Attualmente ristoranti italiani sono ovunque nel mondo. Ma di circa 600mila che se ne contano poco più di 2.000 lo sono veramente. Quindi è molto probabile che se vai a mangiare in un ristorante presunto italiano possa avere dele delusioni profonde che lo straniero non prova perché non sa la differenza.
Attualmente la cucina italiana va molto di moda nel mondo. In quasi ogni menù di ristorante, anche non italiani, si trovano pietanze tipiche della cucina italiana: di solito sono la carbonara, i risotti, il tiramisù, la immancabile pizza. Passeggiando per le strade di capitali straniere è facile incontrare insegne di ristoranti Bella Napoli, Venezia, Roma, La Dolce Vita, Dolce Italia, Il Girarrosto, Ciao Bella, …
Il menù è giù un buon indicatore di italianità del locale
Dando una scorsa al menù però chiunque si rende conto che quelle pietanze descritte come fossero italiane hanno poche chances di esserlo, perché il testo è sgrammaticato. Bolognaise, Fetuccini, Espaguetti, Mozarela, e così via. Certi errori denotano scarsa conoscenza della lingua e del prodotto che si propone di vendere. Il ché è già una indicazione pessima del risultato finale. In genere il risotto sembra più colla per manifesti, la pasta pure è scotta e insipida, la panna è ovunque meno dove dovrebbe essere, la pizza ha del salame e la chiamano Pepperoni, gli spaghetti hanno un sugo con delle polpette di carne, la lasagna è un mattone e le fettuccine all’Alfredo galleggiano nel burro. La cotoletta alla milanese è una tavoletta di legno, il tiramisù non è fatto con savoiardi (non sempre si trovano) e con mascarpone (molti non sanno cosa sia). Il caffè poi lasciamo perdere, una brodaglia amara.

Pasta Ragù Bolognese Imagen de Frank Reppold en Pixabay
Quando il ristorante di italiano ha solo l’insegna
Normalmente in questi ristoranti, italiani solo nell’insegna, sono male arredati, non c’è nessuno che parla l’italiano, se vai a vedere in cucina scopri che lo chef non solo non è italiano ma non c’è neanche mai stato e non sa nulla della gastronomia italiana.
La visione che hanno aall’estero del cibo italiano è abbastanza stereotipata. Spesso si pensa che in Italia si cucinino solo pasta e pizza, il che ovviamente non è vero. Niente si sa riguardo alle minestre, a tipi di pasta meno comuni come la calamarata o i bucatini o le trofie o le orecchiette. Non parliamo poi dei primi ai frutti di mare, delle verdure nei primi piatti, del brodo e persino dei iatti di carne e pesce come rana pescatrice o pezzogna o salmerino, delle quaglie o del coniglio. La cacciagione poi è completamente out.

Vini italiani-Immagine di djedj da Pixabay
Nella carta dei vini l’Italia quasi non c’è e se c’è è minoritaria
La carta dei vini per noi è un dramma, non solo per il costo delle bottiglie ma anche perché il 95% di quello che troviamo è spesso sconosciuto al nostro palato. Dipende dal paese in cui sei per trovare carte completamente diverse. Nel continente americano di vini europei se ne trovano ma quasi sempre sono i francesi tradizionali della Borgogna o di Bordeaux, ovviamente lo Champagne o gli spagnoli de la Rioja, Cava, Albanito. Dall’Italia, non si capisce perché arrivano solo marchi di grandi volumi o che in Italia non esistono come Carlo Rossi, Il Santa Margherita, tipologie del sud che neanche ricordo ma che non avevo mai sentito nominare in Italia. La maggior parte dei vini sono americani, australiani, cileni, argentini, anche neozelandesi ma dall’Italia arriva solo qualche Chianti, Prosecco, Lambrusco, Asti Spumante.
La decorazione dei locali con tovaglie a quadretti fa pensare alla trattoria italiana ma in Italia non si trova più
Non si vuole che i ristoranti tipici italiani siano decorati con tovaglie a quadretti stile scacchi. È una prassi abbandonata da tempo e che ritroviamo solo al cinema o in pubblicità. L’idea viene dal cinema di Hollywood, poiché nei loro film le tavole dei ristoranti italiani sono arredate con candele, tovaglie a quadretti bianchi e rossi, grandi piatti di pasta e caraffe di vino o fiaschi che non si usano più da 50 anni.
Una cosa alla quale si fa scarsa attenzione, anche in Italia, è che l’acqua non andrebbe portata sfusa, dal rubinetto, senza tappo e così anche per l’olio extravergine di oliva. Se la bottiglietta è già lì odoratelo e se sa di rancido rifiutatelo. Un ristorante italiano dovrebbe avere un olio extravergine d’oliva dell’annata in corso e servirlo in bottiglia per una degustazione ante pasto.



