Quella che facciamo da noi o quella che conoscono gli stranieri, spesso rielaborata secondo i loro gusti? La classifica Taste Atlas Awards si ripete ogni anno con più o meno le stesse cucine nei primi posti ma i piatti italiani vincono sempre
I piatti della cucina italiana si sono classificati primi al mondo nella classifica annuale dei Taste Atlas Awards 2023/24, la classifica delle classifiche che il portale di cibo e vino pubblica periodicamente come fosse un campionato di calcio. Per compilare questa classifica Taste Atlas si affida ai suoi seguaci (follower) ai quali chiede di stabilire una preferenza fra 50 piatti top di ogni Paese e poi sommano i voti per il punteggio definitivo.
La classifica: Italia, Giappone, Grecia, Portogallo, Cina, Indonesia, Messico… Francia?
Risultato: prima la cucina italiana, seconda il Giappone, terza la Grecia e via via tutti gli altri. A farci vincere però è stata la pizza. Nella classifica finale Italia e Giappone erano appaiate con un voto medio di 4,65, ma i voti guadagnati dalla pizza ci hanno fatto fare quel passo in più in avanti che ci ha portati sul podio più alto. Nella top ten, come si usa dire mutuando dal linguaggio olimpico, ci sono Portogallo, Cina, Indonesia, Messico, Francia, Spagna e Perù. Tra gli ultimi posti invece Repubblica Dominicana, Galles e Ghana. Gli Usa sono sedicesimi, davanti alla Thailandia e Cipro, che ha una cucina simile alla Grecia, è incomprensibilmente al numero 88.
Le sfide e le classifiche in gastronomia non servono. Le cucine non si possono confrontare
A noi come italiani può far solo che piacere questa rinnovata conferma, che tra l’altro era arrivata anche l’anno passato, quando vincemmo con 4,72 davanti a Grecia, Spagna e Giappone, anche allora grazie molto alla pizza, seguita dal risotto, tagliatelle al ragù, pasta alla carbonara, ravioli, gnocchi e tiramisù. Tornando a quest’anno non possiamo che farci i complimenti per la pizza ma qualche domanda da esperti gourmet ce la dobbiamo fare. Di che gastronomia si parla? Di che cucina? A che servono queste classifiche?
Di certo a far leggere gli articoli. Le classifiche, le sfide, le gare funzionano tantissimo nella comunicazione. Guardate la tv che è piena di sfide su tutto, anche le cose più stupide, fin da “Giochi senza frontiere”, dove i paesi d’Europa o del Mondo si sfidavano tra chi era più bravo a tirare palloni dentro un cesto, mentre ti spruzzano in faccia acqua con il getto di un idrante. Si potrà poi dire che Cipro è meglio della Germania in base a queste gare? A parte che poi in questo genere di giochi spesso a vincere erano proprio tedeschi, svizzeri e austriaci! Penso per una loro connaturata propensione a sfide ginniche dove serve una discreta dose di cocciutaggine.
Come posso paragonare la Carbonara (poi quale?) al Souflaki o all’Anatra all’arancia?
Che valore hanno queste classifiche? Dal punto di vista gastronomico zero. Stiamo parlando di che pizza? Di che risotto? Di che carbonara? Con quali ingredienti, quali passaggi nella ricetta? Voi capite che non si può dire in assoluto la Pasta alla Carbonara è meglio del Sushi o del Souflaki. Non ha alcun senso. In Italia e nel mondo abbiamo almeno tanti tipi di carbonara quanti chef o osti o cucinieri la preparano. Con pancetta o guanciale, tagliato e cotto diversamente, con una pastella fatta o meno a regola d’arte, con parmigiani o pecorini improbabili, con quale pasta poi? Lunga, corta, Barilla, Rummo, Martelli, Del Verde, Amato? Sono tutte differenti. Quindi non scherziamo.
Come fa la cucina greca ad essere davanti a Spagna, Francia e Perù?
A me queste classifiche strappano un sorriso e infatti vedete che da anno ad anno le posizioni più o meno si mantengono sempre le stesse ma alcune gridano vendetta. La cucina greca a noi italiani piace perché naturale, semplice, basata su ingredienti sani come pesce, patate, pomodoro, carni allevate dal contadino. Questa è quella che assaggiamo con grande gusto durante le vacanze nelle isole dell’Egeo, godendo del piatto sulla riva del mare. Ma è una gastronomia di poche ricette, sempre uguali, qualsiasi sia l’isola in cui trascorri le vacanze. Come fa ad essere la terza cucina al mondo, davanti a quella Messicana o Peruviana poi o davanti a Portogallo, Spagna e Francia? Ma scherziamo? Queste sono bestemmie gastronomiche.
Tra le pietanze più votate la pizza è arrivata quarta!
