Lo street food ha origini nella notte dei tempi e lo si trova in ogni cultura con prodotti con una forte identità locale ma oggi non è difficile trovare ovunque lo street food di tutto il resto del mondo. Non a caso anche la pizza italiana è ormai dappertutto.
Oggi c’è chi sostiene che lo street food sia nato nel mezzogiorno d’Italia o nei vari Paesi del Mediterraneo ma non è vero. Il cibo di strada o street food che si voglia chiamare ha origini antichissime, nasce con le prime civiltà. Già nell’antica Mesopotamia si compravano alimenti per strada, così come nell’antico Egitto e nella Roma Imperiale come mostrano le botteghe scoperte a Pompei. Ma lasciamo perdere la storia e veniamo al presente.
La formula più vincente per consumare del cibo gustoso a basso prezzo
Lo street food è la forma ancora vincente per un pasto rapido, gustoso, economico, da consumare in qualsiasi momento della giornata, magari anche camminando. Non è la cosa più sana mangiare così, non seduti, distratti da altro. Ma è una delle forme al momento più diffuse e che accomuna culture lontanissime. Forse è anche lui frutto della omogenizzazione delle gastronomie del mondo ma di fatto è una formula similare che ovunque presenta prodotti sempre diversi. Ci appare uguale ovunque perché è nella natura umana mangiare. Inoltre è comodo fare uno spuntino per restare leggeri all’ora di pranzo, quando magari ci si deve mettere a lavorare di nuovo. Ma in ogni Paese sono diversi i cibi.
L’omologazione c’è anche nello street food. Anche nelle nostre città si trovano cibi di altre regioni e di differenti paesi del mondo
L’omologazione consiste nel fatto che cibi di differenti culture oggi li puoi trovare quasi dappertutto. Così le tapas spagnole, lo tzaziki greco, la pizza a taglio, la focaccia, la piadina, la pita, le empandas argentine, i burritos messicani, la kipe, la arepita de yuca, il fish and chips londinesi, i bratwurst, lo shish kebab li trovi ovunque. A Milano o a Roma come i tramezzini e i supplì o anche i mén ding ròu bing cinesi. Si tratta di un incrocio tra un raviolo e un panino fritto e si fanno rosolare in padella per dargli una crosticina croccante. Il ripieno prevede carne di manzo tritata, cipolle, zenzero e cipollotti.
Il cibo italiano forse è il più internazionale e il più copiato. La pizza, così come la pasta, il gelato e l’espresso si sono affermati da New York a Tokyo. Ma il cibo di strada è quello che più rappresenta un territorio, un gusto, un modo di mangiare. Per questo ha avuto fortuna in tutti i Paesi del mondo.
Un cibo che si mangia per strada tanto al sud come nel profondo nord
Secondo Gigi Padovani, giornalista gastronomo de La Stampa. “Sebbene esistesse già lo street food a Pompei, quello italiano vero e proprio nasce a Napoli intorno al XVII secolo. Dovuto ad una rivoluzione demografica: un grande aumento della popolazione in brevissimo tempo e questo portò alla necessità di sfamare molte persone con poche risorse. Così sono nati gli spaghetti e la pizza, ricette economiche e umili che furono le prime ad essere mangiate per strada”. Secondo Padovani il freddo al nord avrebbe impedito la cultura del cibo di strada, ma si sbaglia. Perché lo si trova a Venezia, come a Modena, a Firenze, come a Rimini così come in Austria o in Germania o a Londra. Se a Palermo c’è il pane ca’ meusa, con la milza, a Firenze c’è il panino con il lampredotto, uno degli stomaci del bovino.
A Venezia nei famosi bàcari si assaggiano i cicchetti e le moeche
Passeggiando tra le strade di Venezia, è facile imbattersi in piccole osterie tipiche chiamate “bàcari”. La specialità di questi locali sono i cicchetti. Ovvero il cibo di strada più famoso della città. Consiste in piccole fette di pane o crostini, farciti in più modi: baccalà mantecato, seppie, verdure, mozzarella o polpette di ogni tipo. I cicchetti sono cibi svelti, perfetti per essere mangiati al volo, senza sostare a lungo. Solitamente i bàcari sono locali molto piccoli, senza molti posti a sedere. Motivo per cui i cicchetti sono diventati una specialità di strada. Le moeche sono i gamberi pescati durante la muta del carapace, quando sono morbide e vengono mangiate vive. Ma non finisce qui. Parleremo ancora del cibo di strada italiano perché sarà sempre più uno dei capisaldi del nostro Made in italy nel mondo.



