemente un arrivista e uno spregiudicato cortigiano). La figura di Pietro Aretino ha segnato in un certo qual modo il XVI contribuendo in maniera determinante al definitivo superamento della visione teologica ed etica  propria del medioevo.

Della sua infanzia si sa ben poco. L’unica cosa di cui si avrebbe certezza è che sia nato frutto di una relazione fra un povero calzolaio di nome Luca Del Buta  (Buta è una località di Arezzo) e una cortigiana, Margherita dei Bonci detta Tita, modella “scolpita e dipinta da parecchi artisti.” Così gli piacque definirsi “figlio di cortigiana, con anima di re“.

Zuccotto toscano Foto da primochef.it

Lo zuccotto nato per caso da un’idea di Bernardo Buontalenti

Accompagnati da Vin Santo del Chianti o del Moscadello di Montalcino siamo arrivati a un dolce. Lo zuccotto, il favorito dell’architetto Bernardo Buontalenti. Che c’entra un architetto con un dolce? Fu durante un banchetto della famiglia Medici che Bernardo inventò letteralmente questo dolce.

Originariamente diventò famoso con la denominazione di “Elmo di Caterina“, si caratterizzava per ingredienti totalmente diversi da quelli che ne contraddistinguono la versione attuale. La ricetta originaria infatti prevedeva l’utilizzo di ricotta, granelli di cacao e scorza di agrumi per la farcitura interna alla quale veniva conferito un aspetto prevalente monocromatico bianco, mentre il rivestimento esterno si caratterizzava per l’aromatizzazione con l’alchermes che gli conferiva un colore rosso molto acceso.

Si dice che l’eclettico Bernardo avesse ideato anche il gelato

Bernardo Buontalenti, vero nome Bernardo Timante Buonacorsi (Firenze 1531-1608) architetto, pittore, scultore, ingegnere militare e scenografo che, con la sua lunga ed operosa attività presso la corte granducale fiorentina, fu uno degli artisti più importanti ed influenti della seconda metà del Cinquecento e personaggio chiave dell’epoca del manierismo fiorentino, fortemente legata alla personalità di Michelangelo ed in genere al Rinascimento. Diventato l’architetto di corte, dopo la morte del Vasari nel 1574, fu presente in tutte le committenze granducali, occupandosi dei più svariati campi, dagli interventi urbanistici, come l’ampliamento di Livorno, per gli allestimenti effimeri, come l’apparato nel Battistero di Firenze per il battesimo del principe Filippo (1577) e apparati per spettacolari feste di corte, spettacoli, giochi pirotecnici per i quali realizzò molti disegni che ancora si conservano agli Uffizi.

Si cimentò anche nella pittura e nella miniatura, ma in modo saltuario. Più rilevante fu la sua attività nel campo delle arti decorative: oreficieri , ceramica, ebanisteria disegnando molti degli arredi e degli oggetti più preziosi per la corte medicea, realizzati nelle manifatture granducali ospitate prima nel Casino mediceo e poi agli Uffizi. Si occupò anche degli aspetti più minuti della vita di corte, tanto che gli viene attribuita l’invenzione del gelato in occasione di uno dei banchetti di rappresentanza più importanti a cui sovrintese: le nozze di Maria de’ Medici.

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