Mer, 22 Aprile 2026

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Il granchio blu fa disastri? Ce lo mangiamo!

Cinque amiche fondano un’azienda in Romagna per vendere granchio blu e altre specie alloctone. Un espediente appropriato per frenare l’invasione di una specie invasiva, che rischia di distruggere gli allevamenti di molluschi come cozze e vongole di cui è ghiotto.

Una volta un amico psichiatra mi fece notare che il blu non esiste nell’agro alimentare e che un prodotto blu da mangiare ci viene spontaneo rifiutarlo per questo motivo. Per provarlo, face un servizio per la tv, montò un banchetto in piazza, dove regalava fette di pane blu ai passanti, dicendo che avevano addizionate proteine e vitamine, ma nessuno si azzardava a mangiarle. La storia del granchio blu mi ha fatto tornare alla mente quell’istinto che abbiamo di avversità naturale a qualsiasi ingrediente di quel colore.

Poi in effetti qualcosa di tendente al blu l’ho scoperto, nell’ambito dei cavoli per esempio. Ma sulla vera identità del colore ci sarebbe da discutere tra blu, lilla, violetto e così via. Il sito Giallo Zafferano per esempio propone ben 141 ricette a base di granchio blu, formaggio di capra blu e cavolo blu…  Che dire a proposito del blù? Che non resiste nessun tabù!

È sbarcato dai mercantili cargo americani, da loro è una specie protetta

Bloccare il disastro che può causare questa specie alloctona, importata dall’America grazie alle navi cargo, è l’impegno di tutto il comparto della pesca. Lui vaga nei nostri mari dal 2008. A questa data risale il primo avvistamento. I pescatori lo hanno trovato nelle acque della Basilicata, ma poi si è spostato ed ha colonizzato diverse coste italiane, fino al Veneto. Con il decreto legge Omnibus il governo ha messo a disposizione 2,9 milioni di euro per i consorzi e le imprese specializzate per contrastarne la diffusione. Ogni mezzo è buono perché rappresenta una delle più pericolose minacce al nostro ecosistema marino. Ma l’unica mossa intelligente è farne cibo per le nostre pietanze.

È aggressivo e si è saputo adattare benissimo ai nostri fondali, cibandosi di vongole d’allevamento

Callinectes sapidus è il nome scientifico del granchio blu ed è molto aggressivo ed ha saputo adattarsi benissimo alla nostra costa. Già lo consideriamo un killer, perché è onnivoro: mangia vongole, cozze, crostacei, qualsiasi tipo di pesce si ritrovi a tiro, specie gli avanotti (pesci appena nati) e le uova. Rompe anche le reti dei pescatori.  Fedagripesca-Confcooperative stima che il granchio blu abbia creato un buco di 100 milioni di euro e sta mettendo a rischio la sopravvivenza di uno dei luoghi più importanti per la produzione di vongole in tutta Europa. 

La stagione di raccolta di cozze e vongole si preannuncia disastrosa. Al Consorzio del Polesine, organizzazione che riunisce oltre 1.500 produttori di molluschi, grazie al quale l’Italia era la prima produttrice di vongole veraci in Europa, ora si piangono lacrime amare. “Ormai a Porto Tolle, in provincia di Rovigo, la tensione è arrivata alle stelle – racconta Valentina Tepedino, veterinaria specializzata in prodotti ittici e direttrice di Eurofishmarket  poiché la molluschicoltura è ormai compromessa in quanto il granchio blu ha già divorato milioni di euro di seme di vongole veraci che avrebbero assicurato il raccolto del 2024 per un fatturato di circa 60 milioni di euro.

La pesca del granchio blu – foto da sito facebook

Per riparare al danno si è pensato di vendere il granchio blu e recuperare la perdita ma non è la stessa cosa

Si cerca di correre ai ripari pescando granchi e rivendendoli alla ristorazione. Il granchio blu si vende a 5-6 €/kg vivo al dettaglio. La metà del prezzo precedente all’emergenza, che era 11-12 €/kg. Forse è ancora un prezzo troppo elevato se si vuole incentivarne il consumo.  

Se questi sono i prezzi al dettaglio vuol dire che i grossisti pagano ai raccoglitori di granchi blu da 0,50 a 1,50 €/kg,  altrimenti lo comprano in Tunisia da dove arriva ad 1,50 euro/kg all’ingrosso sempre di taglia grande. A Orbetello lo pescano con le nasse calate in laguna e lo vendono a 8€/Kg. Nei ristoranti lo trovi a 10€/Kg.

