A marzo 2024 si sono venduti meno vini italiani ai principali mercati occidentali ma grazie al Giappone e alla Russia, che ha fatto scorte del nostro vino, il mercato ha tenuto. Se non finisce la guerra in Ucraina continueremo a soffrire e non solo per il vino.
Veniamo da un anno (2023) in cui una serie di fattori congiunturali hanno determinato la crisi più difficile per l’esportazione del vino. Si sono fatti sentire gli effetti dell’inflazione, le tensioni internazionali tra le superpotenze, le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, in particolare quella alle porte dell’Europa, i cambiamenti climatici, i dazi dei cinesi sui vini australiani, i costi energetici e probabilmente c’è anche un cambiamento dei consumi.
In base all’ Observatorio Español del Mercado del Vino (Oemv), “analizzato da WineNews (31 maggio 2024), il commercio mondiale di vino è diminuito del 6,5% in volume, fermandosi a 9,8 miliardi di litri (-679 milioni). In termini di valore c’ è stato invece un calo del 4,7% e quindi a 35,9 miliardi di euro (-1,7 miliardi) con il prezzo medio che è aumentato leggermente dell’ 1,9% sul 2022, in parte a causa della pressione inflazionistica, con 3,66 euro al litro, un record. Esattamente come già successo nel 2009 (nel periodo della “Grande recessione”) e nel 2020 (Covid), gli anni di crisi economica globale non risparmiano nemmeno il vino.”
La tendenza critica continua e i segnali di ripresa potrebbero essere solo momentanei
Continua la tendenza critica dell’anno 2023 per le esportazioni di vino italiano in Asia. Infatti abbiamo dovuto affrontare un primo trimestre complicato. Se si chiude con un più davanti (3,1 nelle quantità e 3,9 per i valori) lo si deve solo al mese di marzo. Secondo le analisi dell’Osservatorio del vino UIV, sono drasticamente calati gli acquisti di Germania, Gran Bretagna, Confederazione Elvetica e Francia. A fronte di segnali positivi nelle vendite di spumanti (+7,3% a gennaio), fermi imbottigliati +2,7% e frizzanti +12,2% i prezzi medi perdono e questo significa che il mercato non paga più per compensare l’ultima annata in ribasso sul piano produttivo. C’è stata però l’impennata degli acquisti in Russia che ha tenuto in piedi le esportazioni italiane, con un +142,6%.
Putin ha messo accise e dazi sui vini occidentali come risposta alle sanzioni
Per rispondere alle sanzioni occidentali Putin ha rincarato le accise sui liquori e sui vini importati da Occidente e per questo i russi hanno fatto una corsa a comprare vini quando ancora non sono rincarati per le accise di stato.
Il presidente russo Vladimir Putin, a partire dal 1° maggio, ha imposto un aumento delle accise su vini e spumanti con aliquote destinate a crescere e forse a triplicare. Segno che a noi questa guerra in Ucraina fa più male che ad altri Paesi dell’arco occidentale. Se l’accisa sui vini fermi era a 34 rubli, dopo maggio è salita a 108 rubli e passerà a 112 a gennaio 2025 e a 116 a gennaio 2026. Per gli spumanti era a 45 rubli, da maggio 2024 passa a 141 rubli (tre volte) w a 147 nel 2025 e 153 nel 2026.
Per i vini liquorosi e le bevande sopra i 18 gradi le accise sono altissime 643 rubli adesso, nel 2025 669. E nel 2026 arrivano a 696 rubli. La vodka non rientra in questo regime.
Ecco spiegata la corsa ad accaparrarsi vini che già ora costano molo di più e speculare, presumo, sulla differenza.
Se non finisce la guerra in Ucraina questa crisi durerà a lungo
Questa situazione lascia prevedere però un futuro di crisi, anche perché le accise si incroceranno con nuovi dazi, che da agosto dovrebbero aumentare dal 12,4% al 20% sull’import di vino da Paesi percepiti ostili, tra cui Stati Uniti e Paesi europei.
Sempre che la guerra non finisca prima e possano cadere sanzioni e contro-sanzioni che non hanno fatto niente alla Russia e hanno messo in crisi chi in Occidente aveva floridi scambi commerciali con i russi. Ma sono proprio questi scambi commerciali che gli stati Uniti volevano colpire con questa guerra. Isolare la Russia dall’Unione Europea e indebolire i due partner commerciali. Alla fine hanno solo indebolito noi e la Germania e messo in crisi l’Ue. La guerra non la vuole più nessuno e ora neanche gli ucraini, che hanno raccolto sei milioni e mezzo di firme tra gli esuli in Europa, per chiedere la Pace. Una organizzazione di esuli guidata da Jurij Derkàch spara a zero contro il Governo di Zelenski che descrive come un traditore. (Sei milioni e mezzo di ucraini hanno firmato per la pace, ma il governo non ci ascolta – Youtube)
Intanto il vino italiano va meglio di quello francese
Mentre attendiamo che questa follia abbia fine e che l’Europa interrompa la carneficina e si faccia sentire ci consoliamo con i rossi dop imbottigliati. C’è una crescita in termini di 459milioni di euro (+2,8%) e un incremento dei bianchi Igp (+12,7%), del Prosecco (+7,8%) e dell’Asti Docg (+7,5%). Sono comunque momenti congiunturali in cui vanno monitorati costantemente i mercati… ed essere pronti ad abbassare i listini per la concorrenza dei vini degli altri continenti. Secondo la UIV anche in queste situazioni non bisognerebbe abbandonare la strada degli investimenti strategici di posizione, innovazione e ristrutturazione dei vigneti. Perché come diceva Chance il Giardiniere (Peter Seller) nella bellissima pellicola “Oltre il Giardino” dopo l’inverno viene sempre la primavera!



