Mer, 22 Aprile 2026

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Il Ponte sullo Stretto di Messina: carte alla mano, si fa o non si fa?

Studi infondati, carte tenute nascoste e torna la paura di una cronica incapacità di certi ministri a gestire operazioni del genere. Se ne discute da 50 anni senza riuscire a giungere a un progetto chiaro e trasparente, in tutti i suoi dettagli. Intanto già oltre un miliardo di euro è stato speso, in un’area che necessita di Sanità, Scuole, Strade, Acquedotti efficienti per poter sperare nel futuro.

Se non puoi testarlo non puoi costruirlo. In queste condizioni il ponte non è fattibile.

Lo sostiene l’ingegnere Antonino Risitano professore ordinario di Progettazioni macchine all’Università di Catania, a proposito del progetto del ponte sullo stretto, presentato dalla Società Stretto di Messina, la concessionaria dello Stato per la costruzione dell’Opera. Ci vuole un macchinario apposito per effettuare le prove di resistenza dei cavi che sorreggeranno l’impalcatura e i piloni. Ma questa macchina non esiste. Se la si volesse costruire sarebbe di dimensioni gigantesche, ingestibile e solo per progettarla ci vorrebbero anni. Se da un lato Matteo Salvini vorrebbe partire al più presto, dall’altra come in un film di Totò e Peppino le carte dicono che nulla è ancora chiarito e che non si potranno rispettare i tempi desiderati e già slittati di 120 giorni. Secondo il professore sono le dimensioni elefantiache dei cavi, lunghi 5,3 km e del peso di 170 tonnellate, che li rendono non testabili. Mi domando allora come abbiano fatto a testare ponti simili, anche se più piccoli in Romania e in Giappone.

Un anonimo “esperto”(?) sul sito Fb Si Ponte risponde al professore Risitano

Sul sito Facebook SI Ponte, ho trovato una risposta senza firma e quindi passibile di essere infondata alle tesi dl professore Risitano. A prescindere dal fatto che se qualcuno ritiene di avere le competenze necessarie per rispondere a un docente universitario dovrebbe per lo meno qualificarsi, l’amministratore anonimo del sito in questione così si esprime:

“Da giorni circola in rete una nuova menzogna sul Ponte. Si tratta dell’ennesima bufala secondo cui il Ponte non sarebbe fattibile addirittura “per ammissione degli stessi progettisti”. Ovviamente non è così.
Le affermazioni sono relative ai cavi principali che, secondo queste voci, sarebbero dei “prototipi”, e a connesse sperimentazioni di “difficilissima esecuzione”, tramite “macchine colossali” e “tempi lunghi di esecuzione”.
L’anonimo relatore sostiene che i cavi in questione sono stati già impiegati per il ponte di Akashi, anche con diametro superiore a quelli previsti per il Ponte dello stretto.
Per le prove di fatica da sfregamento cavi si realizzano con martinetti idraulici e strutture di 10-15 cm e non con macchine di dimensioni colossali.
Infine ci ricorda, sempre l’anonimo fan del Ponte, che “dei cavi del Ponte di Messina si occuperà la multinazionale giapponese IHI, specializzata in cavi di sospensione per ponti sospesi di grande luce. Sempre la IHI ha progettato gli stessi in via definitiva.

Nell’ospitare questo intervento lo prendo con beneficio di inventario perché non è chiaro chi ne sia l’estensore. Tuttavia ho deciso di pubblicarlo perché non è facile trovare spiegazioni dettagliate pro ponte e non ho nessuna preclusione verso il Ponte, mentre ne ho verso chi non si qualifica quando parla in pubblico e chi non segue le regole previste dai codici e dai regolamenti per la realizzazione delle opere pubbliche. Se il prof. Risitano vorrà rispondere in merito accoglieremo il suo intervento su queste pagine.

La grande opera del Made in Italy rischia di diventare un’ennesima gaffe in mano al Governo

Non si placheranno mai le polemiche attorno alla realizzazione, vera o presunta, del Ponte sullo Stretto di Messina. Opera che, quand’anche fosse realizzata, in base al progetto di cui si parla e di cui non si conoscono tutti i dettagli, sarebbe una grande opera del Made in Italy. Diventerebbe il ponte più lungo ad un’unica campata, con i 3.300 metri sospesi sullo stretto. Superando il Çanakkale Boğazı Köprüsü che attraversa lo stretto dei Dardanelli in Turchia con 2.023 metri. Il nome tradotto significa Ponte della battaglia di Gallipoli del 1915, sospeso tra le città di Gallipoli e Lapseki, nella provincia di Çannakkale. È stato inaugurato il 18 marzo 2022 ed è il più grande della Turchia. Supera di 32 metri anche il Ponte dello stretto di Akashi in Giappone, portato dai sostenitori dell’opera come esempio che “se po’ fa”. Ma quello è in Giappone, le sue torri affondano in mare, l’impalcatura non ha una “luce” di 3.300 metri ma di 1.991 e non ci passa un treno sopra. Mentre lo stavano costruendo ci fu il terremoto di Hanshin (1995) che separò le due torri messe sul fondo marino di quasi un metro. I lavori proseguirono e ora il ponte in tutta la sua lunghezza misura un metro in più (3.911).

