Milioni, 64, 65, 66, crescono ogni anno. Vengono fagocitati negli hotel, spariscono nel tutto organizzato e ripartono. Vedono Venezia, Milano, Firenze, Roma, Napoli e poi? Il resto d’Italia resta a guardare? Aspetta il ponte sullo stretto?
Nel 2023 la spesa turistica internazionale ha raggiunto i 51,6 miliardi di euro, con oltre 85 milioni di viaggiatori, di questi ben 35 milioni sono transitati per l’Italia per turismo, spendendo 32 miliardi di euro, il 21% in più rispetto al 2022. Le Regioni che hanno ottenuto il maggior numero di turisti sono Lombardia, Lazio, Veneto e Toscana e si capisce bene perché. Le regioni del Sud lamentano la carenza di infrastrutture, che non sono certo il ponte sullo stretto, ma autostrade, ferrovie, porti e aeroporti, almeno come sono state costruite nelle Regioni del centronord, che penalizzano ulteriormente il Sud e le Isole, già distanti geograficamente dai flussi di traffico principali. Investire al Sud farebbe rendere molto di più perché le bellezze naturalistiche e paesaggistiche e quelle archeologico storiche non mancano di certo nel nostro Mezzogiorno.
Ci accontentiamo di quello che offre loro il Paese o potremmo incentivare dei flussi verso le zone meno battute?
L’ufficio Enit su dati Assaeroporti, sottolinea come mil 2023 sia stato un anno di crescita notevole rispetto all’anno passato. Al tempo stesso Eurostat afferma che ci aspetta un ulteriore incremento per l’anno in corso. Se nel 2023 l’Italia è stata la seconda destinazione europea per presenze con un +15% alle spalle della Germania che ha totalizzato un +19%, ma usufruendo molto del mercato interno, noi siamo invece un punto di attrazione notevole per il turista straniero. Sono previsti ben 65,8 milioni di turisti e 266,1 milioni di pernottamenti che, secondo Demoskopika, ci porteranno sul podio dietro alle solite Germania e Francia. Cos’hanno di più questi due paesi: il turismo interno e l’organizzazione efficiente. Se l’Italia fosse un Paese capace di sfruttare a pieno i tesori che possiede non ci sarebbe storia. Di fatti tutti i turisti del mondo vogliono o vorrebbero venire da noi ma poi qualcosa si inceppa, nella organizzazione si verifica un intoppo, escono offerte concorrenziali che fanno rinviare il viaggio in Italia, il turista in qualche caso desiste e dirotta verso Parigi e Berlino. L’anno che si è concluso era andato già molto bene, di pochissimo inferiore alle previsioni 2024, con 64,4 milioni di arrivi e 263 milioni di pernottamenti.
Dalla montagna di dati si capisce solo che ognuno li usa a proprio vantaggio
Ma lasciamo stare le cifre che rischiano rimbambirci e di non farci capire la realtà che tanto vorrebbero fotografare. È la tendenza tipica della stampa e di certa tv, quella di usare le cifre per dimostrare quel che non c’è. A seconda di come le uso e le interpreto posso dimostrare tutto e il suo contrario. Ve ne accorgete nei talk show dei politici, vengono armati di schede e tabelle, riportano dati, numeri e prove oggettive per portare l’acqua al proprio mulino e alla fine tu resti con gli occhi spalancati e inebetito. Chi ha ragione? La ragione va vista nel dato del trend, della tendenza che si realizza sotto i nostri occhi.
