Già dai menù si capisce se il ristorante è italiano. Gli errori linguistici lo svelano. Le paste non sono mai al dente, diventano dei contorni, dei porta sughi, abbinate male con salse e con prodotti sbagliati. Le ricette modificate, rovinate, rese insipide. Si inventano pizze che, insalate e insaccati che non esistono e anche il caffè riescono a distruggere
L’Accademia Barilla, una scuola di cucina con sede a Parma, ha pubblicato un decalogo con gli errori più comuni che gli stranieri commettono nell’avvicinarsi al cibo italiano con l’obiettivo di “difendere e salvaguardare i prodotti alimentari italiani realizzati da rinomati artigiani con la denominazione di origine di imitazioni di scarsa qualità“. La Barrilla si propone di “promuovere e diffondere il ruolo che questi prodotti svolgono nella cucina tradizionale italiana“.
Tralascio il fatto che pochi sanno il significato di “pasta al dente” e la cuociono più del necessario. Quando è al dente per lo straniero è troppo dura. Immangiabile.
Poi c’è il fatto che in alcuni Paesi la pasta è vista come un contorno. Nè più né meno come fanno col riso in bianco o con il pane.
Speso le porzioni sono grandi e il piatto ha in sé più componenti a comporre un’unica pietanza, di cui la pasta è un elemento. C’è chi con la pasta mangia il pane, chi si aiuta col cucchiaio, chi la tira su risucchiando lo spaghetto, tirando salsa in giro.
Se ve la portano fredda sicuramente lo chef l’ha passata sotto l’acqua del rubinetto prima di scolarla.
Alla pasta un po’ insapore aggiungono il ketchup o del parmigiano grattugiato da mesi
Nella cucina italiana ormai è di uso comune per gli chef scolare la pasta un minuto prima e ripassarla in padella col sugo per terminare la cottura. Tutto questo per aumentarne il sapore. Che infatti all’estero perderete. Ma hanno un rimedio. Ci aggiungono il ketchup, pensando sia equivalente della salsa di pomodoro mentre è fatto con gli scarti del pomodoro e con lo zucchero! Il parmigiano purtroppo lo aggiungono già grattugiato. Chissà di dov’è e chissà quanto prima lo avranno grattugiato. Nei supermercati americani il parmigiano lo compri a confezioni famiglia già grattugiato e lo usi per una settimana così, perdendo tutto l’aroma che sprigiona all’atto della grattugia. Ma siccome non si sa che origini abbia quel parmigiano, tanto vale che distrugga la pasta su cui si aggiunge. Attenzione però. Lo straniero pensa che sempre si debba aggiungere quella neve giallognola e la mette sui funghi, non si dovrebbe ma passi; sul pesce, orrore; sul tartufo, ammazzandone il sapore.
Ogni salsa ha la sua pasta ma è troppo complicato da capire, anche per gli Italiani
Ormai l’educazione che in famiglia si riceveva una volta nessuno è più in grado di elargirla. Così fin da piccoli, i bambini mescolano salse industriali con qualsiasi tipo di pasta senza comprendere perché siano tanti e tutti diversi. In Italia esistono oltre 180-200 tipi di paste per ognuna delle quali esiste una salsa ideale. I ristoranti che ti mettono in menù la possibilità di scegliere una qualsiasi pasta da abbinare con altrettante salse non so no italiani. Nessuno in Italia conosce tutti gli abbinamenti ma nessuno ha mai visto fare un orrore del genere. Mangiare dei ravioli con ripieno di carne o carni diverse, con una salsa di funghi è come raddoppiare il sugo. Non si possono mescolare ripieni con il prosciutto, spinaci e ricotta, funghi con salse al tonno o alle noci e alle melanzane.
Le orecchiette vanno con le cime di rapa, i bucatini con l’amatriciana, le trofie col pesto, gli spaghetti si sposano con diverse salse ma i rigatoni accolgono salse di carne e ben saporite, mentre le penne sono ideali per l’arrabbiata. Anche associare spaghetti e ragù alla bolognese è un po’ un abuso perché il vero matrimonio sarebbe con le tagliatelle. Così come le pappardelle vanno col sugo di lepre. Ma tra fettuccine, tagliatelle e pappardelle lo straniero si perde e vede solo paste simili solo un po’ più o un po’ meno larghe!

