Hanno scatenato una polemica le critiche mosse al conduttore tv per il piano sequenza con cui ha girato una puntata di “Meraviglie” dedicata a Pompei e alle nuove scoperte degli archeologi. Il pubblico (e i dirigenti Rai) su X (ex twitter) e su Facebook però hanno difeso a spada tratta Alberto Angela

Pompei e il Vesuvio – Imagen de falco en Pixabay
L’antefatto. Lunedì in prima serata Raiuno manda in onda Meraviglie, un programma condotto da Alberto Angela e realizzato con una squadra di autori e tecnici interni Rai che lo segue da sempre nelle sue iniziative molto apprezzate da pubblico e critica. Nella fattispecie Angela aveva annunciato che la puntata era stata realizzata in una maniera inconsueta per la tv, con un intero piano sequenza di due ore e 10 minuti, senza interruzione. Una tecnica che è stata utilizzata più volte al cinema, contravvenendo alle caratteristiche di quel mass media, che consente scene separate ricucite da un montaggio.
Le difficoltà del piano sequenza e l’importanza di andare all’unisono
La televisione anche adotta il montaggio, sia quando realizza documentari che per i film e le serie. Ma lo fa anche per i programmi in studio. Perché si può sbagliare, o dire cose che sarebbe meglio non arrivino al pubblico, ed è più facile correggere gli errori propri e degli ospiti o dei tecnici. In questo caso però la squadra era allertata. Nessuno poteva commettere il benché minimo sbaglio, pena ricominciare l’intera sequenza da capo. Considerate che nel viaggio con una sola telecamera (e tre operatori che se la sono passata in condizioni diverse) ci sono compresi archeologi, studiosi, insomma ospiti che pure non debbono sbagliare i tempi d’ingresso, le risposte da dare, come muoversi, e tutto quel che c’è da sapere quando si gira una scena.
È stato un successo con oltre il 20% di share e 3,5 milioni di spettatori
Una cosa come questa richiede massima concentrazione da parte di tutti. Regista, operatori, fonico, attrezzisti, assistenti, autori e collaboratori che devono seguire gli ospiti, farli microfonare e mandarli in scena al momento opportuno. Una tensione a mille. Infatti al termine della ripresa si vede un Alberto Angela visibilmente provato e stanco, più per la tensione nervosa che per i 3 km di percorso nel sito archeologico.
Gli spettatori entusiasti hanno seguito in 3 milioni e mezzo la puntata, con oltre il 20% di share. Un successone. Ricordo che era lunedì sera su Raiuno. Un risultato non da poco visto che si tratta di argomento culturale, anche se Pompei è nel cuore di tutti gli Italiani e non solo, credo. Ma ce ne sono stati eccome di documentari su Pompei!
Rita Dalla Chiesa ha trovato da ridire sulla opportunità della messa in onda
Nonostante questo appare su X (ex Twitter) un post di Rita Dalla Chiesa che si rivolge al conduttore dicendo di non aver condiviso la scelta dell’argomento, visto il periodo delicato per la popolazione campana preoccupata per le scosse dei Campi Flegrei.
Dice esattamente la ex conduttrice di Forum: “Scusa, Alberto Angela, io ti adoro. Ma ti sembra il momento di mandare domani sera il tuo documentario Pompei, con tutta la meraviglia di documentari che hai girato in questi anni?”.
La conduttrice e politica italiana si riferisce, come da lei twittato in seguito, a “quello che sta affrontando la popolazione di Pozzuoli e Napoli per bradisismo e terremoto”.
Gli spettatori: ma quale sarebbe il problema? Non è Angela che decide cosa deve andare in onda
A rispondere non è Angela ma i suoi spettatori.
“Si sta parlando di nuove scoperte archeologiche, non del disastro. Comunque, pure fosse, parlare del problema credo sia mai un male”
“Quale sarebbe il problema???”
“L’organizzazione dei palinsesti non credo rientri nelle responsabilità /mansioni di Alberto Angela”.
Dalla Chiesa ha anche risposto ad un utente che l’ha invitata a non scrivere “ogni stron…ata che le passa per la mente”.
“Hai ragione- ha scritto– ma sono a casa da diversi giorni con una polmonite da aria condizionata. Vi leggo tanto e mi fate compagnia. Però il linguaggio dovrebbe essere più gentile”. Indubbiamente. Ma a volte bisognerebbe contare fino a 10 prima di postare un pensiero a caldo.

Alberto Angela con alcuni componenti della squadra del programma
Prendono la parola l’AD Rai Roberto Sergio e il Direttore Generale Giampaolo Rossi
“Quella andata in onda ieri sera su Rai 1 con ‘Pompei, le nuove scoperte’ di Alberto Angela è una eccezionale pagina di Tv che ha suscitato uno straordinario interesse, come potrà certificare l’ufficialità dei dati d’ascolto”. Così l’Amministratore Delegato Rai Roberto Sergio e il Direttore Generale Giampaolo Rossi commentano la puntata di ‘Meraviglie’
“Alberto Angela – proseguono Sergio e Rossi – ha saputo ‘osare’ uno stile narrativo totalmente nuovo e avvincente, con un lungo piano sequenza, che lo ha seguito passo dopo passo per riportare alla luce la Pompei del passato e le sue storie, e per incontrare chi – all’interno del Parco Archeologico – lavora ogni giorno per scoprire i gioielli ancora nascosti della città e consegnarli al futuro. Per questo, per la sua passione, per il suo essere inconfondibile volto del Servizio Pubblico, a lui va il nostro ringraziamento, che estendiamo a Rai Cultura, al Centro di Produzione Tv Rai di Napoli e a tutti coloro che hanno reso possibile questo prezioso programma”.
