Mer, 22 Aprile 2026

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Vinitaly: il vino tornerà a trainare l’economia?

Dopo le incertezze si registrano segnali di miglioramento nelle vendite, nel corso del 2023 e di quest’anno. La scelta è tra difendere il margine di sicurezza o credere nel recupero del vino.

Vinitaly è la più importante fiera eno-gastronomica italiana. Quest’anno si svolge dal 14 al 17 aprile. È nata 55 anni fa a Verona, ma vanta una vocazione davvero internazionale. Abbraccia l’intera filiera mondiale del vino. Quattro giorni incentrati sulla promozione  delle relazioni  tra produttori, acquirenti e stakeholder , nonché  sulla condivisione di esperienze e competenze.​​

​Grazie alla sua capacità visionaria Angelo Betti, nel 1967, capì che l’industria vinicola aveva bisogno di un evento come questo per contare. Oggi la manifestazione conta oltre 4.000 espositori e 130mila visitatori. Non solo, rappresenta un forte contributo all’esportazione del vino italiano nel mondo e lo rende un elemento fondamentale dell’identità nazionale italiana.

Più di 60 Paesi espositori ed eventi paralleli dedicati alle tecnologie dell’olio e al cibo di qualità

La fiera riunisce cantine, commercianti, sommelier, amanti del vino e professionisti del settore per presentare, degustare e commercializzare vini provenienti dall’Italia e da tutto il mondo. È organizzata da Veronafisi Group e si svolgerà presso il moderno quartiere fieristico di Verona. La fiera attira migliaia di espositori da più di 60 paesi, tra cui Italia, Francia, Spagna, Stati Uniti, Australia e tutti quelli che hanno a che fare con la produzione e il consumo del vino.

Oltre alla fiera principale, Vinitaly propone anche una serie di eventi paralleli, come Sol&Agrifood, fiera dedicata all’alimentazione di qualità, ed Enolitech, fiera dedicata alle tecnologie del settore enologico e oleario.

I dati che arrivano fotografano una crisi che potrebbe non essere di breve durata

Non c’è allarme ma preoccupazione si. Il mercato del vino nel mondo dopo il Covid ha avuto un freno. A parte la Francia che ha gli stessi problemi ma li maschera con gli aumenti dei prezzi, i volumi delle produzioni hanno subito un rallentamento. L’Italia riesce a reggere il colpo, come la Francia, per alcuni settori che sono in controtendenza, come gli spumanti o la crescita dei bianchi ma i fasti del passato sono lontani.

L’Osservatorio Spagnolo del Mercato del Vino conferma che c’è un – 2,1% su base annua nel commercio mondiale. Che equivale a 36,5 miliardi di euro in meno. Diminuisce anche l’export con -7,2% (pari a 9,9 miliardi di litri) e non succedeva dal 2014.

Settembre è stato il mese più basso. Meno vendita in parte compensata da un aumento dei prezzi. Da aprile 2023 si è arrestata la crescita ed è proseguita per i sei mesi seguenti.

Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e, quindi, a settembre 2022, il commercio mondiale di vino ha perso 768 milioni di litri e 802 milioni di euro, con un prezzo medio che è aumentato di 18 centesimi.

Se i tre paesi di maggior produzione reggono per tutti gli altri è crisi piena

Degli 11 principali esportatori mondiali di vino (Francia, Italia, Spagna, Cile, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Australia, Portogallo, Germania, Argentina, Sud Africa), che rappresentano oltre l’85% del commercio mondiale, solo la Nuova Zelanda (+9,7%) e, in misura minore, il Portogallo (+0,4%), sono cresciuti in volume su base annua, fino a settembre 2023 e sempre loro, con Germania e Francia, hanno aumentato il loro fatturato tra i Paesi “top”.

L’Italia scende ma meno della Spagna e consolida il primato a livello di volumi seguita dalla Francia. Invece si deve registrare un crollo nelle esportazioni di Cile, Argentina, e Stati Uniti, con dati negativi anche da Sud Africa e Australia.

Le bollicine e i vini bianchi stanno avendo sempre più successo. Merito delle donne?

La Francia è primo esportatore come valore con 12,1 miliardi di euro, davanti a Italia 7,7 miliardi e Spagna 2,9 miliardi. Segue il Cile con 1,4 miliardi, Nuova Zelanda con 1,3 e Australia con 1,2. Gli Stati Uniti sono settimi con 1,1 miliardi di euro. Noi siamo leader assoluti negli spumanti, con 800 milioni di litri, oltre il doppio della Francia con 220 milioni. Francia, Italia e Spagna si prendono l’82% del commercio mondiale del settore…

Nell’imbottigliato fermo l’Italia è primo esportatore in volume con 1,1 miliardi di litri, davanti a Francia (930 milioni) che però fattura 7,2 miliardi di euro, mentre noi siamo a 5 miliardi.

