Sab, 19 Settembre 2026

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Turismo, Federturismo lancia il Patto 2030: imprese e istituzioni unite al MAXXI

Il turismo italiano chiede un cambio di passo e lo fa da Roma, al MAXXI, dove l’Assemblea Pubblica 2026 di Federturismo Confindustria ha lanciato il Patto di fine legislatura per fissare le priorità del settore fino al 2030. Una giornata che ha riunito Governo, imprese, amministratori e sistema produttivo con un messaggio netto: il turismo non vuole più essere trattato come un comparto accessorio, ma come una vera industria nazionale.

Turismo italiano verso il 2030: il Patto di fine legislatura

La parola chiave emersa dall’Assemblea è trasformazione industriale. Il turismo, nell’impostazione tracciata da Federturismo Confindustria, non è soltanto accoglienza, promozione e stagionalità. È una filiera economica ampia, collegata ai trasporti, all’energia, alla cultura, alla ristorazione, al commercio, al lavoro, agli investimenti e alla reputazione internazionale dell’Italia. Per questo il Patto di fine legislatura punta a portare il settore dentro una cornice più stabile, con regole più semplici, obiettivi misurabili e una visione capace di arrivare al 2030.

Il passaggio è politico e industriale. Se il turismo genera occupazione, muove capitali, sostiene le destinazioni e rafforza il brand Italia, allora deve essere governato con strumenti adeguati alla sua dimensione reale. Non basta registrare i numeri delle presenze. Occorre costruire le condizioni per allungare le stagioni, migliorare la qualità del lavoro, rendere più efficienti le infrastrutture e distribuire meglio i flussi nei territori.

L’Assemblea, intitolata “Nuovi Turismi verso il 2030: Economia stellare per occupazione stabile, sostenibilità, sviluppo”, ha segnato anche l’avvio della nuova governance della Federazione, con la nomina di Massimo Caputi alla Presidenza di Federturismo Confindustria. Un cambio al vertice che arriva in una fase nella quale il turismo italiano è chiamato a decidere che modello vuole diventare: un settore trainato solo dalla domanda spontanea o una piattaforma industriale capace di programmare crescita, investimenti e qualità.

MAXXI di Roma, Governo e imprese sul futuro del comparto

La sede scelta, il Museo MAXXI di Roma, ha dato all’incontro un valore simbolico preciso. Il turismo italiano guarda al futuro partendo da cultura, architettura, creatività e capacità di accoglienza, quattro elementi che rendono l’Italia riconoscibile nel mondo. I lavori sono stati aperti dal Sindaco di Roma Roberto Gualtieri e dalla Presidente del MAXXI Maria Emanuela Bruni, in una cornice che ha messo al centro il rapporto fra capitale, territori e grandi strategie nazionali.

Nel corso della giornata sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee, amministratori locali, esponenti del mondo imprenditoriale e protagonisti della filiera turistica. La presenza dei Ministri Antonio Tajani, Adolfo Urso e Gianmarco Mazzi ha confermato la volontà di collocare il turismo dentro un’agenda economica più ampia, dove promozione internazionale, Made in Italy, cultura, mobilità e competitività procedono insieme.

Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha legato il tema della competitività turistica alla capacità dell’Italia di valorizzare le proprie eccellenze sui mercati esteri. Il turismo, infatti, non porta nel Paese soltanto visitatori. Porta attenzione, consumi, relazioni economiche e occasioni di sviluppo per intere filiere produttive. Antonio Tajani, Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri, ha invece richiamato il valore del turismo come leva per la proiezione internazionale del Paese e per il rafforzamento del brand Italia.

Federturismo Confindustria, la nuova presidenza Caputi e la semplificazione

Nel suo intervento, Massimo Caputi ha indicato una rotta precisa: il turismo italiano deve essere riconosciuto e sostenuto come industria strategica. Il nuovo Presidente di Federturismo Confindustria ha posto al centro tre direttrici: occupazione stabile, sostenibilità e crescita. L’obiettivo è superare la logica emergenziale e arrivare a un modello nel quale imprese, territori e istituzioni possano programmare con maggiore certezza.

Uno dei temi più concreti riguarda la semplificazione delle attività turistiche. Il Patto di fine legislatura nasce anche da questa esigenza: ridurre passaggi inutili, rendere più chiari gli adempimenti, favorire chi investe, accompagna la qualità dell’offerta e produce lavoro. Per un settore composto da grandi gruppi, imprese medie, piccole realtà locali e operatori specializzati, la chiarezza delle regole diventa un elemento decisivo per competere.

Marina Lalli, Past President di Federturismo, ha richiamato il passaggio dal turismo inteso come semplice comparto dei servizi a un sistema industriale orientato al 2030. È una prospettiva che richiede nuove competenze, maggiore integrazione con la mobilità, più attenzione all’energia, alla digitalizzazione, alla formazione e alla capacità delle destinazioni di accogliere senza perdere identità.

