Mer, 22 Aprile 2026

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Il vero Made in Italy è il saper fare

Il mondo si trasforma rapidamente, il Made in Italy sta cambiando. Molte materie prime arrivano da altri paesi e possiamo produrre ugualmente i nostri prodotti nel mondo pur restando nostri. Perché nostre sono l’idea, la conoscenza, il saper fare, i macchinari, gli istruttori, il marketing. Così i mercati si ampliano. I dazi non sono più un freno al nostro commercio. Il Made in Italy vive una nuova era di prosperità.

L’Italia è un paese unico al mondo. Perché si producono solo capolavori: nell’arte, nell’artigianato, nella moda, nella gastronomia, nelle costruzioni, nella meccanica e così via. In molti campi dove manualità, gusto e intelligenza trovano una possibilità di sintesi. Le nostre eccellenze, in qualsiasi ambito, sono famose in tutto il mondo. Tutto vengono in Italia per cercarle, per goderne, per acquistarle e in qualche caso per tentare di copiarle. In diversi casi ci riesce, tant’è che l’Italian Sounding, ovvero il prodotto che si richiama all’Italia ha molto successo. Nel campo gastronomico per esempio si stima abbia un fatturato doppio del prodotto italiano certificato.

Per questo motivo ritengo che più si vada avanti e più sarà difficile e complicato difendere l’italianità di fabbrica di un nostro prodotto. Anche perché i primi a saper copiare la gastronomia italiana, ma anche nella moda e nell’artigianato è così, sono gli stessi italiani emigrati all’estero e quelli che se ne vanno stanno aumentando giorno dopo giorno.

La nostra ricchezza vera è il saper fare

Su cosa si fonda questo concetto? Sul fatto che una volta imparata l’arte la si può riprodurre solo e soltanto se sai come fare, se sai come trovare e gestire gli ingredienti e i materiali base e come ricostruire o trovare i macchinari e gli arnesi necessari. Non c’è dubbio che un italiano che sapeva fare il formaggio in Campania lo potrà fare altrettanto bene in Australia, deve solo poter contare su ingredienti di qualità in tutto simili a quelli originali e non è più così difficile. In molti casi, all’estero, è già possibile trovare ingredienti anche migliori di quelli con cui si realizzano tanti prodotti italiani.

Prodotti meno inquinati, allevamenti più rispettosi della salute dell’animale. Quindi è vero che la capacità artistica, artigianale e la genialità di ogni operatore e di ogni città, ovunque ci sia storia, artigianalità, fantasia e tanto impegno, sono tradotte in differenti simboli e monumenti che possano rappresentarle. Ma attenzione che la nostra vera ricchezza è il saper fare, la conoscenza, non tanto più il prodotto, che resta imitabile, a volte in peggio, altre in meglio, ma quando è in meglio è perché c’è un italiano dall’altra parte del mondo a imitare e sa come fare.

Ogni Paese ha le sue caratteristiche distintive. Le nostre sono la creatività e la maestria

“Ogni nazione ha il suo marchio distintivo che caratterizza i propri prodotti e li fa risaltare per le loro caratteristiche esclusive. Il Made in Germany per esempio è sempre stato sinonimo di robustezza ed affidabilità. Il Made in USA è il segno dell’innovazione e l’avanguardia del prodotto. Il Made in Japan simbolizza l’alta tecnologia e la funzionalità. Il Made in Italy esprime l’eccellenza della creatività e della maestria” . Così afferma l’esperta del Made in Italy, Maria Laura Berlinguer, della quale parliamo in altre parte della rivista.

Moltissimi prodotti italiani di qualità sono stati concepiti come prodotti di nicchia. Poi però vengono apprezzati per la loro eccellenza e le caratteristiche peculiari e sono diventati dei prototipi dell’artigianato. Primo esempio può essere la moda italiana. “Nel campo della moda l’Italia si distingue per l’alta qualità dei tessuti, la perfezione delle rifiniture e la raffinatezza dei modelli che rendono il risultato superiore” dice sempre la Berlinguer. Molti capi sartoriali e stilisti italiani hanno fatto e continuano a fare la storia nel mondo.

Perché si continua a privilegiare il Made in Italy?