Tra i piatti migliori del mondo i primi tre più votati non sono italiani comunque. La Picanha ha ricevuto più consensi di tutti. È un taglio di manzo che si fa alla griglia in Brasile e servito come fosse una tagliata. Poi c’è il Roti canai, un pane simile alla focaccia tipico della cucina orientale e che in questo caso viene attribuito alla Malesia. Al terzo posto il Phad Kaphrao, un piatto thailandese a base di maiale e fagiolini servito con del riso bianco tipo basmati. Dopo questi arriva la Pizza. Ma quale versione?
La pizza, come si fa in Italia, è difficile trovarla all’estero
Secondo voi abbiamo tutti la stessa idea di pizza nel mondo? Il piatto come noi lo conosciamo nelle sue variazioni napoletane e romane è certamente nostro. Ma se vi è capitato di girare il mondo avrete visto come ognuno si sia impossessato dei nostri brand per farne qualcosa di proprio. Si chiama Pizza ma dell’originale ha ben poco. Le varie catene Pizza Hut, Pizzarelli, Domino’s Pizza, Pala Pizza o la stessa McDonald, che pure usano anche il forno a legna, talvolta, ma non è questo il punto, propongono pizze guarnite in maniera molto personale. Come la Pizza Pepperoni, dove l’ortaggio non c’entra nulla e per “pepperoni” si intendono fette di salame piccante, simile alla ‘Nduja calabrese ma solo nell’aspetto.
Forse l’impasto è simile, ancorché con lievito di dubbia provenienza e scarsa digeribilità, ma poi il risultato è qualcosa di completamento avulso dalla nostra pizza, dalla nostra gastronomia. Un po’ come è già successo per le Fettucine all’Alfredo o i famosi Spaghetti Meat Balls, o la Parmigiana di pollo o i Risotti allo zafferano sempre scotti e insipidi. Loro pensano sia cucina italiana ma noi certi piatti li tiriamo nel secchio dell’immondizia se ce li mettono davanti. Poi quando li premiano diciamo che la cucina italiana è la migliore?
Forse sarà anche la migliore ma non certo per quelle pietanze. In altre parti della rivista Augusto Tocci ci parla delle erbe selvatiche con cui cucinare frittelle o arricchire una insalata. Non vale più questa esperienza gastronomica più delle orribili fettuccine affogate nel burro e nella panna? Uno spaghetto condito con le infiorescenze del cavolo nero che ci sono solo una settimana all’anno o con asparagi selvatici e guanciale ma non sono pietanze che valgono da sole più di tutte le pizze che possiamo immaginare?
Ci imitano perché ciò che è italiano è affascinante, ma non riusciremmo mai a produrre merce per quanta Italia viene chiesta
Per questo sostengo che l’Italian sounding, le imitazioni del cibo italiano, che nel mondo superano in termini di vendita i prodotti originali italiani, pur se rappresentano un danno per la nostra economia, non sono contrastabili in termini di legge. Sarebbe bello se questi consumatori potessero comprare sempre e comunque i prodotti originali. Ma la domanda è talmente alta che di sicuro non arriveremmo mai a quei volumi richiesti. Di più, i dazi che vengono posti sulle merci italiane sono tali che i nostri prodotti vanno spesso solo a un mercato di alto livello, che può spendere: sono prodotti di lusso. Il vino italiano all’estero è carissimo, poco meno di quello francese che è impossibile da comprare se non sei un oligarca russo in vacanza. E ora non ce ne sono più.
Per difendere il brand Italia bisognerebbe migliorare l’offerta del Paese, non attaccare gli imitatori
Così la nostra cucina resta un ideale, un miraggio, un qualcosa che solo chi è italiano conosce o chi ha avuto il privilegio di passare una settimana in Italia. Ma fuori dei confini i nostri piatti subiscono già una mutazione. Non si tratta di un dispetto. Ma del fatto che quei piatti sono figli di una tradizione e se non ci sei nato, non l’hai vissuta, non conosci ingredienti, passaggi e trucchi della nonna, non c’è verso che tu li possa fare uguali se sei spagnolo, francese, messicano, anche se sei uno chef stellato. C’è tanta richiesta d’Italia. Il viaggio in Italia è una delle vacanze che più si desiderano in ogni parte del mondo.
Che Italia trova il turista straniero quando finalmente corona il sogno di venire
Che Italia trovano i turisti quando vengono? Truffe, raggiri, imbrogli, borseggio, scippi, immondizia sui marciapiedi, buche sulle strade, traffico e ingorghi, accoglienza inadeguata nei ristoranti e negli hotel, ritardi nei treni, inquinamento dell’aria, frane e inondazioni, un Paese in costante polemica, dove la sanità non funziona più e i giovani scappano una volta laureati, dove manca il personale qualificato nelle strutture ricettive. Forse invece di spendere soldi e fatica inutile per contrastare quegli italiani che sono dovuti andare all’estero per poter lavorare e guadagnare utilizzando il know how italiano, se si scegliesse di investire sull’Italia Paese, per riportarlo a un livello più dignitoso, gli stranieri sarebbero ben più felici di provare l’Italian way of life direttamente da noi e non dagli imitatori.



