Mer, 22 Aprile 2026

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Export: l’Italia ci potrebbe aiutare di più, il mercato ci sarebbe

Un importatore di Il Made in Italy dichiara: “il nostro prodotto è sempre molto richiesto ma farlo arrivare sui mercati stranieri non è facile se non c’è un sostegno da parte delle istituzioni pubbliche con Fiere, Promozioni, Campagne di comunicazione per raccontare la qualità superiore del nostro prodotto

Pasquale Sicignano e sua moglie (e socia) Ruth Garcia sono importatori di prodotti italiani a Santo Domingo dal 2009, con la società Special Food. Trattano prodotti secchi che non necessitano di refrigerazione, per il momento, ma ci faranno un quadro di quelle che sono le potenzialità e le difficoltà di un mercato che sembra piccolo ma che consentirebbe enormi guadagni ai prodotti del made in Italy, se fossero presenti alcuni supporti istituzionali.

Pasquale Sicignano nella sede di Special Food -foto da sito aziendale su Facebook

Come sono stati gli inizi?

Inizialmente c’era molta confusione sia sulla documentazione che sui permessi che regolamentavano l’importazione. C’erano importatori improvvisati che pensavano di poter speculare sul cambio tra peso ed euro e sulla relativa facilità di guadagnare sulle differenze di prezzo con l’importazione di nostri prodotti.

Qui il vino deve essere sempre refrigerato per via delle eccessive temperature e questo comporta dei costi in più. La corrente pure aveva un costo elevato e quello che sembrava un affare a prima vista, poi non lo era di fatto alla luce di tutte le imposte e i costi che venivano messi sui prodotti.

Come funziona per la documentazione?

Con la regolamentazione attuale tutto questo è quasi scomparso. Oggi se vuoi importare devi avere una serie di certificazioni obbligatorie che ti deve fornire la ditta esportatrice in Italia e altre documentazioni per ogni singolo prodotto che importi, anche se dovesse solo cambiare il packaging. Ogni prodotto va registrato presso Salud Publica da noi importatori ma già a monte deve arrivare qui con una serie di documentazioni, analisi e dichiarazioni che servono all’esportazione.

Quali sono i prodotti che importi?

Attualmente noi non importiamo né vini, né superalcolici, né prodotti freschi che necessitano di refrigerazione. Questo richiede una logistica appropriata. Magazzini refrigerati 24/7 e anche mezzi di trasporto e consegna refrigerati. Questo sarà lo step dei prossimi anni per importare vino e salumi.

Invece importiamo tutti i prodotti trasportati in secco: pasta, riso, olio, vegetali in conserva, farina, pelati… prodotti natalizi, panettoni, torroni…

Dopo il Covid ci sono stati degli aumenti nei prodotti e nelle spese di trasporto?

Durante il Covid ci sono stati aumenti anche dell’80-90%. Se un container da 20 piedi, prima del Covid lo pagavi 800 o 2000 euro, poi siamo arrivati a pagarlo anche 5000 euro. Adesso stiamo rientrando quasi alla normalità preCovid. Gli aumenti sono rimasti ma dell’ordine del 10-15% in più. I costi maggiori erano per i voli aerei ma anche per i container sulla nave. C’è poi da considerare il costo del cambio di valuta. Il cambio col peso domenicano è oscillato anche di parecchio durante il Covid, ora è di 1€ per 62 pesos ma allora era arrivato anche a 75 pesos.

Uno potrebbe comprare dei prodotti in un periodo a un prezzo e quando gli arrivano dopo mesi il cambio è diverso e rischi di rimetterci, è questo che vuoi dire?

Chiaro. Normalmente il tempo di trasporto delle merci dall’Italia via nave è di 30-35 giorni. All’epoca del Covid le navi erano costrette a fare itinerari più larghi e ci hanno messo anche 3 mesi. La nave invece di passare da Panama, andava a Cartagena in Colombia, magari era costretta a stare ferma un mese…  Difficoltà enormi. Comunque siamo ancora qui.

Adesso la situazione è completamente sotto controllo?

In gran parte si ma non per tutto. Ci sono prodotti come l’olio extravergine di oliva che hanno subito aumenti alla produzione del 70-80% … non c’è abbastanza prodotto e i prezzi sono cresciuti.

Hai parlato dell’olio. Come fate a reggere la concorrenza degli spagnoli che in Repubblica Dominicana sono molto dinamici e numerosi, sia come aziende che come popolazione residente?

Sui settori nostri italiani, parlo di famiglie e ristoranti no ma nei supermercati e tuto il resto del mercato si.  Sia per un fatto di costi sia per un fatto di preferenze. Ciascuna comunità predilige i prodotti della propria terra, è ovvio. Rispetto al passato è migliorata anche questa situazione perché riusciamo a vendere prodotti italiani anche a clienti spagnoli.

In questo il prezzo li aiuta ovviamente?

Certo, noi in Italia abbiamo più oli di qualità e con prezzi più alti. La Spagna ha più quantità e meno qualità…

Infatti loro comprano i nostri brand per vendere meglio il loro olio…

Loro dicono il contrario, che siamo noi che usiamo il nostro packaging per vendere il loro olio, perché l’Italia importa molto olio dalla Spagna.

