Mer, 22 Aprile 2026

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Nuove definizioni di Made in Italy, secondo Armani, Della Valle e altri

Cos’è il Made in Italy? Tutti crediamo di saperlo in base all’idea che ce ne siamo fatti nel tempo. Da qualche anno però sorgono perplessità sul modello, che in vari ambiti, viene imitato, acquisito, infiltrato. Questo fenomeno, invece di limitarne le potenzialità diffusive nel mondo, le moltiplica. I pareri di Albani, Armani, Dal Pozzo, Della Valle, Dioguardi, Scamarcio, Sorrentino

Assistiamo alla diffusione di prodotti che ritenevamo Made in Italy nella vecchia accezione e che scopriamo risultato di elaborazione di materiali esteri, pur se sempre sotto un impulso creativo italiano.

Prodotti realizzati all’estero da Italiani emigrati o delocalizzati, pur seguendo disposizioni e procedimenti nati e sviluppati in Italia. Sostanzialmente prodotti del tutto identici a quelli originali italiani ma che gli stessi produttori riproducono all’estero con nostre tecnologie, nostri procedimenti, nostre maestranze. Prodotti che riescono a conquistare mercati nuovi grazie ai prezzi più concorrenziali di quelli che potremmo praticare noi.

Spaghetti alla bolognese-Imagen de Monika Schröder en Pixabay

Marchi e brand famosi del Made in Italy acquistati a centinaia da ditte straniere ma nei quali si preserva lo spirito ideativo che li ha resi famosi, mantenendo anche una managerialità creativa originale italiana. Tanto che il consumatore neanche si accorge che qualcosa è cambiato: la proprietà e forse il flusso fiscale che va all’estero.

Vediamo multinazionali dell’industria, conosciute inizialmente con un marchio italiano e che seguono la stessa proposta estetica produttiva d’impresa ma che producono su mercati diversi per motivi, anche qui, economici e fiscali e risultano come una fusione di imprese cugine, anche se di provenienze nazionali varie.

Insomma questo brand che piace tanto nel mondo, sempre sinonimo di qualità e bellezza non si sa più cosa effettivamente rappresenti. Va ridefinito. Non mantenuto come in una riserva indiana costretto a smentirsi sempre più spesso. Non si può più limitare al solo prodotto in stile autocratico. Si può e si debbono escogitare strategie diverse, attuali, che consentano al Made in Italy di rappresentare tutto ciò che è diventato.

Viviamo un’epoca in cui le tecnologie hanno di fatto rimpicciolito il mondo e non solo nella comunicazione. Ci aspettiamo da lui i risultati da sempre promessi. Tuttavia dobbiamo riconsiderare il suo raggio d’azione. Non potrà più essere solo il territorio italiano ma la cultura, l’esperienza, la conoscenza e la storia dell’italianità diffusa nel mondo.

Made in Italy è ovunque c’è un italiano che sa fare!

Valentino Rossi-Imagen de Angelo Giordano en Pixabay

Alcuni pareri autorevoli:

GIANFRANCO DIOGUARDI

Ordinario di Economia e Finanza al Politecnico di Bari

Il significato di Made in Italy è molto più sofisticato di un semplice prodotto realizzato con manifattura tipicamente italiana. Il significato del Made in Italy ripropone in termini storici quello che fu lo spirito rinascimentale che rese celebri le botteghe d’arte toscane, sorte dal nulla, dove allora, con spirito creativo e innovativo, artigiani e artisti insieme realizzavano oggetti caratterizzati da una bellezza tipica dell’arte e destinata a essere celebrata nel mondo e nei secoli. Uno spirito del tutto italiano oggi legato a singoli imprenditori che sanno interpretarlo attraverso le loro imprese ripensate alla stessa stregua delle botteghe artigianali.

Insomma, il Made in Italy mi sembra sia in realtà un qualcosa di indefinibile, un cocktail di genio, intelligenza, sensibilità, curiosità, gusto, bellezza, tradizione, storia, tutte manifestazioni spirituali che rappresentano il Dna del nostro popolo sin dall’antico rinascimento. Possiamo definire ‘Cultura Made in Italy’ quella fatta di “unicità, bellezza e saper fare”, come esposto nella presentazione del convegno FabbricaFuturo, dove si precisa “più che un modo di produrre è cultura, modo di essere, orgoglio di saper far bene”, sottolineando l’importanza anche dell’assistenza e dei servizi postvendita. 

GABRIELE ALBANI

Ceo di Teleperformance Knowledge Services

Gabriele Albani, ha presentato una ricerca realizzata su un campione di 2.000 italiani tra i 18 e 65 anni, rappresentativo della popolazione per genere e area geografica. Ne emerge che il valore del brand Made in Italy è sempre più riconosciuto e che gli italiani sono disposti a pagare il 20% in più per avere prodotti autentici e di qualità.

“La nostra ricerca – ha detto Albani – conferma che ‘Made in Italy’ è marchio che per gli intervistati significa qualità, attenzione ai dettagli, esclusività, innovazione, ma soprattutto generazione di valore per l’economia nazionale, alla quale partecipare indirettamente con i propri acquisti. La ricerca rivela nel complesso una sensibilità degli italiani al tema del Made in Italy, che emerge come valore da comunicare, potenziare, difendere.”

