CNR e Opificio delle Pietre Dure a Firenze rinnovano l’impegno per collaborare al fine di poter realizzare un laboratorio comune, con strumentazioni uniche e innovative, per la conservazione e il restauro delle opere d’arte. Un progetto che qualifica l’Italia nel mondo. Anche questo è Made in Italy.
Dopo 25 anni dalla prima firma per la convenzione tra Consiglio Nazionale delle Ricerche,l’Istituto Nazionale di Ottica e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (sotto l’egida del Ministero della Cultura), i tre enti istituzionali rinnovano l’accordo con una firma siglata il 30 aprile scorso. L’obiettivo prefissato è quello di migliorare e far avanzare il progetto di un laboratorio integrato di indagini chimico-fisiche, dotato di strumentazioni uniche e innovative, per disporre di nuove conoscenze per la conservazione e il restauro delle opere d’arte. Un accordo per un progetto del genere è unico al mondo e poteva avvenire solo in Italia.

Prendersi cura del patrimonio di opere d’arte italiano è un’impresa dal valore immenso
Nel 1998 la convenzione tra queste tre istituzioni dette vita al primo laboratorio scientifico di ricerca in Europa. Frutto di una diretta collaborazione tra il Ministero dei Beni Culturali e il Ministero dell’Università e della Ricerca. Finalmente i professionisti della conservazione dei beni culturali e gli scienziati hanno unito le proprie competenze, per trovare le soluzioni innovative per il restauro. Da allora restauratori, storici dell’arte, archeologi e ricercatori, hanno lavorato uniti, in maniera sistematica e interdisciplinare, per prendersi cura del patrimonio italiano delle opere d’arte, un tesoro dal valore immenso.
Questi strumenti ci permettono di scoprire i segreti delle opere pittoriche
Questa collaborazione ha fin qui consentito di realizzare prototipi di strumentazione ottica per la diagnostica. Si cercavano soluzioni innovative e non invasive per la conoscenza delle opere d’arte che l’Opificio fiorentino ha in cura. È stato costruito il primo scanner basato su una singola banda nell’infrarosso (IR, fino a 1.7 mm), fino allo sviluppo di un più moderno scanner per riflettografia multispettrale in 32 bande (dal visibile all’IR). Grazie alla ricerca e all’innovazione, il team interdisciplinare ha sviluppato, testato e perfezionato strumenti e competenze necessarie per scoprire, analizzare e interpretare anche ciò che l’occhio umano non può vedere nell’opera d’arte. Per esempio i disegni preparatori sottostanti l’opera, i pentimenti e gli errori, il processo creativo dell’artista. Avendo a disposizione immagini, modelli tridimensionali, dati spettrali ed altri dati misurati sulle opere per conoscerne i segreti sui materiali e quelli compositivi.
Con i nuovi macchinari si assicura lunga vita alle opere di Caravaggio, Leonardo, Raffaello e Piero Della Francesca
Negli archivi e nelle banche dati dei due istituti si conservano oggi gli straordinari risultati di questa collaborazione: report, fotografie, filmati, immagini, mappe e modelli relativi ad indagini, interventi di conservazione e restauro eseguiti su capolavori, tanto per citarne alcuni, di Raffaello (“Madonna del cardellino”, Uffizi 2008), Piero Della Francesca (“Resurrezione di Cristo”, Sansepolcro 2009-2011), Caravaggio (Cena in Emmaus, Brera 2010), Leonardo da Vinci (“Adorazione dei Magi”, Uffizi 2011-2012) e di altri grandi artisti moderni e contemporanei.

Cena in Emmaus, Caravaggio
Una impresa che ci rende punto di riferimento nel mondo per la salvaguardia e la conservazione delle opere d’arte
Questi risultati hanno anche aperto la porta, com’era logico, a importanti collaborazioni in ambito internazionale. Da qualsiasi parte del mondo se devi intervenire su un’opera d’arte non puoi farea. Meno di coinvolgere i restauratori italiani. Adesso la conoscenza artistico storica viene arricchita da strumentazioni indispensabili per aumentare tutto quel che v’è da sapere su un’opera e per poter intervenire con cognizione di causa. Sappiamo bene tuttavia che il lavoro della ricerca non si interrompe mai, c’è sempre da sapere di più, da trovare nuove soluzioni ai nuovi problemi che ogni indagine solleva. Più conosci e più ti rendi conto di non conoscere. Queste collaborazioni invece di chiuderti in una visione tutta proiettata nel passato, proprio grazie alla ricerca scientifica e alla costruzione di rivoluzionari macchinari d’intervento ti proietta nel futuro.
Si sono unite competenze specialistiche con le più avanzate tecnologie
“La forza di questa collaborazione che si rinnova”, afferma Emanuela Daffra, soprintendente ad interim OPD, “sta nel fondarsi su competenze molto specialistiche che si confrontano su necessità e quesiti che nascono dall’attività quotidiana su classi molto diverse di beni culturali. Questo essere ancorati all’operatività, e un’operatività di livello altissimo, ha garantito una straordinaria concretezza, che si intende portare avanti, come tratto distintivo”.
“L’applicazione delle più avanzate tecnologie ai Beni Culturali è la più chiara testimonianza di come lavorare a conservazione e restauro non ci chiuda nel passato ma ci possa proiettare nel futuro”, ha affermato Francesco Saverio Cataliotti, direttore del Cnr-Ino, “Siamo fieri di poter continuare ad unire le eccellenze fiorentine in questa avventura”.
Foto dal sito del CNR



