La tendenza a preferire hamburger e patatine fritte sta dilagando nei paesi con le migliori gastronomie, come quelle del sud d’Europa. Con conseguenze gravi per la salute e per l’economia. Perché non porre una scritta dissuasiva, come per le sigarette, sul Junk food?
Quello che costa meno, in tempi di crisi economica, diventa vincente. Il problema c’è sempre stato ma ampliandosi la fascia di povertà, a causa della crisi energetica e di altri fattori politici e sociali, è ovvio che sempre più persone cerchino di arrivare a fine mese ricorrendo a ciò che pesa meno nella propria bilancia economica familiare.
Un’alimentazione sbagliata provoca disturbi e malattie. La salute dipende molto anche da ciò che mangiamo
È stato rilevato un incremento di consumo di cibo spazzatura (junk food) e un ricorso sempre più ampio al cibo delle hamburgerie, il cosiddetto fast food, che si basa su panini imbottiti e patatine fritte. Imbottiti di cosa e fritto con che olio? Già lo sapete.
Ma lo sanno anche coloro che fanno queste scelte, solo che non viene data loro grande possibilità di agire diversamente. La soluzione più facile ed economica è il fast food anche se sappiamo che fa male. I Governi dovrebbero invece incentivare ciò che fa bene alla salute pubblica.
Da più parti si solleva il problema e si lanciano appelli ma non basta
Della cosa si sono occupati recentemente a Milano i “soliti esperti”, che però mi paiono sempre più inascoltati, alla prima Conferenza Mondiale sulla Dieta Mediterranea, organizzata dalla International Foundation of Mediterranean Diet (Ifmed). Che storicamente è la dieta che consente a gran parte del nostro paese di godere di un regime alimentare più salubre e anche più ricco di benefici per la salute.
La preoccupazione è soprattutto salutistica ma anche economica. Questo tipo di alimentazione può causare malattie croniche – come disturbi cardiovascolari o diabete – e portano al sovrappeso, un problema che sta crescendo in gran parte del mondo. Ma crea anche un danno alle aziende locali produttrici di alimentazione sana e quindi all’economia in genere.
In Grecia si consuma il 70% in meno dei prodotti mediterranei
In Grecia addirittura si consuma il 70% in meno dei prodotti definiti mediterranei rispetto agli anni ’80 e la stessa tendenza si riscontra negli altri Paesi dell’Europa meridionale. Già nel 2019 uno studio pubblicato su ScienceDirect avvertiva già che gli spagnoli “si stanno allontanando” dalla dieta mediterranea, mangiando tre volte più carne, latticini e zuccheri di quanto raccomandato, e un terzo in meno di frutta, verdura e cereali. Cioè si mangiano cibi con più calorie e meno ricchi di fibre e micronutrienti.
Attualmente in Spagna un terzo dei bambini e degli adolescenti è in sovrappeso
In Spagna solo il 15% della popolazione segue questa dieta che si basa su olio extravergine di oliva, molte verdure e legumi, cereali come riso, pasta e pane e il vino, bevuto con moderazione. Ma anche carni e pesci ne fanno parte seppur con una maggiore attenzione al tipo di alimentazione e di allevamento cui sono sottoposti gli animali.
Attualmente in Spagna un terzo dei bambini e degli adolescenti è in sovrappeso e uno su dieci è obeso. E tra gli adulti, secondo un recente studio dell’Istituto di Salute Carlos III e dell’Agenzia spagnola per la sicurezza alimentare e la nutrizione, il 55,8% della popolazione è in sovrappeso e il 18,7% obeso.
In Italia siamo costretti a promuovere la vecchia merenda pane, olio e pomodoro
Identica situazione si registra in Italia e non da poco tempo. Il 9 maggio se n’è parlato anche al Cibus, a Parma, la fiera agroalimentare più importante che si svolge nel nostro Paese, nell’appuntamento annuale “Pane, olio e pomodoro: la merendina più amata dagli italiani”. Fa un po’ sorridere il tentativo di stimolare nella mente dei lettori un ricordo degli anni ’50, quando la colazione era “più povera” ma più sana. Oggi il supermercato ti propone una montagna di cereali da immergere nel latte, nello yogurt, da mischiare con frutta e soluzioni nutritive che hanno l’unico risultato di farti gonfiare e riempirti di calorie che non riuscirai a smaltire neanche correndo a piedi la mille miglia.
Intanto aumenta l’export dei pomodori e diminuisce la produzione di olio.