Le vacanze sono un caleidoscopio di diversità ma noi ci fissiamo solo su quelli che passano una settimana in hotel
Nel mondo c’è sempre più voglia di turismo, magari di breve durata ma viaggiare è uno dei piaceri della vita più a buon mercato ormai e riempie di progettualità la vita delle coppie e dei singoli. Viaggiano giovani, famiglie e anziani. I viaggi sono per lo più organizzati, intruppati, all inclusive, in hotel e pensioni a pasti inclusi, voli inclusi, escursioni libere. Altri scelgono le vacanze autonome, più o memo costose, dipende dal livello di follia di chi li organizza, soli o in compagnia ridotta, non sono da comitiva. Si dorme in tenda o dove capita, si viaggia in autostop o su mezzi di fortuna, in bici, a piedi, in vespa, in barca, in treno. La crociera è ancora un altro tipo di vacanza dispendiosa e, per me, inutile, ma c’è a chi piace ingrassare 10 kg vedendo l’oceano e qualche porto dei Caraibi o dell’Indonesia.

Turista fotografa Imagen de SplitShire en Pixabay
Come si potrebbe incrementare il flusso turistico indirizzandolo verso i piccoli borghi e i negozi di artigianato?
Al mondo degli affari interessa il dato complessivo non il tipo di turismo. Il totale di quanti arrivano, mangiano, dormono e per quante notti. Chiaro che la parte del leone la fanno gli hotel della Riviera romagnolo- veneta e della Versilia. Ma come si potrebbe incrementare il turismo e indirizzare verso forme di partecipazione a modalità più evolute, con maggiori soddisfazioni e maggiori interessi? Cosa proponiamo ai turisti che dormono in riviera? Discoteche, discoteche, discoteche e qualche rassegna di cinema, un po’ di sport e mangiate, sagre, eventi. Manca un disegno che porti il turista a viaggiare nell’interno, a toccare non solo le grandi città e le aree tipiche del mare e della montagna ma per esempio i borghi più piccoli, gioielli di artigianato, di storia e di arte e gastronomia che poco hanno da invidiare ai percorsi abituali.
Servono idee e collaborazioni tra piccoli comuni e organizzazioni di categoria
Secondo Raffaele Rio, presidente di Demoskopika la spesa del turista che verrà in Italia rischia di essere assorbita per una larga parte dall’aumento dei biglietti aerei. La parte maggiore del budget se ne va col volo. Chiaro che poi la coppia resta in albergo e sfrutta al massimo l’all inclusive, evitando di muoversi. Progetti allettanti andrebbero organizzati mettendo insieme itinerari brevi di piccoli centri a basso costo o con un’attrazione coordinata dei Comuni. Troppo realtà locali restano ai margini dei grandi flussi per motivi di spesa e per incapacità a organizzare itinerari che non debbono essere per forza noiose visite museali. Mi viene da pensare alla ricchezza dell’artigianato popolare e a come questo potrebbe legarsi a uno shopping illustrativo, magari anche coinvolgendo il turista nelle lavorazioni stesse, affinché si renda conto dell’abilità dei nostri osti, coltivatori, calzolai, ceramisti, liutai, vignaioli, pittori, scultori, sarti, giocattolai, e via discorrendo. L’Italia è molto ricca e nelle zone dimenticate lo è in maniera inverosimile.

Turista bici e accessori da Pixabay
Il business degli accessori da viaggio: potrebbe diventare il banco di prova della creatività artigiana
Un altro aspetto poco considerato quando si affrontano i temi del turismo e in cui l’Italia potrebbe giocare un ruolo determinante di fantasia e di commercializzazione è quello degli accessori di viaggio. Il business di questi accessori potrebbe diventare il banco di prova della creatività di chi lavora il cibo, il vino o la birra, il cuoio, i tessuti, le pelli, i metalli, i giocattoli.
Quando si intraprende un viaggio di accessori ne gestiamo tantissimi: cappelli, t shirt, valige a rotelle, zaini, poggia testa, porta bottiglie, occhiali, custodie per telefoni, occhiali, penne. Portachiavi, trova chiavi, spray per rinfrescarsi il viso, spray al peperoncino per i malintenzionati. Ferma capelli, borselli per documenti, fondine impermeabili per telefoni, orologi, occhiali. Per non citare i gadget per cani e gatti al seguito. Un business nel quale anche l’artigianato gioca un ruolo, con idee di simpatia e di curiosità.



