La stagione turistica 2025 in Costiera Amalfitana volge al termine e, con essa, si chiude un lungo periodo di emozioni, lavoro intenso e connessioni umane. Al Caruso, Belmond Hotel Amalfi Coast, due protagoniste raccontano il loro modo di fare ospitalità: Sabrina Giordano, HR Manager, e Nunzia Campanile, SPA Manager. Due mondi apparentemente distanti — quello dell’ufficio affollato, tra colloqui e richieste del personale, e quello silenzioso e profumato della SPA — che si incontrano su un punto fondamentale: l’accoglienza non è solo servizio, ma ascolto, empatia e connessione.
La doppia anima dell’accoglienza al Caruso Belmond Hotel
Ogni stagione turistica porta con sé tensioni, imprevisti, soddisfazioni e momenti di gioia condivisa. Per chi lavora nell’hospitality, accogliere significa molto di più che garantire un servizio impeccabile: significa entrare in relazione con l’altro, comprendere stati d’animo e bisogni, adattarsi alle circostanze e, soprattutto, saper donare tempo e attenzione.
Da una parte, l’ufficio di Sabrina Giordano, sempre aperto e vissuto come una seconda casa da chi lavora in hotel. Dall’altra, l’ambiente ovattato di Nunzia Campanile, dove gesti, silenzi e rituali diventano strumenti di comunicazione. Due esperienze che dimostrano come l’ospitalità non sia solo fatta di panorami mozzafiato, ma soprattutto di persone.

Sabrina Giordano: la vita tra lavoro e famiglia
Per un’HR Manager la sfida quotidiana è duplice: coniugare il ruolo professionale con quello familiare. «Non è facile essere madre e lavoratrice insieme», racconta Sabrina. «Spesso rinuncio a momenti importanti con mio figlio, ma sono felice del lavoro che faccio». Il suo ufficio diventa un punto di riferimento per colleghi che cercano ascolto, consigli e, a volte, solo uno spazio in cui sfogarsi.
La maturità professionale, spiega, l’ha resa meno rigida rispetto agli inizi: «Ho imparato ad accettare le sfumature. Non tutto è bianco o nero: comprendere le differenze è ciò che permette di crescere davvero». La sua idea di accoglienza passa dunque dal riconoscimento delle persone, dei loro bisogni e della loro unicità.

Nunzia Campanile: la bellezza come equilibrio interiore
Se per Sabrina l’ascolto è fatto di parole e dialogo, per Nunzia la connessione con l’ospite avviene attraverso i sensi. La SPA del Caruso è un luogo sospeso, fatto di tisane, profumi e gestualità precise. «La felicità si riflette sul corpo», spiega. «Gli occhi brillano, la pelle diventa luminosa, i movimenti più armoniosi».
Il massaggio è per lei uno scambio di energie: «Capita di incontrare ospiti che ti trasmettono pace e allora il lavoro diventa un piacere reciproco». Un elisir di eterna giovinezza? «Non esiste», risponde sorridendo, «ma un aperitivo al tramonto, una passeggiata a piedi scalzi e il panorama di Ravello sono i migliori antidoti al tempo che passa».
Il valore umano dietro la chiusura della stagione turistica al Caruso Belmond
Con la fine di ottobre, le porte della SPA si chiudono, gli uffici si svuotano e gli ambienti si preparano al lungo inverno. Eppure, le connessioni nate in una stagione non si interrompono. Restano nei sorrisi dei dipendenti, nei ricordi degli ospiti, nei gesti quotidiani che hanno fatto la differenza.
Per chi lavora in hotel, la pausa invernale è tempo di riflessione, di bilanci, di programmazione. Ma è anche un momento in cui l’accoglienza cambia forma: diventa introspezione, ricordo, cura di sé.
Costiera Amalfitana, ospitalità che va oltre il turismo
La chiusura della stagione turistica in Costiera Amalfitana è un rito collettivo che ogni anno porta con sé malinconia e speranza. Ma è grazie a professioniste come Sabrina Giordano e Nunzia Campanile che l’ospitalità si rinnova continuamente, trasformando un soggiorno in un’esperienza umana indimenticabile.
Accogliere significa aprire le porte, sì, ma anche saper ascoltare, comprendere e accompagnare chi arriva. E questa è la vera ricchezza della Costiera Amalfitana: non solo il suo paesaggio, ma le persone che lo abitano e che ogni giorno scelgono di donare tempo ed emozioni a chi la visita.
Emilia Filocamo