Moda Imagen de holdosi en Pixabay

GIOGIO ARMANI

Stilista di moda

“Che forma straordinaria ha l’Italia, modellata dalla natura che è diventata cultura. Ne fa parte il Made in Italy, una storia del Paese che non si scrive in un giorno e non è semplicemente il risultato di una strategia di marketing. È una storia – complessa e semplice allo stesso tempo – di maestria artigianale, senso di eleganza e tradizione del gusto, di attitudine all’innovazione e abilità tecnica, di attenzione al dettaglio e creatività. La mia esperienza personale conferma che questo sistema di maestria caratterizza il design, la moda, la gioielleria, tutto il nostro processo produttivo. Per me la maestria è questa: unire una tradizione di lavoro preciso e sapiente con la qualità estetica della nostra storia. I nostri grandi ambasciatori non sono solo le opere d’arte ma anche quei prodotti che definiscono le basi della qualità della vita come l’abbigliamento, l’abitazione, le potenzialità dell’ospitalità dal cibo al turismo. Quindi, se devo pensare quale sia l’obiettivo del Made in Italy, direi che è quello di far vivere meglio chi nel mondo lo sceglie”.

GIANNI DAL POZZO

Amministratore Delegato Considi (Consulena per la competitività aziendale)

Dall’11 gennaio 2024 è entrata in vigore la Legge 206/2023 che tutela, promuove e valorizza la produzione delle eccellenze italiane e il patrimonio culturale nazionale.

La cultura e la creatività italiane sono considerate non solo dei valori identitari, ma soprattutto un trainante economico: secondo i dati di Unioncamere, nonostante il difficile periodo che stiamo vivendo, l’Export del Made in Italy ha superato i 600 miliardi di euro di valore.

Artisti, artigiani, designer e tecnologi sono chiamati a collaborare strettamente, creando un terreno fertile per l’innovazione. Queste sinergie possono portare alla nascita di prodotti e servizi che uniscono bellezza, funzionalità e innovazione, aprendo nuovi mercati e creando nuove opportunità di lavoro.

L’adozione della Legge 206/2023 può essere vista come l’inizio di un nuovo Rinascimento Italiano, dove cultura, creatività e innovazione tecnologica si fondono per creare un’economia vibrante e sostenibile. Le Imprese culturali creative, con il loro ruolo centrale in questo processo, hanno l’opportunità di ridefinire il Made in Italy nel XXI Secolo, rendendolo un modello globale di come l’industria possa evolvere in armonia con i valori umani e culturali.

La Legge non si limita a tutelare il patrimonio culturale nazionale; rappresenta un ponte strategico tra la tradizione italiana e le possibilità offerte dalle tecnologie più avanzate.

DIEGO DELLA VALLE

Imprenditore calzaturiero

“Il Made in Italy  può dare un contributo fondamentale alla ripresa del Paese, perché è riconosciuto in tutto il mondo. A patto che ci sia un grande progetto legato alla valorizzazione delle belle cose che abbiamo da offrire, dai siti naturalistici al cibo, dalla qualità della vita alla ricchezza culturale, a città che sono opere d’arte a cielo aperto e al turismo. Ci sono investitori stranieri pronti a contribuire”. Lo ha affermato l’imprenditore Diego Della Valle per il numero celebrativo dei 75 anni del settimanale Oggi.

“Ci vorrebbe una sorta di Sportello Unico Governativo che accolga, valuti e smisti tutto quello che ruota attorno a questo grande progetto di rilancio del Made in Italy – aggiunge Della Valle -. Sembra laborioso, non lo è: le cose sono laboriose e difficili quando non ci sono idee e soldi. In questo caso, le idee ci sono e i soldi degli investitori stranieri sono pronti. Dobbiamo solo essere in grado di attrarli”.

Venezia carnevale-Imagen de ducolimarco85 en Pixabay

PAOLO SORRENTINO

Regista e autore cinematografico

“Grazie all’Italia, un paese strano, ma bellissimo”. Paolo Sorrentino, ritirando il Golden Globe come miglior film straniero per “La Grande Bellezza”, in una sola frase riesce a racchiudere il senso non solo del suo film, ma del nostro paese in genere. Un paese, che nel corso degli anni non si rende conto dei tagli ai finanziamenti al cinema e alla cultura, ma che, quando c’è un film in lizza per un premio, è pronto a scatenare il tifo. Siamo un paese di tifosi e di campanilisti: su Twitter gli italiani, che alle 4 di notte sono ancora svegli e festeggiano la vittoria di Sorrentino, non mancano di sottolineare il fatto che l’importante è che abbia vinto un film italiano, bello o brutto che esso sia.

Ma la cosa si fa ancora più interessante leggendo i vari tweet: pare che molti dei supporter de “La Grande Bellezza” non abbiano neanche visto il film. Insomma, si tifa a prescindere dal valore della pellicola. L’importante è l’orgoglio italico, il made in Italy di cui tanto andiamo fieri, di cui ci fregiamo, di cui teniamo alta la bandiera ogni qualvolta che si tratta di fare bella figura all’estero, ma di cui ci dimentichiamo subito, appena vediamo che il prodotto made in Taiwan costa la metà.

RICCARDO SCAMARCIO

Attore

“I nostri migliori ministri degli esteri, i più importanti, sono Visconti, Fellini e Mastroianni” e sono stati, nella storia, i veri ambasciatori del “famoso Made in Italy”. A ricoprire ‘idealmente’ il ruolo di ministro degli Esteri adesso è il regista premio Oscar “Paolo Sorrentino” perché, secondo Scamarcio, “ha riacceso un riflettore su un modo di pensare diverso”, quello italiano.

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