Sab, 18 Aprile 2026

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Fontanafredda, un’azienda biologica con un nuovo stile di vita, nata da una storia d’amore. Quale?

Produrre nella sostenibilità e nel rispetto dell’ecosistema si può. Certo è più facile se lo fai nelle Langhe, tra colline di vigneti, con una storia già ricca di rispetto per la vita e per le persone. La Tenuta Fontanafredda ne è l’esempio.

La tenuta di Fontanafredda è adagiata sulle colline delle Langhe, poco sotto Alba, tra il Castello di Grinzane, La Morra, Castiglion Falletto e Diano d’Alba. Più Langhe di così non si può. La sua storia nasce da una vicenda d’amore. La storia, anche recente, di questa Tenuta ci fa capire bene cosa sia oggi il vero Made in Italy, più sapienza, più storia, più conoscenza e studio che prodotto finale.

Il Re d’Italia e la Bela Rusin, una storia che ha appassionato l’Italia unita

Venne acquistata da Re Vittorio Emanuele II per regalarla a la Bella Rosina, la sua amante.  Era d’ottobre, poco prima del 1858, quando Rosa Vercellana, la Bela Rusin, mentre passeggiava nel parco di Racconigi venne notata da un principe di 38 anni, il futuro primo Re d’Italia. Solo che la ragazza aveva 14 anni ed era la figlia del suonatore di tamburo della banda dell’esercito piemontese di Re Carlo Alberto, padre di Vittorio. L’amore segreto sbocciò subito tra i due e fu una grande passione.

Nel 1861 Vittorio Emanuele divenne il Primo Re d’Italia. Sposò sua cugina Maria Adelaide d’Austria nel 1842. Nonostante l’affetto che li univa, Vittorio Emanuele mantenne diverse relazioni extraconiugali. Quando la Regina morì il Re volle scegliere la Bela Rusin, una popolana, per nominarla Contessa di Mirafiore e Fontanafredda, regalandole proprio la tenuta che aveva acquistato nel 1858 nella frazione di Serralunga d’Alba.

Inizia così la storia del Barolo e di Fontanafredda. Il vino delle colline stagionava in gran di botti di castagno. Quando il Re morì nel 1878 per una brutta polmonite, anche la Rosina lo seguì un anno dopo e la tenuta passò nelle mani del primogenito Emanuele Alberto, figlio naturale della coppia di innamorati, che fondò la Casa Vinicola E. di Mirafiore, con i tenimenti di Barolo e Fontanafredda.

Emanuele di Mirafiore, figlio di Vittorio Emanuele II e di Rosa Vercellana – dal sito facebook

La Tenuta viene acquistata da Oscar Farinetti, un suo amico e il Monte dei Paschi di Siena

Arriviamo ai nostri giorni, quando nel 2008 la Tenuta di 120 ettari viene acquistata da una cordata di imprenditori piemontesi Oscar Farinetti (Eataly) e Luca Baffigo Filangieri (AD di Eataly) ciascuno con un 32% e dalla Banca Monte dei Paschi di Siena per il restante 36%. Curioso che una banca toscana che sorge nel territorio del Chianti Classico investa nelle Langhe. Curioso ma “fa sistema”. La nuova proprietà innesca un dinamismo salutare per svecchiare il marchio, ma mantenendo le vecchie annate di Barolo e cominciando a mietere successi nelle degustazioni internazionali. Il Barolo La Rosa 2008 viene nominato nel 2013 da Wine Spectator, uno dei 100 migliori vini del mondo, come altri Baroli in seguito.

La filosofia ecologista di Fontanafredda diventa un modello produttivo


Nel 2020 nasce una nuova Fontanafredda, più rispettosa delle esigenze della vita sul nostro pianeta. Lo hanno chiamato il Rinascimento Verde. Nel 2021 i 120 ettari diventano biologici. Nasce il concetto di mettere al centro la terra e il rispetto per essa. Costruire una comunità basata sulla fiducia negli altri, sulla sostenibilità, sul benessere.  Cambia il modo di produrre come cambia lo stile di vita.

Via i concimi di sintesi, i diserbanti e i trattamenti sistemici. La fortuna di vivere in un territorio unico al mondo, impone che chi ci vive ne abbia cura.

La filosofia aziendale è riportare la Terra al centro, perché è in ballo il nostro futuro. Viviamo in un ecosistema equilibrato, aperto per definizione ai mutamenti e agli adattamenti agli eventi esterni e così deve essere il Villaggio, la Comunità, luogo d’incontro, confronto e condivisione.

Tutto questo si identifica nel Barolo all’Alta Langa. Un vino che porta con sé i principi e i valori in cui credere. Il rispetto della Terra si trasferisce nel vino e diventa anche rispetto per le persone. Il vino non è solo un prodotto commerciale ma convivialità, incontro, confronto e armonia. Condivisione di piaceri e saperi: una rinascita di valori.

Foto della Tenuta – foto dal sito facebook

I valori che tengono unita la comunità di Fontanafredda si basano sul rispetto sociale e delle tradizioni ma anche del coraggio


Dal 1858 Fontanafredda è una comunità dove da generazioni vivono e lavorano famiglie intere, dove il rispetto sociale sta alla base dei rapporti umani, uniti intorno ai valori della terra ma aperti a tutti coloro che vorranno farne parte. Gente che esalta l’umiltà, la dignità, l’onestà ma soprattutto le tradizioni.