Crescita, lavoro e competitività: il turismo come industria nazionale

Il confronto dedicato al rapporto fra turismo, crescita e competitività ha riunito esponenti di diverse forze politiche e del sistema produttivo: Antonio Misiani per il Partito Democratico, Gianluca Caramanna per Fratelli d’Italia, Deborah Bergamini per Forza Italia e Stefano Patuanelli per il Movimento 5 Stelle, insieme a Leopoldo Destro, Vice Presidente di Confindustria per Trasporti, Logistica e Industria del Turismo.

La presenza di voci politiche differenti ha dato al dibattito un significato ulteriore. Il turismo è uno dei pochi terreni sui quali il Paese può cercare una programmazione condivisa, perché riguarda aree metropolitane, borghi, coste, città d’arte, montagne, aree interne, trasporti, imprese culturali e manifattura di qualità. Ogni decisione sul settore produce effetti che arrivano molto oltre alberghi e agenzie di viaggio.

Il tema dell’occupazione stabile è uno dei nodi centrali. Per molti anni il turismo italiano è stato raccontato soprattutto attraverso arrivi, pernottamenti e incassi. Ora la discussione si sposta sulla qualità del lavoro, sulla continuità dei contratti, sulla formazione del personale, sulla capacità delle imprese di trattenere competenze. Senza capitale umano qualificato, anche le destinazioni più attrattive rischiano di perdere valore.

Territori, città e destinazioni: il nodo dei flussi turistici

Ampio spazio è stato dedicato ai territori, con gli interventi di Gaetano Manfredi, Presidente ANCI e Sindaco di Napoli, dei Sindaci Enrico Trantino per Catania e Pierluigi Biondi per L’Aquila, del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e della Vice Presidente di Federturismo Valeria Ghezzi. Il tema è centrale: il turismo italiano non può crescere puntando soltanto sui luoghi già noti e sulle stagioni più affollate.

Un dato sintetizza bene la questione: il 90% dei turisti vive soltanto il 10% del territorio. Questo significa che una parte enorme dell’Italia resta ai margini dei grandi flussi, pur avendo patrimonio, paesaggi, cultura, enogastronomia e possibilità di accoglienza. Distribuire meglio i visitatori non è solo una scelta di equilibrio territoriale. È anche una strategia economica per alleggerire la pressione sulle mete più frequentate e aprire nuove occasioni per città medie, aree interne e destinazioni emergenti.

Qui entra in gioco il lavoro delle amministrazioni locali. Le città non sono semplici scenari del turismo, ma soggetti attivi nella costruzione dell’offerta. Servono mobilità efficiente, decoro urbano, sicurezza, servizi digitali, eventi di qualità, collegamenti accessibili e politiche capaci di integrare residenti, imprese e visitatori senza trasformare le destinazioni in luoghi difficili da vivere.

Europa, Made in Italy e nuovi turismi: la partita internazionale

La dimensione internazionale è stata affrontata da Manfredi Lefebvre d’Ovidio, Presidente del World Travel & Tourism Council, e da Raffaele Fitto, Vicepresidente Esecutivo della Commissione Europea per la Coesione e le Riforme. La prospettiva europea apre uno spazio rilevante per il turismo italiano, soprattutto nel rapporto fra Regioni, Stato e programmi comunitari.

Il settore può intercettare risorse, progettualità e reti di cooperazione, ma per farlo deve presentarsi con una visione unitaria. La frammentazione promozionale, la sovrapposizione delle competenze e la distanza fra strategie locali e nazionali rischiano di indebolire il potenziale italiano. Il Patto di fine legislatura prova a muoversi proprio su questo terreno: definire priorità comuni e rendere il turismo una leva di sviluppo stabile.

La presenza di partner legati alla finanza, alla mobilità, all’energia, alla consulenza strategica, alla promozione territoriale e al lusso ha mostrato la natura ormai trasversale del comparto. Intesa Sanpaolo, Trenitalia, ITA Airways, Aeroporti di Roma, Repower, Toscana Promozione Turistica, Vetrina Toscana e Buccellati rappresentano ambiti diversi che nel turismo trovano un terreno comune. Viaggiare, oggi, significa anche scegliere collegamenti, consumi, esperienze, cibo, sostenibilità, servizi e identità territoriale.

Il riferimento alla cucina italiana, rafforzato dal riconoscimento come patrimonio Unesco, inserisce l’enogastronomia nella parte più riconoscibile dell’offerta nazionale. La tavola non è un accessorio del viaggio, ma uno dei motivi per cui l’Italia continua ad attirare attenzione nel mondo. Integrarla con destinazioni, itinerari, produzioni locali e qualità dell’accoglienza significa aumentare il valore di ogni esperienza turistica.

Il messaggio uscito dal MAXXI è chiaro: il turismo italiano ha numeri, marchio e patrimonio per essere uno dei motori più solidi dell’economia nazionale. Ora deve ottenere strumenti coerenti con questa ambizione. Il Patto di fine legislatura lanciato da Federturismo Confindustria prova a fissare una direzione: meno frammentazione, più programmazione, regole più semplici, investimenti mirati e una gestione dei flussi capace di portare benefici anche dove il turismo arriva ancora troppo poco.

Antonella Fiorito

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