Da un lato prosegue la crescita dell’export italiano di pomodori in scatola e nel 2023 l’incremento è stato del 16%, raggiungendo un valore di circa 3 miliardi di euro. Dall’altro dobbiamo registrare un calo nella produzione olivicola. Gli effetti delle condizioni climatiche estreme hanno causato un calo delle quantità. L’aumento dei prezzi, l’onda lunga dell’inflazione e il clima di incertezza legato alle tensioni internazionali hanno inciso quindi sui consumi. In Italia abbiamo evitato il peggio, ma nella grande distribuzione le vendite sono diminuite del 10%. Le famiglie, o le mamme per meglio dire, preferiscono le merendine ricche di conservanti a una bella fetta di pane casereccio con olio extravergine e pomodoro schiacciato. Al quale aggiungerei un po’ di sale e una foglia di basilico. Se lo dovessi fare per me una strofinata d’aglio prima di schiacciare il pomodoro non potrebbe mancare.
I vantaggi del mangiare bene non sono solo salutistici
I vantaggi del mangiare sano sono innumerevoli e continuamente vengono rimarcati nell’indifferenza della tendenza generale ad acquistare le cose più rapide e che comportano meno lavoro. Il cibo mediterraneo consente un minor impatto ambientale e un maggior risparmio idrico. Una questione, quella della scarsità di acqua potabile, che diventerà sempre più pressante nei prossimi anni e che in alcuni paesi è già un’emergenza. Si è giunti alla conclusione che la dieta mediterranea ridurrebbe l’impronta idrica di circa 750 litri/pro capite al giorno. Un dato non trascurabile. Inoltre ha un’efficienza idro nutrizionale migliore. Cioè, fornisce più energia, fibre e sostanze nutritive per litro di acqua consumabile.
Ma allora perché si abbandona la dieta mediterranea?
Le persone di una certa età, sopra i 50 o i 60 anni, dimostrano una maggior attenzione verso il cibo più salubre. Il problema è nello stile di vita dei giovani. Ci si lascia condizionare dalla pubblicità. Si vede il momento della colazione del mattino come una rottura di scatole e si sceglie la soluzione più rapida. La merendina è gustosa, facile da mangiare e lo si può fare anche camminando. A pranzo è sempre più raro che la famiglia si riunisca e quando lo si fa hanno tutti fretta perché ci sono gli “impegni” che premono.
Saper cucinare poi è un dovere che le donne tendono sempre più a rifiutare e non tutti gli uomini hanno appreso in famiglia. Per fortuna alcuni single o separati vi sono stati costretti. C’è una minoranza crescente di uomini bravi in cucina. Attenti sommelier. Anche perché un piacere ma anche un plus che esalta il loro status nelle riunioni e negli incontri galanti.
Di fatto la maggioranza delle famiglie sta perdendo la dieta tipica e mangia come gli anglosassoni. I fast food “non sono alimenti sani, ma sono molto comodi da preparare“, riassume Ramón Estruch, professore dell’Università di Barcellona e coordinatore scientifico della Fondazione Dieta Mediterranea.
Le conseguenze sono gravi e comportano un aumento delle spese sanitarie
Per Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, si tratta di un “cambiamento preoccupante che segna il crollo del consumo di frutta e verdura e l’aumento di carne, salumi, uova, latticini grassi e zuccheri raffinati (ma anche bibite zuccherate gasate). Un duro colpo che conferma che tutti quegli stili di vita che da decenni noi italiani abbiamo importato da oltreoceano, sono entrati prepotentemente nella quotidianità delle nostre famiglie a partire dalle diete di matrice nordeuropea e nordamericana”.
Le conseguenze di questa crisi sono scontate: aumento dell’obesità (soprattutto tra i giovani), delle malattie cardiovascolari, del diabete, dei disturbi intestinali e dei tumori. Con conseguente rischio di infarti, tumori, paralisi, alzheimer.
Una soluzione ci sarebbe, come si è fatto con l’alcol e le sigarette, una scritta dissuasiva

Cibo a basso costo (pixabay)
Arginare le cattive abitudini non è facile ma per le sigarette e l’alcol in parte ci sono riusciti. Perché non provarci anche con i cibi trans e eccessivamente dannosi per la salute? Chiaro che si tratta di fenomeni di costume e una corretta educazione alimentare da parte dei genitori verso i propri figli, sarebbe l’ideale. Ma oggi i genitori sono meno informati dei figli. E i nonni, quei pochi che ancora si ricordano come si mangiava una volta, sono in via di esaurimento.
I fast food sono il problema. Chiaro che tutto dipende dalla quantità e dalla frequenza con cui se ne fa uso o abuso, ma per informare tutti, grandi e piccini, non bastano le trasmissioni del mattino in tv. Perché non tutte quelle di cucina insegnano a mangiar bene, sia chiaro. Per fare spettacolo si fanno dei pastrocchi inenarrabili e panne e besciamelle abbondano.
Ci vorrebbero maggiori campagne di sensibilizzazione da parte di enti e associazioni per promuovere la dieta mediterranea, evidenziandone gli effetti benefici sulla salute ma anche, come suggerivo, interventi dissuasivi posti sui cibi dannosi. Ne scaturirebbe una polemica tipo vegani/onnivori ma oggi è con queste polemiche che si fanno circolare le informazioni.



