Sab, 19 Settembre 2026

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Macfrut 2026, a Rimini l’ortofrutta mondiale: 60 miliardi di filiera e 800 buyer per la fiera che spinge il made in Italy

Macfrut 2026 si prepara a riportare al Rimini Expo Centre il cuore internazionale dell’ortofrutta, con una tre giorni in programma dal 21 al 23 aprile che punta a mettere insieme affari, innovazione e visione industriale. La 43esima edizione, presentata a Roma il 12 marzo presso Agenzia ICE, si muove attorno a numeri che spiegano da soli il peso del comparto: circa 19 miliardi di euro di valore per l’ortofrutta italiana e oltre 60 miliardi considerando l’intera filiera. In fiera sono attesi più di 800 top buyer, 10 Regioni italiane, la Sicilia come partner istituzionale e un forte presidio internazionale con focus sull’Area Caraibica.

Macfrut 2026, perché la fiera di Rimini pesa nel sistema agroalimentare italiano

Non si tratta soltanto di una manifestazione di settore. Macfrut si presenta come il luogo in cui il prodotto agricolo diventa industria organizzata, relazione commerciale, logistica, packaging, tecnologia e politica dell’export. Il presidente di Cesena Fiera, Patrizio Neri, ha insistito su questo punto definendo l’evento una piattaforma strategica globale capace di aggregare l’intero sistema ortofrutticolo italiano. È qui che il comparto prova a raccontarsi non come somma di aziende, ma come filiera compatta, con la presenza dei principali gruppi della produzione, delle tecnologie, del confezionamento e anche della grande distribuzione organizzata, da Conad a Coop Italia fino al Gruppo VèGè.

Il dato economico rende ancora più chiaro il contesto. Secondo i numeri richiamati nel comunicato ufficiale, l’ortofrutta rappresenta il 27% del valore della produzione agricola nazionale e, insieme alle conserve vegetali, incide per il 18% sull’export agroalimentare italiano. Sul piano europeo, l’Italia vale il 17% del valore complessivo dell’ortofrutta prodotta nella Ue ed è seconda sia per ortaggi sia per frutta. Sono cifre che spiegano perché una fiera come Macfrut non sia soltanto una vetrina commerciale, ma anche un indicatore dello stato di salute del made in Italy agricolo.

Fiera ortofrutta Rimini, export e buyer al centro della nuova edizione

Uno dei passaggi più rilevanti emersi alla presentazione romana riguarda il lavoro di internazionalizzazione costruito con Agenzia ICE. Il presidente Matteo Zoppas ha annunciato l’arrivo in fiera di circa 400 operatori esteri provenienti da 80 Paesi, con una previsione di 4.000 incontri B2B con le aziende espositrici italiane. È il segnale di una manifestazione che non punta solo alla presenza scenica, ma alla produzione concreta di contatti e ordini in una fase in cui molte imprese cercano sbocchi commerciali più stabili e mercati meno saturi.

Anche l’andamento dell’export rafforza questa lettura. Nel 2025 le esportazioni italiane di ortofrutta hanno raggiunto i 7 miliardi di euro, con una crescita dell’11,3% rispetto al 2024. La Germania resta il primo mercato di sbocco con 2,1 miliardi, seguita da Francia, Austria, Svizzera e Spagna. Per un settore che vive di qualità, continuità delle forniture e affidabilità commerciale, il posizionamento di Macfrut appare quindi sempre più vicino a quello di una cabina di regia internazionale, utile a consolidare i mercati maturi e ad aprirne di nuovi.

Ortofrutta globale a Macfrut, dai Caraibi all’Africa passando per il Sudamerica

Il Dna internazionale della manifestazione si vede anche nella scelta del focus geografico. L’edizione 2026 guarda ai Paesi dell’Area Caraibica, indicati dagli organizzatori come uno dei territori più dinamici per la produzione e l’export di frutta tropicale, con un valore complessivo delle esportazioni superiore ai 30 miliardi di dollari. La Repubblica Dominicana avrà una presenza raddoppiata rispetto allo scorso anno, con uno spazio di 400 metri quadrati dedicato a produttori, esportatori e istituzioni. In arrivo anche delegazioni da Cuba, Costa Rica, Colombia, Ecuador, Cile e Argentina, mentre Brasile e Perù debuttano con padiglione nazionale.

