In molti magazzini le derrate alimentari sono rimaste inutilizzate ma chi le aveva in carico ha pensato di disfarsene senza curarsi troppo se fosse passata la data di scadenza del cibo in magazzino.
Le frodi alimentari sono molto diffuse, specie dove mancano leggi e i controlli sono allentati o assenti del tutto perché si presta poca attenzione a questi pericoli per la salute dei cittadini. Si tratta di pratiche esistenti da tempo, ma la serie di cambiamenti di filiera e trasporti dopo la pandemia ha moltiplicato i casi in tutta la regione.
Col Covid molte derrate alimentari sono rimaste invendute a lungo
Arun Chauhan, esperto di reati finanziari, spiega quanto le chiusure di ristoranti durante la pandemia di Covid 19 abbiano determinato un accumularsi in magazzino di derrate poi rivendute nonostante la scadenza. In molti casi si tratta di benintenzionate deroghe, ma hanno contribuito ad aumentare la pressione già insostenibile sulle filiere alimentari. Andrea Tolu, giornalista studioso di alimentazione internazionale, sottolinea quanto nel mondo post-COVID diventi essenziale operare contro le frodi alimentari “in modo cooperativo tra operatori e consumatori”.
Le frodi sul biologico smascherate negli Usa
In un bellissimo articolo apparso su Harvard International Review a firma Kathrin Auwater il 13 marzo scorso, si segnala che le vendite negli Stati Uniti sono aumentate da 26,9 miliardi di dollari nel 2010 a 52 miliardi nel 2021. Secondo il Pew Research Center, il 71% degli americani comprava nel 2016 da mangiare basandosi sulle informazioni nutrizionali e degli ingredienti in etichetta, dimostrando grande attenzione al momento dell’acquisto. Trey Wharton è solo uno dei tanti disposti a sacrificare un po’ del potere d’acquisto per garantirsi una dieta più sana: “Spendo di più ma credo di scegliere il meglio”. Così come Wharton, sono in tanti a credere nel comparto biologico della produzione e distribuzione alimentare e in ciò che dichiarano le etichette.
Perdere la fiducia dei consumatori è il danno più grande per una impresa
Purtroppo questi consumatori sono andati incontro a una forte delusione dopo gli scandali delle frodi. L’avvocato specializzato nel settore alimentare Baylen Linnekin scrive che l’etichetta bio dà agli operatori “l’occasione di far pagare al consumatore di più un prodotto” ed è qualcosa che alimenta le frodi, con la tentazione di chiamare biologico ciò che non lo è affatto. Per esempio nel 2018, un coltivatore del South Dakota ha incassato 71 milioni di dollari vendendo come bio un grano che non lo era. Ancora nel gennaio 2023, due produttori del Minnesota sono stati scoperti a vendere raccolti ottenuti con prodotti chimici ma etichettati biologico. Questo succede negli Stati Uniti ma state pur certi che succede ovunque.
In Italia si eseguono molti controlli sui prodotti alimentari ma non basta
Per fare un esempio solo nel primo semestre del 2000, ben 590 delle 4.802 aziende alimentari ed esercizi di ristorazione controllate dall’Ispettorato centrale repressione frodi del Mipaf (circa il 12,3 per cento), sono risultate colpevoli di sofisticazioni, adulterazioni, imbrogli. Il record delle infrazioni tra i prodotti spetta senz’altro al riso con il 29,2% dei campioni esaminati irregolari, seguito da latte e formaggi (fuori norma il 18,8% dei campioni), dalle conserve vegetali (16,8%), da liquori e distillati (13,6%), dal miele (12,9%), dagli oli extravergine di oliva (10,1%) e dagli oli di semi (9,5%), dal vino, mosti e aceti (9,1%), da sfarinati e paste (8,1%).

La mozzarella di bufala fatta anche con latte vaccino e il miele con gli sciroppi, non si muore ma si paga di più un prodotto scarso
La mozzarella di bufala prodotta con latte vaccino mescolato a quello di bufala. Il miele millefiori venduto come mono floreale, l’olio extravergine di oliva che invece era olio di nocciola o di arachidi al quale era stato aggiunto qualche grammo di clorofilla per dargli un colore verde. Frequentemente si commerciano come Italiani oli di oliva provenienti da altri paesi, come la Tunisia o la Spagna dove il sistema di lavorazione è meno elaborato e il prodotto meno caro perché di minore qualità. C’è dell’aceto balsamico di Modena che arriva da Afragola.