Tagliatelle al pesto Immagine di MV-Photos su Pixabay
La pasta non è una porta sughi ma va valorizzata per sé stessa con salse anche delicate
L’importante sarebbe spiegare allo straniero che la pasta non è una porta sughi. Che deve essere buona da mangiare anche da sola con un po’ di burro o un po’ d’olio extravergine d’oliva dei Monti Iblei. All’estero la pasta è un accessorio, non è la regina del pranzo come per noi. Il piatto principale è di solito una carne o un pesce con contorno a scelta e questo contorno potrebbe anche essere di pasta. Perché spesso il primo di pasta o di riso non rientra nel pranzo classico e quando lo prende, di solito, è accompagnato da carne. Come un altro piatto principale. Così succede che si possa ordinare spaghetti e pollo, come nella canzone di Fred Bongusto ma lui era appunto a Detroit.
Un classico degli orrori è l’aggiunta di panna nella carbonara così come quello della cipolla, che però non è altrettanto scandalosa. Sull’aglio poi succede di tutto. Paesi in cui lo si rifiuta o altri in cui lo si mette ovunque. Anche nell’antipasto (Grecia e Turchia). L’aglio fa bene è un antibiotico naturale, antibatterico, ricco di minerali come magnesio, calcio, fosforo, ferro, iodio e con tracce di zinco, manganese, selenio e vitamina C. Perché farne a meno? Per l’odore? Basta togliere l’anima o toglierlo dalla cottura dopo averlo fatto soffriggere.

Pizza Immagine di sanjay arts su Pixabay
Si fanno errori anche sulla pizza. Se non si facessero il gusto ne guadagnerebbe
Gli americani hanno messo per primi il salame sulla pizza e l’hanno esportato in Giappone e in Sud America. Ma la pizza “pepperoni” con il salamino chorizo messicano è solo un assurdo gastronomico. La pizza barbecue non esiste anche questa è un’invenzione tipicamente americana, così come è davvero scandaloso mischiare tonno e bacon. La pizza con pollo, ananas o alla bolognese in un’autentica pizzeria italiana farebbe strabuzzare gli occhi anche del pizzaiolo egiziano.
Va inoltre precisato che l’impasto della pizza, almeno quello napoletano, ha poco a che vedere con l’impasto che fanno in Spagna. A Napoli l’impasto è più sottile, più “elastico” e invece in Spagna è un impasto più consistente. La pizza poi è meno digeribile all’estero perché non le danno il tempo per lievitare.
L’insalata che Cesare non ha mai mangiato
Dal nome potrebbe sembrare che questo piatto di espansione internazionale provenga dall’Italia. Ma la realtà è diversa e tutti coloro che viaggiano per l’Italia difficilmente troveranno questo piatto in un menù italiano, a meno che non si tratti di un ristorante internazionale o in un hotel. Esistono diverse versioni sull’origine di detta insalata ma in tutte c’è un punto in comune: il Messico . L’insalata Caesar cominciò ad essere servita in questo paese e in seguito passò negli Stati Uniti. La verità è che César Cardini, italiano ma residente a Tijuana, brevettò la salsa Caesar a Los Angeles nel 1948.

Macchina da caffé-Imagen de Karolina Grabowska en Pixabay
Il caffè italiano tanto conosciuto e tanto bistrattato
Noi riteniamo che il caffè italiano sia superiore a ogni altro al mondo. Intanto si tratta di una materia prima che arriva in Italia dai Tropici o dall’Africa. All’estero non lo sanno e possono pensare che lo coltiviamo noi. Però tutti i bar del mondo hanno una macchina per l’espresso perché c’è sempre chi ne ordina uno. Non so com’è ma raramente quello che portano ha a che fare con un vero espresso. Allora ripieghi sull’americano o giù di lì. Sempre brodaglie bollenti. La catena internazionale Starbucks non ha un franchising in Italia, anche se l’idea sembra sia nata da noi. Questo dato significativo ci dice che la qualità del caffè italiano dovrebbe superare le altre.
Dovete sapere che il caffè italiano che bevete in Italia non ha nulla a che vedere con gli altri caffè del resto del mondo. Nella forma, nella sostanza, nella modalità d’uso. Caffè e Cappuccino, altro prodotto must del Made in Italy, vengono bistrattati normalmente. Il Cappuccino noi lo prendiamo appena svegli e mai più nella giornata. Lo straniero, che deve avere uno stomaco di ferro, lo prende a qualsiasi ora, preferibilmente in tarda mattinata o dopo pranzo o dopo cena!



