Mar, 21 Aprile 2026

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Davvero il turismo non ha futuro in Italia?

Il grido di allarme lanciato l’anno passato dal ministro della sanità tedesco in vacanza in Emilia e Romagna sul fatto che “Non ci sarà futuro per il turismo italiano con questi cambiamenti climatici, per il troppo caldo”, non ha lasciato nessun segno tangibile. Tutto procede come se non fosse successo niente.

Quando l’anno scorso il ministro della Sanità della Germania Karl Lauterbach sosteneva che in Italia “il turismo non ha futuro” per via degli effetti della crisi climatica, è sembrata la solita polemicuccia estiva, di fatto evaporata alla fine delle vacanze. Era il 23 luglio e Lauterbach, in vacanza tra l’Emilia Romagna e Toscana, su X (twitter) scriveva che “l’ondata di caldo qui è spettacolare. Se le cose continuano così, queste destinazioni di vacanza non avranno futuro a lungo termine. Il cambiamento climatico sta distruggendo l’Europa meridionale“.

La ministra Santanché non comprese l’allarme del suo collega tedesco

Com’era logico aspettarsi la ministra del Turismo Daniela Santanché non comprese la portata della riflessione che imponeva la frase del suo collega tedesco. Si trincerò dietro un commento nazionalistico, che poteva fare un ultras della curva allo stadio, ribadendo “che intanto lui era venuto a passare le vacanze in Italia come molti suoi connazionali”, come se il tema fosse dove sia meglio andare in vacanza. Ma il tema è un altro. Molto più serio e cioè: cosa ne sarà del turismo, in Italia e nell’Europa meridionale, se perdurano i cambiamenti dovuti alla crisi climatica?

Il rischio è un danno di due trilioni di dollari

In un articolo apparso su Bloomberg, le sole alte temperature estive per l’industria dei viaggi nell’Europa meridionale potrebbe causare una perdita costo di 2 trilioni di dollari! Le scene viste in Grecia nella seconda metà di luglio, con migliaia di vacanzieri costretti a fuggire dalle isole di Rodi, Corfù ed Eubea, si sono poi replicate in Italia, dalla Sicilia alla Puglia. Fughe che potrebbero ripetersi quest’anno oppure non verificarsi più in futuro per l’assenza dei turisti.

Cosa fare per affrontare l’emergenza delle ondate di calore estive?

Dobbiamo rassegnarci che si ripeta l’incubo che spaventa i turisti, oppure possiamo mettere in atto delle soluzioni che consentano una stagione economicamente fortunata del turismo nel sud d’Italia? Fermo restando che l’unica risposta sensata sarebbe un cambiamento nello stile di vita che consenta di contrastare il peggiorare della situazione climatica ma questo non dipende solo dall’Italia e non lo si potrà ottenere in un lasso di tempo relativamente breve. Per cui l’adattamento alla realtà ci sembra l’unica strada percorribile per salvare la nostra economia che dipende in larghissima parte dal turismo.

Gli scenari europei mostrano problemi per le zone costiere in base a differenti livelli di innalzamento delle temperature

Nel 2022 venne diffuso lo studio “Impatto regionale del cambiamento climatico sul turismo europeo”, pubblicato su “economiacircolare.com”, ma passò del tutto inosservato. Invece ha un valore enorme, specie alla luce del caldo estremo che si ripeterà questa estate e ad ogni estate futura.  Realizzato dal Centro Comune della Ricerca Europea  (JRC), il documento analizza in che modo l’industria del turismo, che “contribuisce in modo significativo al PIL europeo”, sarà impattata dal cambiamento climatico. Ovvero come cambieranno le cose per il turismo europeo da qui al 2100. Nello studio vengono poi simulati gli impatti dei futuri cambiamenti climatici sulla domanda turistica per quattro livelli di riscaldamento (1,5°C, 2°C, 3°C e 4°C) in due percorsi di emissione. Chi ne esce con problemi insormontabili è proprio l’Europa meridionale. Ad essere più colpite saranno le aree costiere, per via dell’innalzamento dei mari e della maggiore esposizione agli eventi meterologici estremi.

Le variabili umane sono quelle più imprevedibili nell’analisi dei comportamenti

Certamente il dato fisico e climatologico potrebbe avere diversa risposta nelle preferenze personali dei turisti. Magari non perfettamente a conoscenza degli impatti della crisi climatica sui luoghi che intendono visitare o perché indifferenti a tali problemi. Quindi vi sono variabili umane che non si possono facilmente ipotizzare. Gli scenari differiscono in base a un impatto molto diverso a seconda dell’incremento medio della temperatura, com’è logico.  Se gli incrementi dovessero raggiungere livelli di aumento di 3 o 4° C i cambiamenti potrebbero essere disastrosi per la vita stessa degli abitanti, non solo per i turisti.