Nel caso dei formaggi, un’azienda romana è divenuta leader nel Lazio grazie ad un formaggio di Norcia che non aveva nulla a che vedere con la cittadina umbra. Nei ristoranti cinesi, si è riscontrato in qualche caso che si usa soia geneticamente modificata senza avvisare il cliente.
Formaggi finti Doc, risi mischiati, paste spacciate per altre: come fa il consumatore a capire?
La lista delle frodi alimentari scoperte dai N.A.S. (Nucleo Anti Sofisticazione dei Carabinieri), non si ferma qui. Per esempio per i formaggi ce ne sono ottenuti con latte in polvere ricostituito, perché in altri Paesi è possibile farlo. Formaggi pecorini ottenuti da un mix di latte di pecora e latte vaccino senza dichiararlo. L’attribuzione di formaggio Doc a un prodotto che non ha diritto di fregiarsi di questa designazione. Ma anche formaggi di provenienza estera venduti come tipici di una regione italiana. Le frodi nel latte pure sono tante. Si basano quasi sempre sulla percentuale di grasso differente da quanto dichiarato. Oppure latte fresco ottenuto da uno pastorizzato o da uno ricostituito da latte in polvere. Sono tutte frodi che non creano tanto pericolo alla salute e rischiano così di non essere scoperte ma sono un danno qualitativo e quindi economico per chi compra.
Tutto si può modificare, bisognerebbe essere specialisti per rendersene conto
Quasi tutti i prodotti si prestano a frodi del genere. Per esempio al miele si può aggiungere zucchero o vari tipi di sciroppi: di mais, di riso, di zucchero invertito, di inulina ad alto fruttosio. Ci sono dei marcatori che svelano le frodi ma il consumatore può capirlo solo se ha un palato talmente fino educato da riconoscere il sapore del miele di api da queste truffe.
Per la pasta si usano farine di grano tenero anziché di grano duro che compromettono le qualità organolettiche del prodotto. Si mangia e non si muore ma si paga di più un prodotto più scarso. Ugualmente c’è chi ricorre a cereali meno costosi, come semole avariate o di pessima qualità o chi usa additivi per colorare e imitare le paste migliori, per esempio quelle all’uovo. Nel riso si vende spacciando per qualità migliore una minore o miscelando diverse qualità di riso per poi vendere il prodotto come fosse tutto quello di qualità migliore.
Oppure vendendo per italiano un riso estero o con aggiunta di chicchi rotti, mal conservati o vecchi. Nelle uova si vendono per fresche uova che non lo sono o si bara sulle categorie, nel senso che quelle di galline in batteria valgono meno di quelle degli allevamenti a terra. Sono tutte frodi che solo una indagine specialistica può smascherare e per questo si fanno continui controlli e leggere le etichette può non essere sufficiente.
Invece di perdere la fiducia il consumatore deve imparare a dove riporla
Di fronte a questi scenari è facile che il consumatore perda fiducia e si senta smarrito, poiché non dispone degli strumenti che gli consentano di far fronte a certe frodi. Si sente in balia dei truffatori e senza armi per difendersi. Per questo sono nate le Associazioni dei Consumatori e riviste come Altroconsumo e Il Salvagente che realizzano una informazione attenta su questi fenomeni, anche attraverso periodici Test sui prodotti, analizzati da una equipe di esperti e valutati in rapporto alla qualità/prezzo, facendo poi nomi e cognomi dei marchi analizzati. Non sempre e per forza il prodotto più costoso è matematicamente il migliore.
Fidatevi di chi mette la faccia o il proprio nome su un prodotto
L’altro consiglio che sentiamo di dare al consumatore è di informarsi sempre di più sulla qualità dei cibi che ama e che compra più spesso e di affidarsi ai negozianti più di fiducia, nel caso delle botteghe o a quei marchi di supermercati che hanno più esperienza e praticano politiche commerciali basate proprio sulla fiducia e sulla qualità. Per esempio nei supermercati spesso si trovano prodotti con il marchio stesso del supermercato. Fanno concorrenza ad altri promossi dalla pubblicità e spesso costano meno.
Non sempre la pubblicità è una garanzia di qualità. I prodotti a marchio del supermercato non sono passibili di frode, perché la Compagnia non mette a rischio il proprio nome per una operazione di truffa così ridicola. Il guadagno di un supermercato è sulle grandi vendite e sul gap con i prezzi di acquisto in grandi quantità, non si mette a rischio per una frode su un prodotto, come può essere per un piccolo commerciante. Non avrebbe senso rischiare di perdere la faccia per vendere un vasetto di pesto con un’etichetta falsa o delle uova scadute. Fidatevi di chi mette la propria faccia e il proprio nome su un prodotto.



