Le ricerche scientifiche a nostra disposizione hanno dimostrato che il nemico della salute non è la composizione dei cibi, cioè quante proteine, grassi, zuccheri contengono, ma il loro grado di manipolazione. Non sono il junk food sono cibi spacciati per genuini e insospettabili
Negli ultimi decenni, il consumo di cibi ultraprocessati è aumentato in misura crescente.
Ultraprocessati significa trasformati a livello industriale sostituendo gli ingredienti tradizionali con alternative più economiche e additivi – stabilizzanti, emulsionanti, gomme, lecitina, glucosio, oli di diverso tipo – che ne prolungano la durata di conservazione, facilitano la distribuzione centralizzata e creano dipendenza in chi li consuma.
Stiamo parlando di snack, bevande zuccherate, fast food e molti piatti pronti, che sono diventati parte integrante della dieta quotidiana di milioni di persone in tutto il mondo. L’eccessivo consumo di tali prodotti è associato a numerosi effetti negativi sulla salute. In genere sono alimenti che subiscono molte fasi di lavorazione industriale e contengono degli ingredienti che non è possibile trovare nelle nostre cucine e in natura.
“È la dose che fa il veleno” ma oggi la dose viene superata dal fatto che ricorriamo a snackers, bibite gassate e cibi pronti nell’arco dell’intera giornata
Sono ingredienti elaborati chimicamente. Additivi, aromi artificiali per dare il sapore di qualcosa che non c’è ma che ci piace sentire, grassi idrogenati e zuccheri aggiunti. Sono tutti veleni per la nostra salute. Come dice Cartesio è la dose che fa il veleno e qualunque veleno non ti uccide se lo assumi in piccole dosi. Quindi quando si dice veleni non dovete pensare a una sorta di stricnina che mangiando la merendina vi ucciderà. Il livello di tossicità cresce nel sangue lentamente e procura disturbi all’organismo, determinando malattie, non la morte istantanea. Infatti una dose limitata di questi cibi e bevande è tollerabile dall’organismo che provvede da solo a espellere gli elementi dannosi. Ma ora stiamo esagerando.
Valore nutrizionale zero ma sazietà tanta e la falsa speranza di aver ridotto le calorie
Gli esempi comuni includono: bevande gassate e zuccherate (le cole), snack salati come patatine e cracker, dolci confezionati, biscotti e merendine, pasti pronti surgelati o in scatola, cereali per la colazione altamente zuccherati, hamburger e hot dog di fast food. Gli aspetti negativi principali di tali alimenti sono numerosi. Sono quindi prodotti con un nullo o scarso valore nutrizionale. Non si mangiano per una necessità vitale ma per saziare il senso di fame. Sono poveri di fibre, minerali e vitamine e in pratica non servono a niente. Interrompono il senso di fame. Ma questo è funzionale solo al momento, per chi pigramente, non ritiene di avere tempo per un vero pasto e vuole interrompere la fame per continuar a lavorare, giocare, guidare, divertirsi, senza doversi fermare e mettersi a tavola.

Chips Imagen de Daniel Reche en Pixabay
Darsi delle regole è segno di maturità ma oggi sono i genitori che si comportano infantilmente
Attenzione perché questo atteggiamento di possibilità di rifiutare o procrastinare l’alimentazione, che è una cosa necessaria al corretto funzionamento della macchina corpo e anche della mente, sta espandendosi. Una società molto permissivista odia le regole: fare una colazione abbondante al mattino, fermarsi a pranzare almeno un’ora a metà giornata, cibarsi solo con prodotti sani e di stagione. Riposarsi prima di riprendere il lavoro e dormire il numero di ore necessarie a ricaricarsi la notte, sono tutti obblighi verso i quali cresce uno stato di insofferenza e non solo da parte dei più giovani.
Valore nutrizionale scarso: questi alimenti sono spesso poveri di nutrienti essenziali come vitamine, minerali e fibre. Al contrario, sono ricchi di calorie vuote, zuccheri e grassi malsani.
Il rischio di malattie croniche è molto elevato e anche di malattie mentali
Probabilmente da qui deriva un aumento generalizzato di rischio di malattie croniche. Quelli che chiamiamo allergie, intolleranze, disturbi e che vari studi hanno dimostrato essere attribuibili al consumo regolare di cibi ultra processati. Tra questi l’obesità, il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro.
Ma questi danni non riguardano solo il fisico bensì anche la salute mentale. I cibi ultraprocessati pare abbiano influenza anche sulla salute mentale, tra cui depressione e ansia. Questi effetti sono spesso attribuiti a infiammazioni sistemiche causate da diete povere di nutrienti e ricche di sostanze chimiche.
Sono il contrario dell’alimentazione sana del Made in Italy
Nei nostri spazi sulla qualità dell’alimentazione e l’importanza di mangiare bene per condurre una vita sana e duratura non potevamo trascurare questa tendenza che va nella direzione diametralmente opposta a quella della gastronomia italiana che vediamo rispecchiarsi nel Made in Italy. I cibi ultraprocessati sono il nemico del sano Made in Italy. Sono il nemico della nostra salute.

