Mer, 22 Aprile 2026

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Ritrovato un Caravaggio rubato a Palermo nel 1969

Sono otto milioni le opere d’arte e archeologiche italiane censite in una banca dati, la più grande al mondo, con l’impegno di ritrovare 1.200.000 oggetti rubati da parte del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri.

Il 24 maggio di quest’anno presso l’Archivio di Stato, si è festeggiato il recupero del quadro del Caravaggio La Natività con i santi Lorenzo e Francesco, da parte dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, rubato nel 1969 a Palermo. Il quadro venne dipinto a Roma nel 1600 a Palazzo Madama (attuale sede del Senato) dove Caravaggio risiedeva.

Un patrimonio immenso che non è facile controllare e tutelare

L’Italia da sola possiede oltre il 70% del patrimonio culturale, artistico e archeologico dell’intera umanità. Questo dato ci riempie di orgoglio ma è anche il motivo per cui il nostro Paese è quello più esposto al traffico illegale di opere d’arte. Quante sono le opere d’arte trafugate e che si vorrebbero recuperare? Esiste una banca dati dei beni culturali che viene gestita dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri che ammonta a quasi 8 milioni di oggetti censiti, di cui 1.200.000 da recuperare perché rubati. Con oltre 770mila immagini memorizzate. È il database dedicato ai beni culturali illecitamente sottratti più grande del mondo.

Senza l’apporto della Banca dati sarebbe impossibile programmare alcuna indagine

In questo archivio digitale vengono inserite quotidianamente tutte le informazioni descrittive e fotografiche relative ai beni culturali da ricercare, che pervengono dai Reparti territoriali dell’Arma, dalle altre Forze di Polizia, dalle Soprintendenze, dagli Uffici Doganali e da Interpol per i beni all’estero. Senza questa Banca dati sarebbe impossibile avviare un’indagine corretta e pensare ad un esito positivo. Perché spesso non sii sa nemmeno esattamente cosa dobbiamo cercare e cosa è venuto a mancare, talmente tanto elevato è il numero degli oggetti da tutelare e altrettanto elevato il numero dei collezionisti in grado di ricettarli sui mercati internazionali.

L’Italia è leader del progetto Psyche: Sistema di Protezione del Patrimonio Culturale Europeo

Il modello di Banca Dati sviluppato ed i risultati che, grazie a questo patrimonio informativo, sono stati conseguti, hanno permesso al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di essere leader del Progetto denominato Psyche (Protection SYstem for Cultural HEritage), finanziato dell’Unione Europea, finalizzato all’implementazione del data-base del Segretario Generale dell’INTERPOL di Lione “Works of Art”, per una più rapida ed efficace comunicazione dei beni sottratti a livello internazionale.

I furti d’arte si intrecciano con altre attività illecite e sono oggetto di scambio internazionale tra criminali

Per i carabinieri non si tratta ovviamente solo di catalogare quel che c’è e che manca ma di avviare un sistematico monitoraggio dei siti di vendita di opere d’arte on line. Tenere in pratica sotto controllo la dimensione del fenomeno criminale di furti d’arte che ha una portata in continua espansione. Si articola in numerosi canali di scambio e colpisce indifferentemente musei, luoghi di culto e abitazioni private. Per loro natura i furti di opere d’arte si inseriscono pienamente nella criminalità transnazionale. Si intrecciano con altre attività criminali, riciclo di denaro sporco, criminalità organizzata, traffico di droga.

Mentre i beni culturali di scarso valore vengono solitamente venduti in Italia in negozi di rigattieri o nei mercatini dell’antiquariato, le opere d’arte di alto valore, spesso trafugate su commissione, vengono ripulite e affidate alla criminalità organizzata, la quale, attraverso circuiti ristretti di trafficanti, le piazza sul mercato illecito internazionale, ove è più facile la vendita e più difficile la loro identificazione.

