Sono mesi che riflettiamo, anche insieme ad avvocati e lettori, su alcuni dati di fatto incontestabili e che fanno molto pensare. Evidentemente ci sono cose che papa Benedetto, pur impedito, poteva fare, e cose che antipapa Francesco, regnante, non può fare.
Bergoglio fa vedere che celebra messa
L’elemento più recente e rivelativo è la smania quasi infantile di Bergoglio nel cercare di far vedere che “celebra anche lui” la messa. Abbiamo verificato che negli ultimi due anni e mezzo non celebra, non concelebra ed è tenuto solo ad assistere (indossa il piviale, paramento aperto sul davanti) con le rarissime eccezioni del 2 novembre, dove gli viene eccezionalmente consentita la casula.

Eppure, a quanto pare, non gli viene del tutto consentita nemmeno la concelebrazione: nel 2023 si avvicinò inaspettatamente all’altare e dovettero portargli in tutta fretta un messalino: evidentemente non era previsto e lui forzò la mano. Nello scorso 2 novembre, la nota vaticana prima affermò che doveva presiedere (quindi automaticamente assistere, se non fosse stato primo celebrante); poi hanno cambiato il testo e hanno scritto che avrebbe “celebrato” (bugia); gli hanno fornito la casula da concelebrante, (non si sa in base a quale eccezione), ma è stato silenziato e le formule della consacrazione sono state lette da 4 concelebranti, tra cui un semplice prete, ma non da lui, che, pure, dovrebbe essere il papa. Inaudito.
Eppure Bergoglio dovrebbe essere il Papa

Ci sono poi tutta una serie di orpelli e privilegi papali ai quali Bergoglio ha rinunciato fin da subito, ma non sappiamo fino a che punto volontariamente. Non porta le scarpe rosse, non ha indossato la mozzetta rossa all’elezione, e pare anche mai fino ad oggi, non reca lo stemma sulla fascia alla vita, non si firma col P.P. (Pater Patrum) appellativo del Papa… Tutte queste rinunce sono state ammannite al pubblico con la storiella dell’umiltà e del pauperismo di Francesco.
Questa francescana semplicità è però smentita clamorosamente dai milionari e compulsivi viaggi apostolici, dalle decine di paramenti liturgici che lui si è fatto confezionare ex novo, spendendo decine, se non centinaia di migliaia di euro (ogni piviale costa dai 3 ai 5000 euro) e dalle nomine compulsive di nuovi cardinali, (nella pia illusione di creare una forza politica di supporto), che sono invalidi, ma che percepiscono ognuno 5000 euro – validissimi – ogni mese.
E’ un fatto anche che Benedetto XVI nella Declaratio avesse prescritto che l’Appartamento apostolico rimanesse vuoto (sedes Romae… vacet): e Bergoglio non ci abita. La scusa è che si sente oppresso dalla claustrofobia, dalla solitudine e che lui rifugge i fasti dei papi del passato, ma evidentemente NON PUO’ abitare nel Palazzo Apostolico causa disposizioni della Declaratio.
Il dettaglio non piccolo dello stemma mancante
L’adozione della mitria vescovile sullo stemma, da parte di Benedetto XVI ha anche impedito, forse, che Bergoglio ponesse sul suo blasone una tiara papale. Il drappo pendente dalla loggia di San Pietro alla pseudo elezione di Bergoglio, non presentava lo stemma del predecessore, come da tradizione.

Ancor più evidente, quando Benedetto XVI ha deciso di essere sepolto nel loculo che fu di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, nella cripta di San Pietro. Bergoglio, che voleva inizialmente occupare quel posto, ha dovuto abbozzare e ripiegare su S. Maria Maggiore. Eppure, se Bergoglio fosse stato vero papa, come poteva permettersi un ex papa, un abdicatario, che pure gli aveva promesso obbedienza e reverenza, di imporgli simili scelte?

Noi sappiamo – e abbiamo dimostrato – che in Vaticano c’è stato un colpo di stato bianco. Il conclave venne convocato abusivamente a papa non morto, non abdicatario, ma impedito. E il “manipolo di cardinali autori del misfatto”, come si legge nell’ultima reale traduzione della Declaratio ha saputo fin da subito che Benedetto non era abdicatario, così hanno cambiato il commissum in commisso, hanno inserito a spaglio refusi e altri errori per depistare dal commissum, hanno omologato munus e ministerium con la stessa parola ministero, li hanno scambiati di posto in tedesco.