Non meno rilevante il peso dell’Africa subsahariana, con oltre venti Paesi presenti. Qui il tema non è soltanto commerciale: l’interesse riguarda anche il trasferimento di know-how e tecnologie, segmento nel quale l’Italia conserva una posizione di primo piano. Nella lettura offerta dal ministro Francesco Lollobrigida, la collaborazione con i mercati emergenti e con i Paesi africani può tradursi in crescita delle filiere, lavoro e sicurezza alimentare. È una chiave politica che amplia l’orizzonte della fiera e la colloca dentro una strategia più ampia di presenza italiana nei mercati agricoli globali.

Mango, avocado e Sicilia partner: le novità più forti di Macfrut 2026

Il volto più riconoscibile dell’edizione 2026 sarà però quello di mango e avocado, prodotti simbolo scelti per raccontare l’evoluzione dei consumi e i nuovi spazi di business. L’evento “Mango and Avocado Explosion” metterà in rete l’intera filiera, dalla produzione alla commercializzazione, con case history internazionali da Brasile, Colombia, Olanda, Egitto, India, Perù, Kenya, Repubblica Dominicana e Italia. Il business globale legato a queste due referenze supera gli 80 miliardi di dollari e anche il mercato italiano mostra segnali di crescita molto netti.

I dati richiamati dagli organizzatori raccontano un cambio di abitudini ormai evidente: per la frutta, la spesa complessiva è salita del 2,7%, con aumenti marcati per mango, avocado, mirtilli, fragole, kiwi e melograno. In parallelo, l’avocado ha registrato in Italia un forte boom delle importazioni e dei consumi negli ultimi anni. È su questo spostamento della domanda che Macfrut prova a costruire una parte della propria identità 2026, non più limitata alle colture tradizionali ma capace di leggere i consumi contemporanei e le opportunità produttive del Mezzogiorno.

In questo quadro acquista un valore particolare la scelta della Sicilia come Regione partner. L’isola conta oltre 263mila ettari coltivati a ortofrutta, pari al 22% del totale nazionale, con 4,6 milioni di tonnellate di produzione e circa 3 miliardi di euro di valore. È la prima regione italiana per biologico, con circa 47mila ettari coltivati, e porterà a Rimini non solo quantità, ma anche il peso delle produzioni certificate DOP e IGP. La presenza di dieci Regioni, compreso il Lazio, conferma inoltre il tentativo di fare di Macfrut la vetrina unitaria dell’ortofrutta italiana, evitando frammentazioni e concorrenze interne proprio nel momento in cui il mercato chiede massa critica e riconoscibilità.

Innovazione, saloni tematici e nuove tecnologie: cosa si vedrà a Rimini

L’altra parola che attraversa tutta la manifestazione è innovazione, ma in una forma molto concreta. Il nuovo layout della fiera è costruito attorno a saloni e aree operative che parlano di irrigazione, vivaismo, biosolutions, agrivoltaico, piccoli frutti, healthy food, piante officinali, packaging e post-raccolta. Accanto ai convegni su nuova Pac, TEA, drupacee e prodotti salutistici ci saranno due campi prova da 2.500 metri quadrati e un’area start-up con 25 proposte innovative provenienti da vari Paesi. Il messaggio è chiaro: oggi la competitività dell’ortofrutta non dipende solo dalla qualità del raccolto, ma anche da acqua, genetica, tecnologia, trasformazione e capacità di intercettare il consumatore finale.

Per questo Macfrut 2026 arriva in un momento delicato ma fertile. Le vendite di ortaggi, secondo i dati Ismea citati nella presentazione, mostrano una crescita dei volumi acquistati del 2,6%, sostenuta soprattutto dal fresco, mentre per la frutta emergono segnali di riorientamento verso prodotti tropicali, frutti rossi e frutta in guscio. La fiera prova a leggere questi segnali e a trasformarli in opportunità industriali, con una formula che tiene insieme politica agricola, promozione internazionale e agenda commerciale. Se riuscirà a far dialogare davvero imprese, territori, buyer e ricerca, Rimini potrà diventare per tre giorni qualcosa di più di una sede espositiva: il luogo in cui l’ortofrutta italiana misura il proprio futuro.

Antonella Fiorito

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