In poche parole nessuno è stato d’accordo con Rita Dalla Chiesa, spero che non lo sia più neanche lei.
Il rischio di sbagliare e la preoccupazione che succeda sempre qualcosa per cui essere attaccati dal potere politico
Angela ha tenuto a fare presente a chi avrebbe seguito il documentario la rilevanza di questa tecnica di ripresa che è poco in uso nella televisione. Anche se il termine in sé presupporrebbe che si trasmettesse in diretta ciò che accade da qualche parte. Non succede mai perché sarebbe altamente complicato e rischioso per chi mette in onda tale evento. Non solo perché gli errori sono all’ordine del giorno. Quanto perché può sempre accadere che qualcosa sfugga di mano al controllo dei contenuti. Così la diretta è riservata agli eventi sportivi, di calcio, atletica, ciclismo ma difficilmente sarà girata con un piano sequenza. Il risultato che offre questa tecnica è un senso di partecipazione di chi guarda e di verità che il montaggio non può avere. Rimasi affascinato dal modo in cui Federico Fazzuoli negli anni ’90 girava Linea Verde e tentai di copiarlo quando assunsi la guida di quel programma. Usava il sistema del piano sequenza ma il programma era registrato, con tre telecamere che giravano insieme e poi veniva montato come davvero fosse in diretta. La sensazione della diretta rendeva la storia più avvincente. Per girare così però devi avere Federico Fazzuoli o Alberto Angela, non è che lo possa fare chiunque.
Il massimo sarebbe stato mandare il piano sequenza e la puntata in diretta
Fare il viaggio dentro Pompei per mostrare come lavorano gli archeologi e quale sia lo stato dell’arte in un preciso istante è un’operazione di grande spettacolarità, di alta televisione, anzi quasi teatrale ha aggiungo Angela. Paragonandola all’effetto verità che ti dà il teatro. Solo che nel teatro si recita spesso su un copione, con degli attori, quasi mai sono persone qualunque che dicono quel che pensano o possono reagire con spontaneità alle domande del conduttore. Ancor più del teatro il piano sequenza è quindi una eccezionale dimostrazione di tv-verità, dove ti mostro quel che succede mentre accade. Anche se tutto era predisposto c’è sempre l’imprevisto, la cosa che accade e che ti fa saltare il piano dell’azione. Lì deve essere brava l’intera squadra a seguire il conduttore che sottolinea la difficoltà e la supera senza problemi. È quando si dice “il bello della diretta”.
Ecco l’unico neo, se vogliamo è rappresentato dal fatto che quel piano sequenza non è stato trasmesso in diretta. Sarebbe stato il non plus ultra, un salto mortale triplo per il povero Alberto e la sua squadra. Chissà che non ci voglia provare, il regista Gabriele Cipollitti è sufficientemente pazzo per provarci un giorno.

Pompei-Immagine di falco su Pixabay
Su Facebook parte un’altra critica almeno con un fondamento sulla necessità tecnica di questo tipo di ripresa
Su Facebook invece è intervenuto Angelo Figorilli, giornalista della Rai, inviato speciale, persona di grandi capacità e per quello che lo conosco, in passato, grande innovatore del modo di gestire il mezzo e per questo mi ha molto sorpreso la sua critica. Ben più fondata di quella della Dalla Chiesa comunque.
Il suo intervento era il seguente:
“POMPEI E LA PIZZA IN PIANO SEQUENZA. Con tutto il rispetto per la bravura sua e di quelli che hanno lavorato con lui si può dire che la serata di Alberto Angela su Pompei é stata soprattutto una manifestazione di mastodontico e inutile virtuosismo televisivo? Perché costruire tutta la produzione sull’espediente del piano sequenza solo per poi raccontarlo e applaudirsi da soli? Perché rinunciare ad un passaggio fondamentale di ogni racconto visivo che è quello del montaggio? Perché ridurre a siparietti frettolosi gli incontri con gli esperti e gli archeologi per l’obbligo di dover andare per forza avanti e pazienza se molti hanno detto cose banali perché tanto Angela era già da un’atra parte? Peraltro si potrebbe aggiungere che l’essenza del loro lavoro, dei ricercatori e dei restauratori, é proprio quella di confrontarsi con il passato senza l’angoscia di avere fretta e invece via, verso nuove puntate. Secondo me Pompei meritava un’altra cosa, non dico un documentario alla Wim Wenders ma almeno un gesto di umiltà di fronte a tanta tragica grandezza. E invece tutti ad applaudire la passeggiata senza una sosta e senza una pausa per vedere e per pensare; ma forse sono questi i tempi che ci meritiamo e il bravissimo Angela li racconta benissimo.