In Italia abbiamo perso 58,6 milioni di litri che valgono 146,5 milioni di euro in meno. In Francia 87,7 milioni di litri. Come si spiega?

Cambino i gusti dei consumatori, ma questo è naturale. Spero però che i produttori non inseguano le mode del biologico e del non alcolico

Sebbene il vino rosso rimanga il più venduto, la sua quota di mercato è in calo dal 2009, passando dal 54% al 49% nel 2023, mentre il vino bianco ha visto un aumento dal 40% al 45%. Questo cambiamento di preferenze ha spinto le cantine e i rivenditori a rivedere le proprie strategie, cercando di adattarsi alle nuove dinamiche.

Sembra che ci sia un cambiamento nei gusti dei consumatori. Si preferiscono i vini bianchi e le bollicine rispetto ai rossi. Questo fa pensare che ci sia un maggior afflusso di donne e di giovani nel mondo del vino, notoriamente amanti di queste tipologie. Non ho dati precisi ma devono aver giocato anche campagne salutiste contro l’alcol nel vino. Ogni tanto un comparto fa la guerra ad un altro, nella speranza di rosicchiare quote di mercato. Così succede nell’alimentare dove scoppiano mode e campagne ora contro la carne rossa, ora contro la carne d’agnello, ora contro le uova o il pesce, magari con una parvenza di salutismo o di ragione etica. Tutto può far bene e può far male. Non c’è da dare ascolto agli assolutisti. Dipende dalla misura e dalla qualità dei prodotti.


Il bicchiere è mezzo pieno secondo chi ha studiato il mercato. Gli dobbiamo credere.

Qualche segnale di ripresa c’è in questi mesi del 2024. Cantine e retailer si trovano ora di fronte a una scelta cruciale: concentrarsi sul recupero dei volumi o sulla difesa dei margini? Un leggero ottimismo viene dallo studio Circana per Vinitaly, presentato in una tavola rotonda a Verona. I dati del primo trimestre 2024 mostrano un miglioramento delle vendite a volume rispetto all’anno precedente, sebbene ancora modesto. 

Si prospettano due scenari. Puntare su un incremento dei volumi significa investire sulla promozione e creerebbe un rialzo dei prezzi. Arroccarsi sulla difesa dei margini pure potrebbe portare a un aumento dei prezzi di listino ma auna riduzione delle promozioni.

Nuove strategie e promozioni servono per attirare nuove categorie di consumatori

Attirare nuove tipologie di consumatori sembra la strada da preferire. Comporta però studiare strategie per valorizzare i brand e che facciano riferimento al territorio al vino stesso come prodotto sostenibile, legatoi al territorio e a bassa gradazione alcolica. Sembra ci sia grande interesse per i vini non alcolici. Ora ci rendiamo conto che l’industria deve vendere e incassare e anche se cerca di influenzare il mercato, spesso ne viene influenzata. Il vino è vino e una quota di alcol ci deve essere. Se ne degusti due bicchieri non ti ammali di cirrosi, se impari a gustarlo a tavola fai un’azione culturalmente importante, che andrebbe insegnata nelle scuole, se non alle elementari dalle superiori in poi sicuro. Il vino, pur se in un momento di crisi, è un traino per la nostra economia e che solo pochi Italiani ne siano informati e sappiano come gestirlo è un delitto culturale. Così come per la gastronomia, grande vanto dei Governi ma cosa si è fatto perché la grande massa sia informata sulle scelte di qualità?

Il rischio da evitare è che la Compagnia di giro che frequenta Vinitaly non sappia più interpretare il mercato

Tornando alla Fiera il momento clou è il Five Star Wine International Award.  Un concorso tra i più rigorosi nel suo genere.  La giuria comprende celebri giornalisti e capo sommelier di ristoranti stellati. Dopo una estesa degustazione, i vini con i punteggi più alti sono presentati in fiera ai visitatori per la degustazione e l’acquisto. C’è anche un altro concorso: Wine Without Walls.  Vini a basso contenuto di solfiti che provocano un po’ di problemi di mal di testa. Inoltre, c’è anche una selezione di ristoranti gourmet a tema e  “cittadelle della gastronomia“, dove i visitatori possono assaggiare abbinamenti di vini e piatti regionali per la migliore esperienza culinaria culturale. Il rischio è che sia si una grande festa, oltre che una grande fiera, ma anche una compagnia di giro. Dove ogni anno ci si ritrova più vecchi e con qualcuno che manca all’appello. Per raccontarci le cose che già si sanno sul vino e sugli altri, per spettegolare e per concludere qualche affare. Per darsi un appuntamento in azienda per un assaggio e una cena prelibata. Mentre fuori ci sono guerre e fame che incombono e cambiano la realtà. Il mondo del vino spesso è un mondo chiuso anche se su scala internazionale. Forse è il caso di guardare fuori.

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