Gli Internazionali BNL d’Italia 2026 non si presentano soltanto come un grande evento sportivo. L’83ª edizione, in calendario dal 28 aprile al 17 maggio al Foro Italico, mette in vetrina un modello che unisce sport, infrastrutture, turismo, rigenerazione urbana e posizionamento internazionale di Roma. Il tennis, in questo caso, è il contenuto più visibile. Ma sotto la superficie c’è una filiera economica che cresce insieme al torneo e che quest’anno si rende ancora più leggibile grazie all’ampliamento del site, alla nuova distribuzione degli spazi e alla scelta di portare l’evento sempre più dentro la città.

Il Foro Italico si amplia e alza la capacità produttiva dell’evento
Il primo elemento da osservare è fisico e, allo stesso tempo, economico: 21 campi complessivi, su 20 ettari, con 19 campi al Foro Italico e 2 sul Lungotevere. Un’espansione del genere non serve solo a ospitare più incontri o a migliorare la fruizione del pubblico. Serve a rendere più efficiente la macchina del torneo, ad aumentare le aree attive, a distribuire meglio i flussi e a far crescere la permanenza media delle persone dentro il perimetro dell’evento. In altre parole, più spazio significa più possibilità di spesa, più servizi attivati, più occasioni di consumo e una maggiore tenuta dell’indotto complessivo.
La nuova BNP Paribas Arena, collocata nello Stadio dei Marmi, supera i 7 mila posti. La SuperTennis Arena aggiunge un altro polo capace di attrarre pubblico e attenzione. L’incremento complessivo di circa 12 mila spettatori rispetto all’anno precedente è un dato che va letto ben oltre il semplice entusiasmo sportivo: è un moltiplicatore di ricadute per trasporti, ristorazione, ricettività, merchandising, occupazione temporanea, sicurezza, logistica, allestimenti e comunicazione. Ogni posto in più non è soltanto una sedia in tribuna. È un potenziale cliente per la città e per il suo tessuto economico.
Turismo, ospitalità e servizi: il torneo vale più delle giornate di gara
La durata stessa dell’evento aiuta a capire il peso del fenomeno. Dal 28 aprile al 17 maggio Roma resta per settimane al centro della scena del tennis internazionale. Questo allungamento dell’attenzione produce effetti che vanno oltre il calendario agonistico: il torneo porta visitatori dall’Italia e dall’estero, spinge prenotazioni, distribuisce presenze in un periodo strategico della primavera e rafforza la percezione di Roma come capitale capace di accogliere manifestazioni sportive di livello altissimo senza rinunciare alla propria identità culturale.
Il valore aggiunto, per una città come Roma, sta proprio qui. Non si vende solo il biglietto del match, ma un’esperienza complessiva fatta di alberghi, tavoli prenotati, shopping, mobilità, visite, soste prolungate e visibilità diffusa. Quando un evento riesce a uscire dal proprio recinto e a diventare racconto urbano, l’indotto tende ad allargarsi. Ed è esattamente il percorso imboccato dagli Internazionali, che negli ultimi anni hanno messo in connessione il Foro Italico con piazze e luoghi simbolici della Capitale, trasformando il torneo in un dispositivo di promozione territoriale.
Investimenti e riqualificazione: lo sport come leva strutturale
C’è poi un livello ancora più interessante, perché riguarda il lascito. Il progetto complessivo sul Parco del Foro Italico prevede 160 milioni di euro di investimento, 5,6 ettari di verde recuperato, restauro delle superfici storiche a mosaico e nuovi spazi sportivi. Non è un intervento pensato solo per le due settimane del torneo. È una strategia che usa il grande evento come acceleratore di opere destinate a incidere sul valore dell’area e sulla sua fruibilità futura.
A giugno partiranno anche i lavori per il nuovo Campo Centrale, con copertura e capienza ampliata, destinato a diventare un’infrastruttura polifunzionale attiva durante tutto l’anno. Questo è un passaggio rilevante anche in chiave economica: un’arena utilizzabile in modo continuativo aumenta il rendimento potenziale dell’investimento, moltiplica le occasioni di utilizzo e apre a eventi ulteriori, sportivi e non solo. Nel frattempo, lo Stadio dei Marmi tornerà dall’estate a disposizione dei cittadini come playground a libero accesso. La riqualificazione, quindi, prova a tenere insieme redditività pubblica, attrattività privata e funzione sociale.
Le autorità alla presentazione ufficiale
Angelo Binaghi – Presidente FITP
Binaghi insiste su tre punti centrali. Il primo è il grande momento del tennis italiano, vissuto come una fase di entusiasmo diffuso che coinvolge pubblici diversi e che comporta anche una responsabilità maggiore per chi organizza e guida questo movimento. Il secondo è l’unicità degli Internazionali di Roma, descritti non solo come torneo sportivo ma come esperienza irripetibile in cui il tennis incontra la bellezza della Capitale, la storia e la cultura. Il terzo è la volontà di rafforzare il peso internazionale del torneo, rendendolo sempre più centrale nel calendario mondiale. Nelle sue parole c’è anche un passaggio molto significativo sul piano simbolico: sarà la prima edizione senza Nicola Pietrangeli, ma la sua impronta resterà viva nell’identità stessa del torneo.
