Spesso i nostri prodotti vengono imitati ed il giro d’affari raggiunge i 120 miliardi di euro l’anno. Altrettanto spesso siamo noi a vendere un falso Made in Italy approfittando dell’ignoranza del cliente.
Sulla clientela che non sa punta tutto il falsificatore di Made in Italy. Ovvero chi produce le imitazioni degli originali italiani, soprattutto presenti nella gastronomia. Questo mercato smuove un capitale di 120 miliardi di euro. Il doppio delle nostre esportazioni nell’agroalimentare: 60 miliardi di euro. Il fatturato complessivo del sistema alimentare italiano è di 621 miliardi di euro, il 15% dell’economia nazionale, secondo quanto conferma l’Annuario dell’agricoltura italiana 2022 realizzato dal Centro politiche e bioeconomia del Crea.
L’Italia ha un brand famoso perché tanti sono i prodotti eccezionali che vende
L’Italia ha il maggior numero di specialità Dop/Igp/Stg riconosciute (316), 526 vini Dop/Igp e 5.333 prodotti alimentari tradizionali! È il primo produttore UE di riso, grano duro e vino e di molte verdure e ortaggi tipici come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi. E anche per quanto riguarda la frutta primeggia in molte produzioni: mele e pere fresche, ciliegie, uve da tavola, kiwi, nocciole e castagne. I nostri principali clienti sono la Germania, gli Usa, la Francia e il Regno Unito. Ed in questi paesi si concentra la maggior parte delle imitazioni.
Chi l’ha detto poi che il prodotto d’imitazione sia peggio del nostro?
Nell’agroalimentare lo stereotipo è il famoso Parmesan o il Gorgonzola di Belgioioso, un produttore italiano emigrato, l’Asiago Cheese, Taleggio, Fontina, Mozzarella ecc. tutti prodotti nel Wisconsin (Usa) che è lo stato specializzato nei latticini. Ma questi non li scalzi. Quello che una legge internazionale dovrebbe ottenere è che si dica sempre la verità su chi produce cosa. Mi sembra il minimo per rispetto a chi compra. Non si pensi che il prodotto imitante sia peggio dell’originale, perché questo non sempre è vero. Dipende da che latte si usa e da come viene lavorato il formaggio ma guardate che certi caseifici hanno personale qualificato, anche italiano, macchinari italiani, know how italiano e quelli che copiano formaggi svizzeri, tedeschi o croati fanno la stessa cosa, provenendo da quei paesi. Non si imita solo il Made in Italy. Prendono maestranze originarie dei paesi produttori e usano gli stessi procedimenti, con risultati spesso eccellenti. La differenza di gusto per il consumatore è minima, quasi impercettibile.
Le vetrine delle città d’arte abbondano di souvenir finto-italiani
Recentemente una giornalista che si occupa di fenomeni di costume, Margo Schachter, ha svolto una piccola inchiesta a Venezia, poi pubblicata sulla newsletter n.11 di Materia Prima, con riflessioni sconfortanti sulla nostra offerta: “Basta fare due passi per Venezia per toccare con mano quanto i primi contraffattori siamo noi. Ristoranti con spaghetti bolognese e pizza Hawaii, pasticcerie con cannoli veneziani (wtf?!) e bancarelle che vendono paste fluo e oli in bottiglie a forma di stivale (con il tacco)”, scrive la Schachter.
Le città turistiche italiane, come Venezia, Roma e Firenze sono invase da questi prodotti, spesso souvenir, gadget alimentari. Dove di italiano c’è poco o nulla. Più delle volte sono prodotti cinesi o indiani o nascono in Italia da ditte del sommerso cinese.
Le farfalle tricolori, gli oli tartufati, la linea delle salse: tutte bufale autorizzate
Nell’articolo si citano le paste di Nonno Mario, azienda piemontese che commercializza, tra le altre cose, “spaghetti tricolore ai tre sapori”, “farfalle fantasia italiane” e “farfalle fantasia multicolore”, la linea di condimenti di Artigiani Pastai Umbri, Bottiglia Italia, a forma di stivale col tacco. Persino Buitoni che in Svizzera e in Spagna fa sognare gli amanti della pizza con La Fina Haway (fatta con farina di frumento, ananas in acqua e zucchero, Edam, pomodori sminuzzati, spalla di suino cotta, olio di colza, zucchero, lievito, latte intero in polvere, sale, amido di mais modificato, specie ed erbe aromatiche, emulsionanti). Ancora il barattolo Alfredo Sauce di Bertolli, la cui etichetta recita “with fresh cream & aged italian cheese”. Ma ci vuole tanto a fare un sugo burro e parmigiano per le fettuccine?


