Sab, 18 Aprile 2026

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Vinitaly: perché il vino rosso è in crisi? Il parere di Andy Luotto

Terminata la importante rassegna vinicola di Verona cerchiamo di fare il punto sulla crisi delle vendite e delle esportazioni, soprattutto nel comparto dei rossi. I problemi maggiori sono il costo e le scelte del mercato che si orientano sui vini facili.

Sei da poco tornato dal Vinitaly. Qual è stata la tua impressione sul problema della crisi delle esportazioni dei vini rossi sia in Italia e cha altrove?

Il cambiamento climatico non ha aiutato. Siccità, inondazioni, grandine hanno rallentato la produzione dei vini di qualità. Vanno meglio i vini facili, ecco perché le bollicine e i bianchi tirano di più. I vini rossi in genere sono più complessi, anche da capire, anche più costosi ma sono i vini più ricchi di storia e cultura.

Anche qui, come nella ristorazione, la forza lavorativa è quasi tutta straniera. Ho molti amici in Piemonte, nei dintorni di Alba, qualcuno produttore di barolo o barbaresco ma tutti si lamentano. I vini rossi pregiati costeranno sempre di più.

Le bollicine, tipo i prosecchi di Valdobbiadene, se ne vendono sempre di più e non sono tutte uve loro ma se le fanno arrivare dal sud.

Non sei il solo a sottolineare il problema della mancanza di maestranze preparate.

Conosco bene la realtà delle grandi famiglie vinicole piemontesi. Però i giovani non vogliono seguire il lavoro dei padri. Nell’azienda Ratti per esempio, che vendono i ¾ della loro produzione di baroli in America, per fortuna hanno trovato questa opportunità di esportazione. Nel mercato italiano sembra si preferiscano le bollicine. Adesso in particolare sta tornando in auge lanche l’Asti Spumante.

Hanno sempre venduto molto sia Lambrusco che Prosecco e pure l’Asti che è dolce.

Il Lambrusco quando è buono a me pure piace molto. Non è più la Coca Cola dei vini italiani

I produttori, per compiacere il mercato, stanno pensando di rivolgere la produzione verso i vini non alcolici. A me fa un po’ ribrezzo questa possibilità.

È un prodotto di bellezza, gioia, felicità, storia… Il vino non è solo una bevanda per dissetarsi: ha una storia, è cultura, è passione. Non si vende solo una bottiglia con una bevanda ma un territorio, una storia, una famiglia, un’idea di vino!

Bisognerebbe promuovere meglio il vino per quello che è ovvero un prodotto identitario di una regione, di un Paese, di un’epoca precisa. Per esempio non si fa niente per promuovere l’enologia e la gastronomia nella scuola.

Gli ultimi due giorni del Vinitaly ho visto tanti giovani che se ne andavano ubriachi ed è una cosa terribile, proprio brutta a vedersi. Se penso che invece il vino, come prodotto, avrebbe tutte le possibilità di essere insegnato e vissuto per la sua importanza nella storia del paese. Basti pensare alle migliaia di vitigni che l’Italia ha e non ha la Francia, per esempio. Il vino si produce da noi in tutte le regioni e le isole, negli altri paesi non è così, in Francia e in Spagna si produce in poche aree precise, non dappertutto. Da noi è connaturato alla storia delle popolazioni regionali da secoli…

C’è tanta bellezza nel vino. La mia paura è che vada a finire la bellezza, il gesto del sollevare un bicchiere e leggerci tutto quel che c’è di nascosto. Ora i comici ci fanno i pezzi sopra per ridere dei sommelier e delle loro frasi spesso assurde ma questo dimostra che un vino è come un libro che racconta di sé, di un tempo, di un luogo, di chi l’ha concepito e se tutto questo va a finire in burla non è bello.

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