Da noi sono i piccoli produttori, gli artisti, gli artigiani, le persone impegnate nel realizzare un sogno, nel proseguire una tradizione familiare, nell’innovare, creare e realizzare stile e qualità. Badate bene che alla moda, all’abbigliamento, le calzature, i mobili e la gastronomia si sono aggiunte altri mestieri e professionalità, come le componenti tecnologiche degli appararti elettronici, articoli sportivi, materiali da costruzione, arredamento di lusso, per yachts, per ville, prodotti da giardinaggio, tutti i materiali e i macchinari per produrre olio, vino, formaggi, per tostare il caffè, per produrre cioccolato, per confezionare stoffe e carte da parati di lusso.

Non si può imitare il saper fare, quello è il vero Made in Italy

Da sempre gli italiani vivono l’artigianato come una forma di identità in cui tramandare le proprie tradizioni. L’artigianato Italiano, oltre ad essere il fiore all’occhiello del nostro Paese è l’identità culturale della nostra gente e si potrebbe realizzare una cartina geografica delle specialità artigianali indicandole per regioni o per distretti, tanto è caratterizzante. Ma i prodotti si possono imitare. Con materiali e procedimenti più economici e l’apparenza è la stessa, si, ma non la resa, non la evidenza agli occhi esperti. Cosa non si può imitare? La conoscenza. Il gusto. Il saper fare e l’ideazione. La scelta dei materiali. La capacità di saperli lavorare.

Nel 2022 l’Italian Sounding alimentare ha superato i 120 miliardi di euro nel mondo

Da anni ci si lamenta perché il Made in Italy è vittima di molte contraffazioni da parte di coloro che, approfittando del prestigio del marchio, lo utilizzano su prodotti che non hanno nulla di italiano, prodotti di scarsa qualità la cui fabbricazione è costata solo pochi euro al pezzo e che vengono poi venduti nei mercati locali a prezzi di molto inferiori a quelli degli articoli autentici Made in Italy. Tentare di bloccare le imitazioni è una battaglia persa in partenza. Bisogna attaccare e non difendersi. Ampliare e differenziare la gamma, rendere i prodotti più ricchi di ideazione, storia, gusto. Proporsi per insegnare a produrre all’estero nostri prodotti base, quelli più rappresentativi, dichiarando non il Made in Italy ma utilizzando il nome italiano e dichiarando che è prodotto all’estero.

Alcuni prodotti non saranno del tutto paragonabili ma ve ne sono che possono risultare anche migliori

Si può produrre mozzarella di bufala campana dop all’estero. Si, si può, trasferendo oltre oceano, via nave, la cagliata congelata di latte di bufala campana dop e lavorandola nei nostri macchinari, gli stessi che si usano nel caseificio campano, con personale campano, secondo i nostri disciplinari. Siamo sempre noi Italiani a gestire il processo, a istruire il personale, a vendere i macchinari. Il prodotto non viene messo in commercio come Mozzarella di bufala campana dop, sarebbe una menzogna, ma come Mozzarella di bufala secondo lo stile italiano. Il vantaggio è il costo che si abbassa, la possibilità di praticare un prezzo concorrenziale con i prodotti esteri privi di dazi, più conosciuti e più scadenti.

Invece che disperdere energie in battaglie perse in partenza, aumentiamo i nostri profitti producendo noi l’Italian Sounding, con l’apporto delle imprese italiane

Se il nostro prodotto fatto all’estero si afferma su questi mercati, ci saranno più introiti per le imprese italiane che producono le materie base, i macchinari, il personale e gli istruttori, per il brand Italia complessivo.  L’alternativa è che la mozzarella, quella vera, non arrivi mai su questi mercati. Costa troppo portarcela, ha il prezzo più alto al consumo, stenta a farsi conoscere. Vale per i salumi, per le paste, per le salse, per i vini non ne parliamo, per un monte di altri prodotti. La stessa cosa si può fare per tanti altri prodotti alimentari. Pizza a taglio, formaggi, vini, salumi, pani, dolci, sughi, paste… Abbiamo la gastronomia migliore. Basta che lo straniero l’assaggi e se ne innamora.

Il problema è che gliela dobbiamo portare a casa sua, non pretendere solo che venga a casa nostra. È chiaro cha la mozzarella prodotta e assaggiata in Italia resterà superiore, in questo caso è impossibile fare un prodotto migliore, ma in altri casi sarà difficile trovare differenze apprezzabili. Volete assaggiare una pizza a taglio di Gabriele Bonci a Chicago? O quella della pizzeria Curcio nella Ciudad Colonial a Santo Domingo?

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