Marco Mezzaroma – Presidente di Sport e Salute
Mezzaroma concentra il suo intervento sulla trasformazione del Foro Italico e sulla crescita strutturale dell’evento. Sottolinea che il site rinnovato è stato pensato per mettere al centro le persone, migliorare l’esperienza del pubblico e rendere ancora più forte il coinvolgimento emotivo. Entra poi nel merito delle novità concrete: 21 campi su 20 ettari, nuova arena nello Stadio dei Marmi con oltre 7.000 posti, circa 12 mila spettatori complessivi in più rispetto all’anno precedente, nuova SuperTennis Arena e altri interventi integrati nel contesto del Foro. Allarga infine lo sguardo al progetto complessivo di riqualificazione dell’area: 160 milioni di investimento, recupero del verde, restauro delle superfici storiche e avvio dei lavori del nuovo Centrale da giugno, con copertura e maggiore capienza. Il messaggio di fondo è chiaro: gli Internazionali crescono insieme al Foro Italico e lasciano un’eredità stabile alla città.
Roberto Gualtieri – Sindaco di Roma
Gualtieri lega il torneo al momento eccezionale che sta vivendo il tennis italiano, richiamando anche il recente successo di Sinner a Montecarlo. La sua lettura è doppia: da una parte sottolinea la crescita nazionale del movimento, dall’altra mette in evidenza il ruolo di Roma come città protagonista di questa stagione positiva. Quando parla di “partecipazione senza precedenti”, il sindaco punta sul dato più politico e urbano dell’evento: gli Internazionali non sono più soltanto una manifestazione sportiva ospitata al Foro Italico, ma un appuntamento che coinvolge sempre di più la città e il pubblico.
Alessandro Onorato – Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale
Onorato sviluppa soprattutto il tema del rapporto sempre più stretto fra torneo e città. Rivendica il lavoro fatto per portare gli Internazionali “dentro Roma”, rendendoli visibili e presenti oltre il perimetro del Foro Italico. Parla di una partecipazione diffusa in tutti i municipi, anche con strumenti digitali, e descrive il 2026 come un anno speciale per intensità e coinvolgimento. Nella sua dichiarazione c’è anche una lettura strategica: il torneo ha raggiunto un livello altissimo non solo grazie all’organizzazione e alla qualità del tennis italiano, ma anche perché Roma ha saputo offrire la propria immagine e i propri luoghi simbolici per amplificare l’evento a livello internazionale. Gli esempi che cita – dal campo in Piazza del Popolo al sorteggio in siti iconici della città – servono a mostrare come gli Internazionali siano diventati anche uno strumento di promozione urbana globale.
Andrea Abodi – Ministro per lo Sport e i Giovani
Abodi insiste sul rapporto simbiotico fra città ed evento. La sua idea è che gli Internazionali non siano un corpo separato rispetto a Roma, ma qualcosa che prende forma grazie a ciò che la città offre e che, allo stesso tempo, restituisce valore alla città stessa. Il punto più interessante del suo intervento è il riferimento al valore sociale e formativo del torneo: Abodi parla infatti di un investimento che arriva anche nelle scuole e che può contribuire alla crescita delle sensibilità. In sostanza, il torneo viene presentato non solo come spettacolo o motore di immagine, ma anche come occasione educativa e civile.
Il made in Italy degli eventi passa anche dal tennis
Per Italiait.it il nodo più interessante è questo: gli Internazionali BNL d’Italia stanno diventando un prodotto-Paese. Non soltanto per il richiamo del torneo in sé, ma perché mostrano come il made in Italy possa tradursi anche in capacità organizzativa, cura della scenografia, valorizzazione del patrimonio urbano, integrazione tra sport e immagine nazionale. Roma offre la sua bellezza, il torneo la trasforma in contenuto riconoscibile a livello globale, e il sistema che lo sostiene prova a convertire questa visibilità in ritorno stabile.
Intanto il tennis italiano attraversa una fase di grande popolarità, alimentata da risultati che hanno allargato il pubblico e aumentato l’interesse commerciale del settore. In questo contesto, l’edizione 2026 degli Internazionali arriva al momento giusto: con una domanda alta, con un brand già forte e con una città pronta a usare l’evento come leva di posizionamento internazionale. Non è solo sport che genera economia. È un’economia che ha imparato a mettersi in scena attraverso lo sport. E Roma, dal 28 aprile al 17 maggio, proverà a dimostrare che il futuro dei grandi eventi italiani passa anche da questa capacità: trasformare un torneo in una piattaforma di valore, visibile, misurabile e destinata a lasciare traccia ben oltre l’ultimo match.
Antonella Fiorito