Agire in contesti geografici e istituzionali diversi con legislazioni diverse

Si tratta di un’opera di indagine che non si può effettuare senza adottare efficaci strumenti di cooperazione multilaterale e bilaterale. Questo solo consente di superare gli ostacoli presentati dall’eterogeneità delle legislazioni penali nazionali. Adeguare, a livello europeo e internazionale, gli strumenti normativi alle capacità delle organizzazioni criminali di operare con sempre maggiore disinvoltura senza barriere né frontiere. Loro movimentano le opere d’arte come un bene di scambio, a una velocità decuplicata rispetto alle attività di indagine della magistratura e delle forze dell’ordine. 

Solo con un sistema di cooperazione giudiziaria internazionale si può pensare al recupero delle opere d’arte trafugate. Spesso la fonte giuridica e lo strumento utilizzabile dalla magistratura italiana cambiano a seconda del Paese in cui il bene può essere presumibilmente rinvenuto. Non è una cosa semplice come si può ben capire.

Nuovi strumenti per facilitare l’indagine e la restituzione delle opere trafugate

Per questo ci si è dotati di uno strumento idoneo che è l’Ordine Europeo di Indagine, introdotto nel 2017, che sostituisce la tradizionale rogatoria, ovvero la richiesta di assistenza giudiziaria fra Stati.

Se l’opera d’arte, al contrario, si trova in Albania, Armenia, Azerbaijan, Montenegro, Russia, Serbia, Svizzera, Turchia o Ucraina, la rogatoria per il suo recupero trova fondamento sulla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del Consiglio d’Europa, del 20 aprile 1959. Ci sono poi le Convenzioni multilaterali (UNESCO 1954, UNESCO 1970, UNIDROIT 1995, UNESCO 2001) e bilaterali in materia di assistenza giudiziaria stipulate dall’Italia con Paesi latinoamericani, Stati Uniti, Canada, Cina e altri Paesi extra UE, trattati la cui ampiezza consente di contrastare in modo efficace l’importazione e l’esportazione di beni culturali e facilitarne il recupero e la restituzione.

Ritrovato nel 2017 un Rubens e diverse tele del Tintoretto e quest’anno 194 opere false attribuite a Warhol, Bansky, Picasso, Guttuso, Schifano

Tra i successi più recenti si veda la restituzione, il 19 novembre 2016, delle 17 opere d’arte – tra le quali capolavori di Rubens (la “Dama delle licnidi”) e diverse tele del Tintoretto, rubate al Museo di Castelvecchio (Verona), ritrovate in Ucraina e sottoposte a sequestro a seguito di specifica richiesta di cooperazione internazionale formulata dalla Procura della Repubblica di Verona.

Nel 2009 a Palermo è stato sequestrato un dipinto raffigurante Cristo asceso, tra le nuvole, attorniato da angeli e santi”, epoca XVIII sec., messo in vendita su un sito web – case d’asta.

Recuperato, sempre a Palermo, un dipinto raffigurante “Assunzione della Beata Vergine Maria”, epoca XVIII sec., messo in vendita su sito web – case d’asta che era stato sottratto da Caggiano (Salerno) nel 1983.

In Sicilia l’attività del Nucleo dei Carabinieri non si ferma mai e il commercio di opere d’arte si interseca con le attività criminali

In Sicilia tra le operazioni effettuate dai Carabinieri nei punti nevralgici dell’Isola risultano opere d’arte trafugate, opere d’arte false e spacciate per vere, terreni privati sequestrati in quanto sottoposti a vincolo paesaggistico.

A Messina e San Pier Niceto sono state sequestrate, nel mese di maggio di quest’anno, 194 opere grafiche false, attribuite agli artisti Andy Warhol, Banksy, Picasso, Guttuso, Schifano, corredate da relativa falsa documentazione. Sono state anche individuate in vendita su siti web dediti all’e-commerce. Le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Messina e condotte dalla dipendente Sezione Carabinieri TPC di Siracusa, unitamente ai locali Comandi Stazioni Carabinieri.

Il consuntivo relativo al 2023 dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo parla di 3.583 beni archeologici, 80 reperti di interesse storico recuperate e di 41 persone denunciate e oltre 450 controlli preventivi effettuati.

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