Sab, 19 Settembre 2026

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Sanremo 2026 al Quirinale: Mattarella certifica la musica pop come patrimonio e asset economico dell’Italia

Quando il Presidente della Repubblica lega in modo esplicito musica pop e “patrimonio culturale”, l’effetto non è soltanto simbolico: diventa una notizia che apre un orizzonte. Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale Carlo Conti, Laura Pausini, i Big di Sanremo 2026 e l’ad Rai Giampaolo Rossi, ha sottolineato che la musica leggera «fa parte del patrimonio culturale italiano» e ha richiamato il peso economico della discografia, definendola un ambito «significativo» per l’economia nazionale. Il messaggio è chiaro: la canzone è cultura, ma anche industria.

Un “bollino istituzionale” che rafforza un prodotto Italia

La prima volta di Sanremo al Colle è, di fatto, un bollino reputazionale. In termini di soft power, l’Italia dispone di pochi prodotti capaci di unire audience interna, riconoscibilità esterna, filiera produttiva e capacità di generare indotto territoriale. Sanremo è uno di questi: Mattarella ricorda che mediamente oltre 20 milioni di italiani lo seguono ogni sera, un valore che spiega perché il Festival sia una piattaforma unica per brand, media, operatori culturali e turismo.

Mercato discografico: crescita, streaming e centralità della produzione

Il contesto economico citato dal Presidente trova riscontri nei dati di settore. Secondo FIMI, nel 2024 il mercato discografico italiano è cresciuto dell’8,5% e lo streaming rappresenta la componente trainante (67% dei ricavi), con un aumento del 13,5% e circa 308,1 milioni di euro. Il totale supera i 461 milioni di euro. Questi numeri aiutano a leggere Sanremo non solo come evento televisivo, ma come acceleratore di ascolti, scoperte e consumi che impatta direttamente sulle curve di streaming, sulle rotazioni radio e sulla monetizzazione dei cataloghi.

L’industria culturale più ampia: valore aggiunto e lavoro

Dentro la cornice dell’economia della cultura, la musica è una delle componenti più dinamiche. Il Centro Studi Tagliacarne, nel perimetro del sistema produttivo culturale e creativo, indica per il 2024 un valore aggiunto di 112,6 miliardi di euro e circa 1,53 milioni di occupati. Al di là delle categorie statistiche, il dato serve a inquadrare un punto: eventi come Sanremo funzionano da moltiplicatori di filiera, muovendo produzione audiovisiva, comunicazione, servizi, hospitality e lavoro creativo.

Sanremo come “macchina economica”: indotto e advertising

Sul fronte dell’impatto locale e dell’ecosistema di spesa, diverse stime continuano a indicare un indotto rilevante. In ambito economico-mediatico, si è parlato di un impatto diretto nell’ordine di centinaia di milioni e di migliaia di posizioni lavorative legate alla macchina del Festival, oltre alla crescita della raccolta pubblicitaria nelle ultime edizioni. Il punto, per il 2026, è la tendenza: Sanremo resta uno degli ultimi grandi eventi generalisti capaci di attrarre investimenti pubblicitari su scala nazionale e di trasformare una settimana in una “stagione” di contenuti, sponsorizzazioni e attivazioni.

Calendario 2026 e leva del format: cinque serate, massima monetizzazione di attenzione

Il Festival 2026 si svolge dal 24 al 28 febbraio: cinque serate che segmentano l’audience e moltiplicano i momenti di picco. La serata cover del 27 febbraio, con la partecipazione del pubblico e delle giurie, è spesso una delle più performanti per engagement e social conversation, quindi per valore degli spazi e delle attivazioni. La finale del 28 febbraio chiude il ciclo con riascolto dei brani e proclamazione del vincitore, ma l’effetto economico vero prosegue dopo: streaming, radio, live, diritti, sincronizzazioni, brand partnership.

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