Cominciarono gli antichi romani a parlarne ma se non s’è mai realizzato un motivo ci sarà

Per restare ai nostri guai, del ponte se ne discute da almeno 50 anni, diventando ormai una delle opere più complesse e costose della storia del Paese. Più volte si è partiti lancia in resta per realizzarlo, per poi frenare rovinosamente faccia a terra. Chi prima lo avversava, come il Ministro Salvini, tuonando contro chi voleva un’opera in una zona sismica, ora ne fa la propria bandiera e sinceramente la cosa lascia abbastanza perplessi. Per lo meno sulle motivazioni di giudizi contrastanti da parte della stessa persona.

Ormai il consorzio Eurolink, gruppo di imprese che aveva vinto la gara d’appalto nel 2005, ha aggiornato il progetto del 2011, dal quale l’attuale governo intende ripartire per iniziare i lavori. Ma ancora una volta tornano le attese e le incertezze che sembrano aumentare invece che diminuire. Nel parlarne non riusciamo a scegliere un aspetto piuttosto che un altro, anche perché tutta la materia richiederebbe attenzione e spazi che non abbiamo a disposizione, per cui vi sottoponiamo i vari temi in discussione e lasciamo a voi la volontà di approfondirne uno o tutti quanti a scelta.

Aspetto tecnico di fattibilità della struttura, un rebus che dura da mezzo secolo

C’è un aspetto tecnico relativo al progetto, per il quale si pongono critiche alla sua fattibilità.  Anche al di là di quelle dell’ing.Risitano. Come abbiamo accennato all’inizio,  il progetto è molto ardito ma la risposta ai quesiti che pongono le Autorità, per autorizzarne la realizzazione, non sono ancora state fornite in toto. Da parte delle forze di opposizione del PD e dell’Alleanza Verdi Sinistra si sottolinea “la reticenza della Società Ponte sullo Stretto e del Governo a rendere pubblici documenti cruciali per una piena comprensione dell’entità e delle procedure che hanno riguardato il progetto”.

Non c’è il partito del No a tutto, c’è un partito del Si a tutto ma fuori delle regole

Questo ha scatenato una polemica francamente “pelosa” da parte dei fautori del progetto, come se ci fosse in Italia un partito del No a qualsiasi opera si voglia realizzare. Sarebbe facile rispondere che forse esiste un partito del SI nel fare le cose fuori dalle regole e poi succedono i disastri vedi Ponte Morandi. Quel ponte è stato ricostruito con le dovute garanzie che non fosse occasione di ruberie, come ogni opera pubblica o evento di rilievo in Italia. Recentemente anche per le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2025 sembrano emergere fatti indecorosi in tal senso. Invece di aumentare i controlli a tutela dei cittadini, il Governo attuale si infastidisce quando ve ne sono. Non scherziamo.

Se non si forniscono i documenti previsti dal decreto come fa l’opposizione a vigilare sulla trasparenza della impresa?

C’è un esposto depositato presso la Procura di Roma dalle opposizioni di Sinistra in data 1° febbraio, perché la società Sdm Spa ha “opposto più volte diniego alle richieste di fornire sia la relazione di aggiornamento al progetto, che l’atto negoziale, nonostante un componente del comitato scientifico avesse pubblicamente affermato di aver reso pubblica la suddetta relazione“. Per i parlamentari “il rifiuto” di consegnare “documenti espressamente previsti dal decreto“, “impedisce di esercitare un diritto e un’azione di controllo e verifica. La Sdm Spa si è rifiutata di consegnare l’atto negoziale che consentirebbe di verificare in quanto tempo la società Webuild ha riaggiornato un progetto complesso, vecchio di 12 anni“.

In effetti non si capisce perché non siano disponibili i progetti di un’opera pubblica tanto importante. Se manca la trasparenza a fronte di una spesa di oltre 15 miliardi, la cosa non depone bene.

(fine I parte)

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