Potremmo decidere di andare al mare nel Galles occidentale piuttosto che in Andalusia o in Sicilia

Chiaramente diventerebbero più attraenti le località delle regioni dell’Europa centrale o settentrionale a scapito di quelle meridionali. Già adesso la previsione è che vi sarà nel futuro un aumento dell’80% della domanda turistica proprio nelle regioni del nord rispetto al 2019. Si prevedono tassi di crescita superiori al 3% nel numero di pernottamenti per un totale di 106 regioni. D’altro cando si prevede che 52 aree regionali in paesi come  Bulgaria, Grecia, Cipro, Spagna, Francia, Italia, Portogallo e Romania perderanno flussi turistici rispetto al presente. Così per fare un esempio le isole greche si prevede possano perdere il 9% del numero di pernottamenti mentre il Galles occidentale potrebbe registrare un boom di bagnanti del 16%. Fare il bagno nei meri del Nord non sarà più proibitivo per cercare un po’ di refrigerio. Mentre l’Italia con i suoi 8mila km di coste potrebbe perdere una domanda turistica ben oltre il 5%.

Si potrebbe modificare il piano ferie estive anticipando a maggio le vacanze e diluendole a scaglioni fino ad agosto

Il tentativo dell’Unione europea per ora non va oltre uno spazio comune di condivisione dei dati per il turismo. Non è una gran risposta. È come dire, più ne sappiamo e meglio ci regoliamo. Certo ma per fare che? Per chiudere alberghi, agenzie di tour operator e attività balneari in Sicilia e aprirle in Normandia? Non è una cosa plausibile.  Ci vuole ben altro.

Di fatto si può fare poco se non modificare il tempo delle vacanze, anticipando la stagione ai mesi di maggio-giugno e chiudendola da metà luglio a fine agosto. Questa potrebbe essere una risposta, significherebbe cambiare il piano ferie di enti e istituzioni pubbliche, delle scuole e delle imprese una volta per sempre, magari per diluire le vacanze che potrebbero svolgersi in un arco di tempo più ampio proprio per consentire a chi volesse recarsi nell’Europa meridionale di farlo prima dei picchi di calore. Sono cambiamenti epocali che richiedo scelte epocali. Se restiamo con le mani in mano nel timore di prendere decisioni impopolari o che non verranno seguite, il rischio di un tonfo economico è però elevatissimo.

Il Report 2024 sul le prospettive del turismo italiano dice che i viaggiatori aumenteranno rispetto al 2023 superando le stime pre pandemia

Intanto Visit Italy, il principale canale di promozione indipendente dell’Italia nel Mondo ha diffuso nel gennaio di quest’anno un Report 2024 -Il turismo del futuro. Un’analisi approfondita del turismo italiano, sui trend emergenti, le preferenze dei viaggiatori, i mutamenti nei gusti, le destinazioni più ambite e le prospettive di spesa turistica. Le proiezioni contenute nel Report indicano che il numero di viaggiatori nel 2024 supererà quello del 2023, con un 81% dei viaggiatori globali che prevede di mantenere uguale il numero di viaggi nell’anno in corso, di cui il 42% prevede di viaggiare più frequentemente. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), l’Italia si posiziona al quinto posto nel mondo per arrivi turistici internazionali, confermando un trend pre-pandemico. La Santanché può stare tranquilla, almeno sul fronte del turismo, le preoccupazioni del ministro tedesco sono cadute, come al solito, nel vuoto.

Un aumento del 3,53% è previsto rispetto al 2022, soprattutto di tedeschi

Lo si deduce ancor meglio dalle stime successive. I pernottamenti in Italia raggiungeranno quota 427.056.147, con un aumento del 3,53% rispetto al 2022. Tra i visitatori stranieri, i tedeschi sono al primo posto con 61 milioni, anche se non dovesse tornare il ministro della salute tedesco Karl Wilhelm Lauterbach, gli albergatori della Romagna possono tirare un respiro di sollievo. Dopo i tedeschi sono gli americani i più numerosi con 15 milioni. Le preferenze di viaggio riflettono una diversità di interessi, con il 63,7% che sceglie l’Italia per le vacanze, il 46,8% per le città d’arte, il 17,3% per le città di mare e il 12,3% per le aree montane.

Le attrazioni più gettonate nel 2023 includono il Palazzo Ducale di Venezia, il Parco Archeologico di Pompei e il Parco Nazionale del Vesuvio, con Roma al primo posto tra le destinazioni preferite su Visit Italy, seguita da Genova e Firenze. Forse Genova anticipa altre città d’arte come Venezia, Pisa e Napoli, perché luogo d’imbarco per crociere e targhetti verso Corsica e Sardegna.

Guardando al futuro nel 2024, gli arrivi promettono un certo dinamismo con un lieve calo degli arrivi tedeschi (-1,7%) e un aumento degli arrivi americani (+5,3%), britannici (+7,5%) e francesi (+6,9%).

Il problema non lo si affronta mai prima. Aspettiamo che ci crolli addosso con tutte le conseguenze drammatiche del caso

Volendo perdurare nello stupido gioco del nazionalismo, le parole del Ministro della Salute della Germania non sembrano suscitare alcuna preoccupazione nei suoi connazionali. Tuttavia questo non significa che il problema non sussista e non sia foriero di possibili problemi, come le fughe dell’anno passato di fronte alle ondate di calore. Purtroppo siamo abituati a non affrontare i problemi annunciati prima che si verifichino. Ma solo in loro presenza, quando il danno è fatto. Non credo che per il clima i governi avranno comportamenti diversi da quelli presi per inondazioni, frane o siccità. Aspettando che il sole arroventi le località balneari andiamo avanti, nella speranza che il problema, quando diverrà palese, tocchi a quelli che verranno dopo di noi, siano essi governanti, turisti o albergatori.

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