Mar, 21 Aprile 2026

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Le Pietre Dure: un’arte solo nostra che ci invidia il mondo intero

Un laboratorio che nasce alla fine del 1500 e rappresenta un unicum nella storia dell’arte fiorentina e mondiale. “Pittura con pietra” si può definire. Solo in Italia si realizzano opere costosissime per musei, miliardari e case reali e da noi si deve venire per la manutenzione.

L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze è un fiore all’occhiello della storia e della cultura italiana. Nato nel XVI secolo come grande manifattura granducale medicea. Poi dedicato per secoli all’arte del “commesso fiorentino”. Si tratta di una tecnica tradizionale di mosaico in pietre dure, per poi divenire uno dei più importanti centri per la conservazione del patrimonio. In pratica si tratta di adattare nella forma e nel colore delle pietre di varia origine al contesto pittorico che si intende realizzare.

Non sono mosaici ma qualcosa di più e di incredibilmente bello

Il “commesso” a differenza del mosaico non usa tessere geometriche, ma intaglia pezzi più grandi, scelti per colore, opacità, brillantezza e sfumature delle venature, creando un disegno figurato. In questo modo sono state realizzate opere d’arte di straordinario valore. Mobili ed oggetti come vasi e piatti fino a copie perfette di pitture da appendere, che oggi arricchiscono i musei di tutto il mondo, testimoniando la genialità e la tecnica degli artigiani fiorentini. Si usano le pietre raccolte sul greto dei fiumi come se fossero dei colori e che il pennello usa per dipingere un paesaggio. Tanti pezzettini di pietra che conferiscono sfumature, profondità, espressioni al disegno come se fosse dipinto.

Tutto iniziò per la lungimiranza del granduca Ferdinando I de’ Medici

Fu la passione per questa preziosa forma d’arte che spinse il Granduca Ferdinando I de’Medici a fondare nel 1588 un laboratorio di corte specializzato in mosaici preziosi e intarsi. Questa istituzione granducale, rimasta attiva per tre secoli, fu il nucleo dell’Opificio delle Pietre Dure, costituito alla fine dell’Ottocento, che ha ancora sede nell’originaria sede scelta nel 1798, per i laboratori anticamente ospitati agli Uffizi.

Pittura su pietra” fu il termine scelto dai suoi iniziatori per definire il mosaico fiorentino, perché questa tecnica permette di rappresentare una gamma diversificata di soggetti, tutti presenti nel museo. Dai ritratti di persone ai temi astratti, dai paesaggi alle storie con figure, dalle architetture su temi naturali. Consiste in una tecnica molto fantasiosa che utilizzava colori naturali e pietre, tagliate in sezioni e accostate sapientemente per formare un’immagine più grande. Cammei, piccoli intarsi, cornici, cassapanche e altri mobili sia religiosi che laici, dove le pietre dure sono spesso sontuosamente abbinate, l’ebano e il bronzo dorato indicano tipicamente il gusto barocco degli ultimi membri della famiglia Medici.

Se si vuole intraprendere la carriera di restauratore ai più alti livelli, è necessario frequentare questa scuola

Attualmente l’Opificio delle Pietre Dure fa parte dell’Istituto di restauro del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, dal 1975. Nel corso del tempo ha condotto alcuni tra i restauri delle opere d’arte più importanti al mondo. Come gli interventi effettuati sulla Croce di Giotto e sulla Trinità di Masaccio in Santa Maria Novella a Firenze.

Comprende al suo interno la Scuola di alta formazione e di studio, con cinque indirizzi di insegnamento:

1. Materiali lapidei, derivati e superfici architettoniche decorate.

2. Manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile, manufatti scolpiti in legno, manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati e dipinti.

3. Materiali e manufatti in tessili o in pelle.

4. Materiali e manufatti ceramici e vitrei, materiali e manufatti in metallo e leghe.

5. Materiale librario e archivistico, i manufatti cartacei, quelli fotografici, cinematografici e digitali.

I corsi di studio prevedono la possibilità di svolgere stage presso istituti, musei e scuole d’alta formazione in Italia e all’estero. Il diploma rilasciato è equiparato alla laurea magistrale in Conservazione e restauro dei beni culturali e abilita alla professione di restauratore.

L’impulso a rifondare una scuola del restauro arrivò con l’alluvione del ‘66

Alla fine della dinastia Medicea, e poi dei Lorena, cessò anche la produzione di arredi in commesso di pietre dure. L’attività si concentrò soprattutto sul restauro dell’esistente. Si deve poi ad un giovane funzionario storico dell’arte, il fiorentino Ugo Procacci, se nel 1932 si fondò il primo laboratorio di restauro moderno in Italia. Nel frattempo ne stavano nascendo in America e in Inghilterra. La necessità di recuperare quanto era stato danneggiato dall’alluvione del 1966 a Firenze, dette quindi l’impulso necessario ai restauri.
Grazie all’aiuto di restauratori provenienti da tutte le parti del mondo, il laboratorio fiorentino divenne uno dei centri all’avanguardia nel restauro, sintetizzando tradizione e modernità tecnologica.

La sede dell’Opificio è in tre diversi locali della città di Firenze

La sede dell’Opificio delle pietre dure comprende l’istituto, diviso in tre diverse localizzazioni.  La storica sede di Via degli Alfani 78 ospita i laboratori di restauro del commesso e mosaico, dei materiali lapidei, dei bronzi, delle oreficerie, dei materiali ceramici. La scuola, la biblioteca e il museo. La sede della Fortezza da Basso ospita il laboratorio di restauro dei dipinti, dei materiali cartacei, dei materiali tessili e delle sculture lignee. Infine la sala delle Bandiere in Palazzo Vecchio, per gli arazzi.

Il museo lascia esterrefatti i visitatori per lo splendore delle opere e per i materiali selezionati

Il museo sarebbe da visitare e lascia sempre tutti stupefatti per la bellezza dei lavori e l’ingegnosità dei nostri artisti/artigiani. Raccoglie alcuni esempi di lavori in pietre dure, fra i quali cabinet, piani di tavolini, placche e targhette varie intarsiate. Un vasto repertorio di decorazioni, per lo più con fiori, frutta e animali. Altre con scene pittoriche, fra cui una veduta di Piazza della Signoria. Alcune opere destano stupore, come il grande caminetto barocco, interamente ricoperto di malachite, color verde smagliante. O come le copie di quadri eseguiti ad intarsio. Hanno una lucentezza e una bellezza a volte maggiore degli originali su tela, esposti accanto.

Alcuni spazi sono dedicati a pietre particolari, come la pietra paesina, estratta vicino a Firenze. Ha strati di colori diversi che, se sezionati nella maniera corretta, danno l’illusione di un dipinto di un paesaggio roccioso.

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