Dice sempre la Tepedino:Se a questo aggiungiamo che la maggioranza della produzione italiana di granchio blu non ha una taglia interessante per i punti vendita dei supermercati nel vivo, è logico pensare che anche molti ristoranti utilizzino granchio blu africano. Non Simao di fronte a una ingiustizia, ma una semplice legge di mercato”. Nato un problema se ne crea subito un altro. Ma non si doveva diffondere come cibo per contrastare la sua pericolosità? Ora c’è già chi ci vuole speculare?

A Ravenna sono nate las Mariscadoras, cinque imprenditrici che trasformano i granchi in sughi e polpette

A Ravenna, intanto, un gruppo di cinque imprenditrici di Rimini hanno formato nel 2021 una start up apposta per il consumo del granchio blu e di ogni eventuale altra specie pericolosa. In questo c’hanno visto giusto. Nessuna specie è più pericolosa della nostra e se c’è da distruggere qualcosa, noi siamo bravissimi. Ci devono solo fermare.

Si chiamano Las Mariscadoras-BlueEat, e sarebbero come  una pescheria sostenibile.

Sono Carlotta Santolini, biologa marina, Ilaria Cappuccini, Matilda Banchetti, Giulia Ricci e Alice Pari. L’idea alla base del progetto è una linea di trasformazione alimentare delle specie non endemiche, a partire dal granchio blu, attraverso la creazione di una filiera i cui passaggi seguono il protocollo del progetto Blueat che ne certificherà la sostenibilità ambientale e socio-economica. Dal progetto sono già nate le polpette, i sughi, la polpa di granchio a pezzetti e altri prodotti che oggi sono in vendita nella grande distribuzione.

Granchio blu lessato Imagen de metadog en Pixabay

Loro obbiettivo è anche un riscatto verso chi ha sempre relegato le donne ai margini del lavoro nella pesca

L’obiettivo delle Mariscadoras, però, non è solo quella di svolgere l’attività lavorando in modo responsabile, trasparente e sostenibile nei confronti delle persone, dei lavoratori, delle comunità e dell’ambiente marino o terrestre.Il loro obbiettivo è anche la lotta di genere. Il nome Las Mariscadoras deriva dalle donne della Galizia (Nord della Spagna) che hanno lottato per farsi riconoscere come pescatrici nel settore ittico del loro paese e anche per l’acquacoltura. È sempre la solita storia. Le donne lavorano ma sono invisibili, sottopagate e on pagate affatto, come fossero l’appendice del marito pescatore. Succede anche in Romagna. Anche qui i pescatori non portavano in barca le loro mogli o fidanzate perché “portava male” e quindi le donne erano relegate a raccogliere vongole sulla spiaggia per venderle al mercato. Ma ora le vongole sono minacciate dal granchio blu e così la lotta sarà unica contro il maschio e il granchio blu. Due pericolosi per l’ambiente.

Las Mariscadoras stanno cercando alleate tra le chef per incrementare l’offerta di pietanze prelibate al granchio blu

Le due lotte si fondono così in una unica, liberatoria per le balde imprenditrici romagnole. L’invasione del crostaceo viene presa al balzo come l’occasione per una guerra senza limiti al suo ridimensionamento. Cosa per altro poco probabile perché dovresti sterminarli tutti e non potrai mai essere sicuro di questo. Ma avendo trasformato il granchio cattivo in una ottima polpa per sughi la battaglia potrebbe avere anche successo. Intanto si scopre sul sito Slow Fish che è nata una collaborazione delle cinque imprenditrici con la chef Chiara Pavan, una stella Michelin, che a Venissa, sull’isola di Marzabotto, ha deciso di mettere in padella altre specie dannose, come le meduse e il pesce serra e allora perché no anche il granchio blu.

Dal punto di vista organolettico è un buon prodotto. È ricco di proteine, vitamine e minerali, ha pochi grassi e calorie. Un sapore delicato e dolce, simile a quello del granchio comune o del gambero. La carne è tenera, succosa e si stacca facilmente dal guscio. Il granchio blu ha anche un profumo intenso e gradevole, che ricorda quello del mare.

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