Sab, 18 Aprile 2026

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Chi ha insegnato agli spagnoli a trattare le acciughe? I siciliani…

Un lavoro prezioso quello dell’azienda di Giuseppe Ribecca di racchiudere i sapori della Sicilia del sud e dei pesci mediterranei dentro scatolette e vasetti per distribuire i loro prodotti in Italia e nel mondo, come una delle eccellenze italiane della gastronomia.


L’azienda di Giuseppe Ribecca si trova alla periferia di Sciacca, dove inscatola o prepara i vasetti di vari tipo di prodotti siciliani, soprattutto pesce ma anche olive, paté, pomodorini, peperoncini ripieni di capperi o tonno, funghi, e altro.

L’azienda è specializzata nella commercializzazione di prodotti ittici. Si sceglie il migliore pescato delle acque del Mediterraneo, per poter garantire un prodotto di qualità superiore.

In particolare acciughe e sarde vengono lavorate fresche di giornata per mantenersi di più nel tempo e conservare odori e sapori del pescato fresco.

Tutti gli ingredienti dei vasetti sono rigidamente siciliani

Gli ingredienti utilizzati sono quelli naturali di prima qualità, Olio di Oliva, Olio di Girasole, Sale Marino. L’olio è ottenuto dalle olive tipiche della zona: Biancolilla, Cerasuola e Novellara del Belice. Che vengono raccolte esclusivamente a mano, molite in giornata in moderni impianti e rigorosamente spremute a freddo. L’olio, che rappresenta un altro dei prodotti commercializzati è confezionato senza filtraggio e chiarificanti per conservare intatte tutte le fragranze e le proprietà organolettiche originali, dando vita così ad uno dei migliori Oli Extra Vergine di Oliva Siciliani.

Lo sgombro, questo dimenticato, sapeste quanto invece fa bene alla nostra salute

Lo sgombro rientra tra i prodotti ittici confezionati, oltre alle sarde, alle acciughe, al tonno, alle vongole. Solo che è un pesce caduto nel dimenticatoio. Oggi chi va al mercato a comprare sgombri e chi saprebbe cucinarli? Eppure è uno dei pesci meno costosi ma di maggior qualità. Chiamato anche maccarello o lacerto è un tipico pesce azzurro. Di quelli che non dovrebbero mai mancare nella nostra dieta sana.

Attualmente, tanto è alto il suo valore commerciale e di conseguenza la sua presenza nell’ecosistema marino che rientra nella lista rossa delle specie minacciate, curata dalla IUNC, Unione internazionale per la Conservazione della Natura. Lo sgombro è una specie onnivora, mangia meduse, plancton, piccoli pesci, uova, larve di altri pesci, vermi, gamberi e molluschi gasteropodi.

Lo raccomandano dietologi e medici per la presenza degli omega3

Di solito si pesca con le reti da circuizione. Oppure con la traina o a bolentino, con esche naturali e artificiali. Non si pesca dalla riva, bisogna andare per mare. Come dicevo è uno dei più apprezzati pesci della dieta mediterranea, almeno per come la intendiamo in Italia. I medici lo raccomandano per il suo elevato apporto di grassi omega 3, adatti per chi è affetto da ipercolesterolemia. Siccome è molto adatto alla conservazione in scatola, magari dopo una affumicatura, sott’olio o al naturale, l’azienda Ribecca ne ha fatto uno dei suoi prodotti di punta.

Acciughe siciliane dell’azienda Ribecca – dal sito facebook

Molti prodotti e produzioni ci legano agli spagnoli, con cui condividiamo tanta parte di mare

Anche le acciughe, o alici, sono un prodotto che caratterizza molto l’offerta dell’azienda Ribecca. Vengono vendute anche in vasetto o a tranci o in paté o pasta d’acciughe. Si sente spesso confrontare le nostre acciughe con quelle spagnole del Cantabrico. Leggermente più grandi e, a detta di tanti, più saporite. Ma non è vero sono più saporite le nostre, le loro sono più dolci. Non sono poche le produzioni con cui la nostra gastronomia si confronta con quella spagnola, oltre alle alici c’è l’olio, il prosciutto, i salumi, le carni di maiale e di bovino. Ma sulle acciughe c’è qualcosa che ci lega molto alla Spagna che molti non conoscono.

Le acciughe, in Spagna, a fine XIX secolo, le usavano come esca per i tonni

In passato molti italiani sono emigrati nella Cantabria, regione al nord della Spagna tra I Paesi Baschi e le Asturie. Si è trattato di una emigrazione tecnica. La prima ondata è degli anni tra il 1870 e il 1900, quando pescatori genovesi andarono a cercare pesce in quei mari più pescosi dei nostri. All’epoca le acciughe in Cantabria venivano utilizzate come esche per i tonni. I nostri pescatori si resero conto che invece potevano essere molto gradite dal mercato. Nel primo dopoguerra gli italiani insegnarono agli spagnoli alcune tecniche di lavorazione per trattare le acciughe, soprattutto la salatura. Il 65% di questi emigranti erano siciliani di Lampedusa oppure di Sciacca, Siracusa, Trapani, Agrigento, solo il 16% venivano dalla Liguria.

Acciughe del Cantabrico – Imagen de Engin Akyurt en Pixabay

Le nostre acciughe sono più salate di quelle spagnole e si sciolgono nel soffritto, le loro sono più carnose

Di quella ondata migratoria restano i discendenti, che si possono scoprire nei nomi italiani che ancora si trovano sparsi tra le famiglie. I pescatori di acciughe sono riuniti in una Confraternita dei produttori dell’Acciuga Cantabrica. Le loro migliori acciughe sono quelle pescate tra aprile e maggio o giugno, durante la riproduzione. Una volta catturate vengono messe sotto sale per almeno sei mesi e un massimo di tre ani. A fare questo lavoro meticoloso sono le donne, perché ci vuole pazienza e precisione. Per questo poi si trovano scatole di alici tutte delle stesse dimensioni. La differenza con quelle italiane è che sono meno salate, perché le acque dell’Oceano hanno meno sale del Mediterraneo, sono più carnose e più magre. Sono anche più consistenti delle italiane che invece vengono sciolte per farne parte di salse e sughi.  Con le spagnole è più difficile da fare.

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