Vediamo un po’ di prodotti tra quelli che riesci a vendere maggiormente…

Il primo è essenzialmente la pasta. Noi abbiamo la rappresentanza del Pastificio Di Martino, pasta di Gragnano Igp, con un packaging disegnato da Dolce&Gababna. C’è una confezione fatta con la Mattel in rosa, con in regalo la Barbie Chef oppure i grembiuli Dolce&Gabbana venduti con la pasta.

Un’altra azienda che ci dà mote soddisfazioni è la D’Amico della Provincia di Salerno. Abbiamo 200 prodotti sott’olio, vegetali soprattutto.

Hanno comprato una fabbrica in Veneto specializzata per i funghi, la Logrò – D’Amico

Packaging Di Martino / Dolce e Gabbana da sito aziendale Facebook

I prezzi di questi prodotti rispetto all’Italia sono molto più alti?

Si anche del 50-70% in più. Poi dipende dal prodotto, perché non per tutti paghi sempre gli stessi dazi e ci sono le stesse documentazioni. Per esempio per importare il Nero di seppia e i peperoncini ripieni di tonno e le alici, per questi tre prodotti abbiamo dovuto metterli su una licenza specifica. Ogni licenza ha un costo. Il dazio doganale non è lo steso che si paga per la pasta.

Quindi potete vendere solo a negozi di alto livello, dove comprano clienti con grandi disponibilità di denaro?

Abbiamo una vendita a 360°, dalla grande distribuzione, ai ristoranti e anche con famiglie, che ci contattano per chiederci il prodotto che non trovavano al supermercato. Noi puntiamo molto al cliente dominicano e straniero. Ed è più facile vendere allo straniero i nostri prodotti che all’italiano, non perché non capisca ma perché apprezza di più. Se non è abituato a questo tipo di prodotto e gli spieghi come cucinarlo, una volta provato difficilmente lo abbandona. Qui ci sono pastifici con marchi italiani ma che di italiano non hanno niente. Ma non c’è paragone sulla qualità. Per esempio la pasta “Padova”.

Conviene a voi importare più tipologie del prodotto?

Per rivolgerci a clientele con diverse esigenze non ci limitiamo a importare uno o due prodotti ma la più ampia gamma possibile. Solo che su ogni prodotto devi fare un registro sanitario. Anche se il contenuto è paradossalmente lo stesso ma la confezione no, devi fare una licenza diversa per ogni confezione. E se dopo un anno l’azienda cambia confezione io devo fare una licenza nuova anche se il prodotto è identico…

Ma questo sembra un trucco per levarvi più soldi…

Potrebbe essere visto anche così.

Abbiamo l’olio extravergine in bottiglie ma anche in latta da 3 o 5kg. Accanto all’olio Dante all’extravergine classico abbiamo la confezione di olio al 20% extravergine e all’80% olio di girasole, per friggere. Poi c’è il Condisano che è composto da una parte di extravergine più un’80% di oli vegetali con aggiunte di vitamine ma con un prezzo del 60% in meno rispetto all’extravergine di oliva.

Degustazione Special Food – foto da sito aziendale su Facebook

Come glielo spieghi a uno straniero questa differenza tra prodotti simili?

Organizziamo delle degustazioni con clienti e ristoratori per spiegare le differenze. Ne abbiamo già fatte 5. Le facciamo nei ristoranti. Se non lo facessimo sarebbe impossibile da far capire. Anche un italiano che va al supermercato e vede una bottiglia da 0,75 litri di olio di oliva a 450 pesos (7,2€) e un’altra a 800 pesos (13€) chiaramente compra quella a minor prezzo pensando sia sempre la stessa cosa. Ma non è così. Se sa la differenza compra tutti e due gli oli e li usa per funzioni diverse.

Quali sono i prezzi attuali dell’extravergine?

Più o meno la latta al supermercato attualmente va dai 5-6mila pesos (80-97€), quelli spagnoli li trovi anche a 3000 pesos (48€). Quello misto col girasole costa quasi la metà di un extravergine.

Per importare un prodotto dovete prima avere il mercato, come fate?

Prima di importare un nuovo prodotto si fa un’indagine di mercato per capire la risposta. Ma il mercato della Repubblica Dominicana è un mercato particolare. Non ti puoi fidare della logica. Pensare che alle 10 di mattina qui si bevono superalcolici in spiaggia a 30° C.  È una cosa assurda per noi Italiani.

Cosa è che manca a voi importatori di prodotti italiani per migliorare il vostro lavoro?

Ci manca il supporto delle Istituzioni italiane, delle Camere di Commercio. Per esempio organizzando Fiere, Eventi, mandare uno chef italiano che non ci costi per fare degli eventi sulla pasta.

Ho conosciuto un importatore portoghese che riusciva a esportare olio con il finanziamento dello Stato. Ai francesi lo Stato regala il primo container per trasportare i prodotti.

Avete fatto presente questo all’Ambasciata?

Nei 18 anni che sono qui questo ambasciatore è l’unico che fa qualcosa. Ha organizzato due fiere dove noi importatori partecipiamo gratuitamente. È la prima volta.

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