Ora, se i golpisti hanno potuto manipolare liberamente la Declaratio, come mai non hanno adornato Bergoglio di tutti i simboli pontifici del caso? Come mai si sono esposti in modo così pericoloso a far capire al pubblico che Bergoglio non era papa?
Ricordiamo anche che Benedetto XVI rispondeva a molti suoi aficionados tramite Segreteria di Stato. Come sarebbe stato possibile se non era più papa? E ancora per questo motivo, come è possibile che Benedetto abbia ricevuto funerali al 95% da pontefice? C’è chi parlò di un “braccio di ferro”: tra chi?
Tra il povero Mons. Gaenswein, le memores e il “Golia-papa Francesco”? E’ impensabile che il mite arcivescovo di Urbisaglia, trattato come una pezza da Bergoglio, pubblicamente e privatamente (come risulta da varie indiscrezioni comparse sui giornali) possa imporre all’antipapa alcunché.
Tuttavia, Mons. Gaenswein ha avuto la libertà di portare al pubblico i messaggi in restrictio mentalis lata di papa Benedetto fino all’ultimo, nonostante chi scrive li abbia “decriptati” da anni sulle pagine di Libero.
Ciò che è evidente è che c’è un arbitro terzo che ha piena autorità per definire sia i diritti minimi del papa impedito, sia limiti e divieti per l’antipapa
Ci deve essere quindi una Chiesa istituzionale, “terza”, che controlla e arbitra il gioco, e detta le regole ai papali e agli antipapali.
“Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo” disse Benedetto nella Declaratio. E’ Cristo il padrone della Chiesa, il papa è solo un Vicario, e quando il papa è morto, l’Istituzione si regge da sola, grazie al Suo vero padrone e va avanti con l’ordinaria amministrazione. Appunto, grazie all’istituzione stessa e alle sue regole implacabili.
“Mentre la Sede romana è vacante o totalmente impedita, non si modifichi nulla nel governo della Chiesa universale; si osservino invece le leggi speciali emanate per tali circostanze”, recita il can. 335, e le leggi speciali sono proprio contenute nella Universi Dominici Gregis.
Benedetto XVI ha affidato a Cristo, e quindi all’Istituzione-Chiesa il controllo su questo “magni momenti”, come da Declaratio, su questa decisionem, ovvero scissione (da deciduo), di grande importanza per la sopravvivenza della Chiesa (Ecclesiae vita).
Significativo l’art 36 UDG: “Un Cardinale di Santa Romana Chiesa, che sia stato creato e pubblicato in Concistoro, ha per ciò stesso il diritto di eleggere il Pontefice, a norma del n. 33 della presente Costituzione, anche se ancora non gli sia stato imposto il berretto, né consegnato l’anello, né abbia prestato il giuramento. Non hanno, invece questo diritto i Cardinali canonicamente deposti o che abbiano rinunciato, col consenso del Romano Pontefice, alla dignità cardinalizia. Inoltre, in periodo di Sede Vacante, il Collegio dei Cardinali non può riammettere o riabilitare costoro”.
Cosa ne sappiamo se, nel momento in cui Benedetto XVI ha annunciato la sua prossima sede impedita, affidando all’Istituzione-chiesa la gestione della sfida fra cattolici papali e gnostici antipapali, la stessa istituzione non abbia anche riconosciuto come già automaticamente scardinalati e scomunicati i cardinali golpisti? Non sappiamo nulla.
Evidente è che in un certo senso la Chiesa istituzionale ha spartito a norma di legge diritti, territorio, prerogative di papa e antipapa, garantendo il confino protetto a Benedetto XVI, offrendogli un pezzetto di Segreteria di Stato e forse anche un Segretario di Stato, Mons. Gaenswein, che infatti si è definito varie volte pubblicamente come “statista”. Non è un po’ troppo per un semplice prefetto della Casa pontificia? Per ora la Chiesa silente istituzionale lascia fare, ma probabilmente ci sarà un momento in cui i nodi verranno al pettine, forse al prossimo conclave. E non ci sarà Maria che scioglie i nodi che tenga.
Insomma, papa Benedetto con la sua Declaratio non solo ha detto “qualcuno di voi mi tradirà”, ma anche potrebbe aver sottinteso con quel “Buonanotte” da Castel Gandolfo: “prendetevi pure una notte di follia per smascherarvi da soli”. Ci penserà il padrone della Chiesa a fare giustizia, sulla base di implacabili regole canonico-amministrative dalle quali già adesso Bergoglio si dimostra sempre più strangolato.
Le intenzioni di Benedetto XVI
Rispondendo a un’affermazione del filosofo Agamben, papa Benedetto accettò tranquillamente il fatto che con le sue dimissioni (sappiamo sede impedita), egli intendesse risvegliare la coscienza escatologica e separare la chiesa di Cristo da quella dell’Anticristo.
Il papa sapeva che sarebbe dovuto arrivare questa Grande Discessio, per dirla con Ticonio, in cui la chiesa di Cristo avrebbe dovuto ritirarsi per fare spazio a quella del diavolo affinché si manifestasse.
Ha sistemato tutto a livello canonico, ma ha voluto che anche all’esterno avvenisse questa separazione, con i lievi input in restrictio mentalis lata (codice Ratzinger) che hanno selezionato un nuovo clero e un nuovo popolo di fedeli.
Chiarissimi e profetici i tre articoli del Catechismo del 1992, scritti con ampia supervisione del card. Ratzinger:
675 Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il « mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne.
676 Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento se non al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di millenarismo, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato « intrinsecamente perverso ».
677 La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione. Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male che farà discendere dal cielo la sua Sposa. Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell’ultimo giudizio dopo l’ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa.