Che questa narrazione sia solo virtuosismo inutile?
Anche questo intervento ha scatenato gli spettatori, amici di Figorilli.
Sandra Cecchi: “Il piano sequenza unico non è un espediente ma maestria dopo un gran lavoro di preparazione. Vedi il grande regista di Arca Russa.”
Angelo ha replicato: “Ecco appunto Sandra bisogna essere grandi registi e correre un rischio sul crinale, di qua il capolavoro, di la il virtuosismo. Dipende tutto dall’urgenza che devi saper spiegare per usare uno strumento così pericoloso…”
Sandra Cecchi: “Non si tratta di urgenza. E non c’è nulla di pericoloso. È un nuovo linguaggio, ora anche televisivo. Sinceramente non capisco la tua avversità.”
Nuova repilca di Figorilli: “Parlo di urgenza narrativa e di pericolo di un inutile virtuosismo. Quanto al “nuovo linguaggio” beh sarebbe la camminata inarrestabile il nuovo linguaggio? Ripeto Angela è bravissimo ma potrà aver ecceduto, potrà aver inciampato, o no?”
Sandra Cecchi: “Secondo me no. Opinione personale. Nessunissimo inciampo.”
Angelo Figorilli: “Inciampo dell’ego”
Sandra Cecchi: “Non credo, guarda. Io mi sto avvicinando ora a quel tipo di documentari che non so fare bene. E davvero tutta una altra storia. Nelle riprese nell’organizzazione, nella scrittura e nel montaggio. Quel che ha fatto Angela con tutta la sua squadra è grandioso.”
È una grande operazioni di virtuosismo ma tra saperlo fare e no c’è di mezzo la maestria non solo di Angela ma di un intero comparto tecnico
Anche io ho risposto ad Angelo, sostenendo che si tratta di una grande operazione sulle eccellenze del Made in Italy, in questo caso sarebbero due: Pompei stessa e la trasmissione di Alberto Angelo, con la sua capacità tecnica. Andare in pima serata di lunedì su Raiuno imponeva ad Angela qualcosa di spettacolare, per essere guardato e non far passare il programma per l’ennesimo documentario su Pompei.
Angelo mi ha risposto: “Carlo figuriamoci grandissima operazione di marketing di Pompei e dell’Italia. La mia perplessità era sull’uso dichiarato -prima e dopo- del piano sequenza come di una impresa di ginnastica produttiva da record. Nessuno l’ha mai fatto prima! a Pompei. A Pompei e in un programma tv pop certo, ma al cinema quanti ne vuoi di piano sequenza memorabili. Il punto é proprio perché scegliere di dare questa manifestazione di forza (e non di bellezza), per dire alla fine ce l’abbiamo fatta!! E applaudirsi! e che siamo a fare tv o a fare record in tv?”
Parlare di Pompei e farlo con una dimostrazione di capacità tecnica raddoppia l’efficacia del prodotto, che poi dovrà essere venduto all’estero
Ma quando vai in prima serata di lunedì su Raiuno il record lo devi tentare. Devi provare a vincere anche se parti svantaggiato con un tema culturale. Poi considera il senso di Veritá che ti da il piano sequenza accostato a un tema che piacerà al mondo intero. La tv é anche marketing ma se vende eccellenze invece che dei rapper a Sanremo, é una bella operazione!
Ma Angelo non è convinto si dovesse fare, la vede come una dimostrazione inutile di forza.
“Con Pompei potevi fare record senza invaghirti del piano sequenza. Pompei! Bastava fermarsi su quei mosaici e quegli amorini a guardare, con la musica se vuoi, acchiappa attenzione, insomma anche solo un gran lavoro tradizionale con Pompei a disposizione avrebbe permesso a Angela di trionfare ma scegliere la camminata ansiogena e poi vantarsene beh non mi è sembrato un capolavoro. Tutto qui.”
C’è chi ha dei dubbi se il pubblico abbia poi capito ma viene subito smentito
Angelo ha raccolto anche il consenso di un suo amico, Andrea Martino:
“Sono d’accordo con te caro Angelo. L’utilizzo di questo piano sequenza credo sia un virtuosismo che nulla aggiunge dal punto di vista delle emozioni e del racconto.
Credo, al contrario, che Pompei girata alla “vecchia” maniera sarebbe stata ancora più interessante, accattivante ed emozionante.
Ovviamente sia la troupe che Angela sono stati molto bravi perché capisco le difficoltà nel girare il tutto con una camera senza mai staccare, ma , oltretutto, siamo sicuri che i non addetti ai lavori e gli spettatori meno attenti a queste sottigliezze da cinefili abbiano apprezzato questo virtuosismo e lo abbiano riconosciuto come tale? Ho i miei dubbi.”
Valentina Rossi: “A me è piaciuto molto, sembrava di fare davvero una gita a Pompei ed essere lì con lui!”