Caramelle ultraprocessate -Imagen de Shirley Hirst en Pixabay
Creano dipendenza perché stimolano rilascio di dopamina nel cervello
In genere si tratta di cibi progettati per essere altamente appetibili, che danno dipendenza alimentare (come fossero delle droghe) spesso combinando zuccheri, grassi e sale in modi che stimolano il rilascio di dopamina nel cervello, creando una sensazione di piacere e potenzialmente portando a comportamenti alimentari compulsivi. Avete presenti quelle finte patatine croccanti leggermente salate, che poi non si sa cosa siano, perché delle patate non c’è nulla nella loro composizione. Una volta che cominciate a sgranocchiarle non vi fermate più finché non finiscono tutte e se avete un altro pacchetto finite anche quello. Ecco quello è un esempio classico di cibo ultraprocessato.
Al Gambero Rosso hanno fatto la classifica dei “meno peggio”
Se n’è occupato anche la rivista il Gambero Rosso, che ha redatto un a classifica delle migliori o delle meno peggio tra quanti di questi chips vengono consumati in compagnia di un cocktail, davanti a un evento sportivo in tv, in un a festa di bambini, o in un party accanto a un o spumante fresco o con un boccale di birra. In corsa ci sono oltre 40 prodotti ma giudicabili meno peggio ce ne sono solo una decina. Il mercato dei chips è in continua crescita e un duopolio copre il 50% dei consumi: San Carlo /Unichips (compreso il brand Pai) e Amica Chips. Ingredienti patate, olio di semi di girasole, sale. Stiamo parlando dei meno peggio vi ricordo. Patate ma quali, da dove vengono? Non è dato sapere quanto ci sia di patate nell’ingrediente principale. Olio quante volte riusato? Non si sa.
Le prime classificate tra le meno peggio sono Lays-PepsiCo Food, un marchio della Pepsi., seguite da le Classiche della Conad, Eldorada dell’Amica Chips , pubblicizzata da Rocco Siffredi, le Chips dell’Esselunga e le Contadine di Ica Foods, storica azienda romana che vende anche Crick Crock e Puff, fritte in olio extravergine di oliva 100% e salate.
Che impatto ha sull’ambiente la produzione di questi cibi?
La produzione di questi cibi contribuisce significativamente all’inquinamento ambientale. La catena di produzione, dall’agricoltura intensiva alla trasformazione industriale e al confezionamento, utilizza grandi quantità di risorse e genera rifiuti inquinanti . Certo se in alternativa scegliessimo delle fette di pane casereccio condite con olio extravergine di oliva e pomodoro schiacciato e sale e basilico, il salto salutistico sarebbe del 1000 x 1000. Ma chi fa più merende sane come negli anni ’50? Il pane e cacio, il pane e prosciutto, il pane e tonno e capperi? I bambini vogliono gli snackers e per farli tacere i genitori preferiscono accontentarli, anche se così vanno incontro a problemi di salute.

Gelato con grassi idrogenati Imagen de Christine Sevdas en Pixabay
Quali alternative ci sono alle merendine ultraprocessate?
È essenziale aumentare la consapevolezza sui rischi associati al consumo di cibi dannosi e promuovere abitudini alimentari più sane e sostenibili. Ridurre l’assunzione di alimenti processati e optare per alternative più naturali può migliorare la qualità della vita e ridurre il rischio di malattie croniche. E di alternative sane ce ne sarebbero.
Ricorrere alla frutta fresca di stagione e alla verdura. Prodotti ricchi di fibre, vitamine e minerali per cui non si deve poi comprare integratori sottoforma di pillole o bibite. Utilizzare cereali integrali come avena, quinoa, riso integrale e farro. Si possono fare dischetti tipo pizzette con avena mista a un frutto e acqua. Quinoa è un vegetale ricco di vitamine. Il farro era l’alimento che i soldati romani portavano in guerra per alimentarsi. Scegliere proteine magre nelle carni di pollo, non di allevamento intensivo, o pesce o legumi. Ricorrere alla frutta secca come noci, mandorle, nocciole ottima per le proteine vegetali e la lotta alle malattie cardiovascolari.
Non si chieda la tutela allo Stato, ognuno ha gli strumenti per capire cosa mangiare e cosa evitare per la propria dieta
Non si chieda a Governi e Autorità di vietarle. Non sarebbe logico e democratico. Siamo noi consumatori che dobbiamo saper cosa mangiamo e come ci facciamo del bene o del male. Non abbiamo bisogno del Papà Stato che ci guida e ci dice cosa è bene e o cosa è male fare o mangiare o bere. Un adulto dovrebbe informarsi ed essere responsabile dei suoi atti verso sé stesso e i propri familiari. Se non lo fa non si deve invocare l’assenza di divieti. Al massimo lo stato può apporre una scritta sul cibo pericoloso tipo l’avvertimento che si usa per le sigarette. Questa è un a ipotesi possibile che le lobbies dell’alimentazione cercano di scongiurare. Oggi tutto è dominato dal principio che il profitto è la misura del successo, al di là di come viene conseguito. Il principio è il profitto non il benessere dell’uomo e della società. Questi sono i valori vincenti e finché gli elettori non li cambiano c’è poco da fare, ognuno deve arrangiarsi da sé per difendere la propria salute e quella dei propri figli.
Un libro spiega tutto per chi volesse saperne di più
Se volete saperne di più c’è un libro: “Cibi Ultra Processati” di Chris van Tulleken, medico e divulgatore, nonché pluripremiato giornalista della BBC, che ci spiega scienza alla mano tutto ciò che c’è da sapere, i danni che questo cibo può concorrere a causare: tra cui obesità, cardiopatie, sindromi metaboliche, tumori, depressione, demenza – e come difenderci. Un viaggio per conoscere, riconoscere ed evitare le trappole e le strategie dell’industria alimentare e difendere la nostra salute da uno dei suoi nemici.



