Sab, 18 Aprile 2026

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I migliori vini al mondo? Le classifiche servono soprattutto a chi le fa…

La rivista inglese Decanter ha pubblicato la ventunesima edizione della propria classifica dei migliori vini del momento. L’Italia dietro Francia e Spagna arretra rispetto alle vecchie edizioni. Dubbi e critiche sull’uso di questi strumenti.

Diciamo subito che non deve impressionare se l’Italia ha conquistato una medaglia di bronzo dietro Francia e Spagna. Lo ha fatto con sei vini, uno in meno rispetto alla edizione precedente e tre in meno rispetto al 2022. L’Italia arretra? Se lo fa in tanti altri settori perché non anche in quello del vino? Poi bisognerebbe fare dei distinguo, di quali vini stiamo parlando, anche perché non si possono paragonare Supertuscan o i Bordolesi con i bianchi fermi spagnoli, coi Prosecchi e gli Spumanti, e via dicendo. Perfino nelle stesse categorie diventa difficile poter fare raffronti e dare dei voti. Al massimo si può dire questo per me è meglio di quest’altro.

Ogni volta bisognerebbe porre la questione del senso di queste classifiche ma a nessuno conviene rompere il giocattolo

Bisognerebbe sollevare la questione, ogni volta che si parla di classifiche, con quali criteri queste vengono stabilite. E infine a che servono le classifiche? E a chi? Hanno certamente una finalità molto importante per i produttori. Rappresentano una pubblicità notevole nel mondo dei sommelier, dei rivenditori e degli appassionati. Ma all’atto pratico, per la gran massa del pubblico, sono fumo negli occhi. In ogni caso sicuramente servono a chi le redige.

Come si possono compare tra loro vini distanti in ogni loro componente?

Questa di Decanter, come tante altre classifiche di vini, ristoranti, chef, è una delle liste più seguite: i 50 migliori vini del mondo! È come se prendessimo una cesta di frutta diversa e proveniente da varie regioni del pianeta e volessimo stabilire qual è la frutta migliore di quest’anno? Si potrebbe fare? Chiaro che no. Salterebbe agli occhi di chiunque che sono incomparabili le Pere Williams americane con le Ananas dei Caraibi o con il Mango Thailandese. E non solo per una questione di gusti. Guardate che per i vini è abbastanza la stessa cosa. Vitigni, storia, microclima, stagioni, potature, terreni, affinamenti, sono diversissimi per ciascuno di loro e le differenze sono ancora più marcate che tra i frutti, perché sul vino interviene pesantemente l’uomo a modificare, indirizzare, cambiare il prodotto della natura. Si dice che il vino si fa in vigna, vero, ma sempre di più si “corregge” in cantina.

L’anno scorso Wine Spectator aveva redatto tutta un’altra classifica, dove si premiavano i vini più entusiasmanti

Wine Spectator, altra rivista autorevole, americana, lo scorso anno aveva stilato una classifica dei 100 migliori vini al mondo nella quale aveva trionfato il Brunello di Montalcino 2018 DOCG della fattoria di Argiano e nei primi 10 ce n’erano tre italiani, quattro americani, tre francesi, un neozelandese e nemmeno uno spagnolo! I criteri di selezione sono qualità, valore e disponibilità o reperibilità (availability). Non una lista dei desideri ma una guida alle cantine e un punto di riferimento per i produttori. In pratica funziona come la borsa. Più punti ti do e più vali. E quei punti, maliziosamente, potremmo pensare, li potrei anche comprare. Nella sintesi Wine Spectator riconosce da parte dei redattori che i vini premiati sono “the most exciting wines”, i più entusiasmanti. Come si calcola l’entusiasmo?  Non può che essere un criterio soggettivo di colui che valuta il vino. Certo delle regole te le devi dare e alla fine è ovvio che tutto è molto soggettivo e questo è funzionale, molto funzionale, a chi stabilisce le liste delle classifiche.

Nella classifica di Decanter trionfano i classici e cambiando l’ordine degli addendi la somma è identica

Comunque, tornando a Decanter e agli italiani in classifica si fa notare il Piemonte come regione più rappresentata. In altre parole i territori con maggior fama e blasone hanno ottenuto più punteggi. Tra i piemontesi, manco a dirlo, ci sono due baroli nella categoria “Best in Show”. Si fanno vedere anche Veneto e Toscana con un totale di 17 e 15 medaglie e tra i vini i primi sono l’Amarone della Valpolicella e il solito Brunello di Montalcino. Le altre regioni più rappresentate sono il trentino Alto Adige con 18 etichette. Interessante la presenza del primo vino dolce della regione che si piazza nella top 50 è Juvelo Passito Gewürztraminer 2022. Infine sono presenti con un numero ridoto di etichette Sicilia, Sardegna, Puglia e Campania. Significativa la presenza dell’Anthium Bellone del 2023 di Casale del Giglio nella classifica dei Top 50. Per la prima volta questa regione si piazza nella super classifica Best in Show, con un vino “raffinato, solido e generoso”.

Briccardo Vini di primavera in vigna – dal sito facebook

I migliori sei Italiani tra i Best in show sono:

• Barolo Broccardo – Bricco San Pietro 2020
• Azienda Agricola Monchiero – Montanello 2020
• Cesari – Bosan 2015
• Carpineto – Brunello di Montalcino Riserva 2018
• Cantina Andriano – Juvelo Passito 2022
• Casale Del Giglio – Anthium Bellone 2023

Una volta si diceva “Francia e Spagna purché se magna”

Questa espressione: “o Franza o Spagna, purché se magna”, è attribuita al fiorentino Francesco Guicciardini, che fu ambasciatore presso la corte di Spagna, diplomatico e condottiero al servizio del Papato, infine grande storico. Lo ricordiamo, qui, perché fu prima alleato della Spagna, poi della Francia, allo scopo di salvaguardare le Signorie dell’Italia, compresa la sua Firenze. Quindi tutto sommato, per traslato, salvaguardare le potenze del vino consentirebbe di continuare a vivere.

La Francia ha conquistato il primo posto con 12 medaglie nei Best in Show e 28 medaglie di platino grazie ai suoi campioni classici della Borgogna e dello Champagne, nove medaglie ciascuno nelle due categorie. Addirittura sono riusciti a farsi premiare un Beaujolais nei Top 50 Best in Show. In altri tempi sarebbe stata una bestemmia.

Subito dopo, la Spagna si è assicurata sette posti nella Top 50 della competizione e 89 medaglie d’oro, assicurandosi così il secondo posto nella classifica generale dei risultati DWWA 2024 e confermando la rivoluzione del vino di qualità nel paese.

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