I saperi e i sapori della tradizione langarola sono un patrimonio unico da preservare e tramandare, adeguandoli alle necessità del presente. Ma acanto a questi valori ci vuole il coraggio. Con coraggio a Fontanafredda hanno rinnovato e per primi hanno usato botti in cemento, primi ad avere selezionato le uve di Barolo Serralunga.

Lotta agli sprechi, creare una economia circolare, evitare di danneggiare i terreni


Il progetto verde lavora secondo il principio della sostenibilità in campagna e in cantina. Per questo viene utilizzata in maniera consapevole l’acqua, raccolta nel lago e depurata con l’aiuto di un fitodepuratore presente nel Villaggio, per far sì che possa essere utilizzata e riutilizzata infinite volte. Questa è lotta agli sprechi.
Tutti i muletti aziendali sono elettrici e dalla vendemmia 2021 si usano in vigna i trattori a biometano. È stato avviato un progetto finalizzato all’uso razionale dell’energia per merito di un’attività di relamping delle strutture.  L’utilizzo di sensori a intelligenza artificiale per ottimizzare il consumo energetico con l’obiettivo di abbatterlo del 30%. Sempre riguardo l’energia, è stato realizzato un impianto di cogenerazione e teleriscaldamento a metano con certificati bianchi. Il vetro delle bottiglie è originato con percentuali fino all’80% da vetro riciclato e riutilizzabile infinite volte. I tappi in sughero monopezzo sono raccolti nel pieno rispetto delle piante, della natura e della biodiversità. Gli altri tappi utilizzati
sono di origine vegetale, riciclabili e sostenibili, e derivanti da economia circolare, con un impatto ambientale con valori di emissioni di carbonio pari allo zero.
Le etichette sono prodotte con carte derivanti da una gestione responsabile delle foreste. Carte pregiate, eleganti ed educate, così come le scatole di cartone che proteggono i nostri vini e l’ambiente.

La missione dei bioagricoltori si adatta al territorio in tutti i suoi aspetti per esaltane le caratteristiche


Devono coltivare 120 ettari di vigneti, suddivisi nei comuni di Serralunga d’Alba, Barolo, Diano d’Alba, Dogliani, Farigliano, Alba e Rodello, su una fascia altimetriche che varia tra i 250 ai 420 metri sul livello del mare. Dove si allevano uve Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Nascetta, Pinot Nero, Chardonnay e Moscato, che rappresentano la base di partenza per la grande qualità dei vini da produrre.
La ricchezza dei suoli è data dalla loro composizione principalmente calcarea con tessiture diverse anche solo a distanza di pochi metri. Le viti sono vecchie, impiantate tra il 1940 e il 1999 e questo permette di avere grandi profondità radicali che vanno a premiare la diversità qualitativa di ogni singola Menzione Geografica. L’accortezza di conservare, tra i pochi, un bosco in bassa Langa è ammirevole. Ogni centimetro di terreno di solito viene destinato a vigna, per il valore che ha. Conservare il bosco aumenta la biodiversità vegetale e animale che agevola l’agricoltura biologica, certificata nel 2018. No erbicidi, no pesticidi, no concimi di sintesi. Il bosco è fondamentale per il rapporto simbiotico con la vigna e l’ecosistema. Eradicare boschi per farne vigneti significa pensare solo al profitto e distruggere un ecosistema.

Le vigne di Fontanafredda – foto dal sito facebook

Il biologico non è solo un modello agricolo ma uno stile di vita


Il biologico non è solo un modello di agricoltura ma uno stile di vita, che comporta l’immedesimazione nella pianta in quanto essere vivente, eliminando tutta la chimica inutile.

Da dieci anni qui si lavora fianco a fianco ai contadini, cercando di sensibilizzarli ad un’agricoltura più pulita, che tenda al biologico. Questo significa rispettare la terra e le persone, lasciare il suolo più pulito di come s’è trovato, per le generazioni future.
Seguendo queste orme, 30 conferenti sono già in conversione biologica, di cui 10 già certificati, 50 lavorano in regime di uva pulita, secondo un disciplinare, non utilizzando diserbanti e concimi di sintesi.

Saper fare le cose al momento giusto, frutto di esperienza e di studio, di tempo e di capacità

La chiave per produrre un grande vino è raccogliere al momento giusto, ossia quando è stata raggiunta una perfetta maturazione non solo zuccherina e fenologica, ma anche fisiologica. Quando zuccheri, tannini e acidità, sono in completa armonia, allora è il momento giusto nel quale raccogliere. Quando hai una grande materia prima devi essere bravo a non rovinarla.
A seconda della tipologia dell’uva, si fermenta in modi diversi cercando di esaltare ciò che la terra è in grado di offrire.
Ogni tipo di uva ha le sue fermentazioni particolari per esaltarne i contenuti. Poi con l’affinamento si aspetta il momento giusto per stappare la bottiglia e assaggiare il vino nella sua maturazione definitiva.

Lo scopo è produrre vino non come un semplice prodotto, ma qualcosa che racchiude in sé un insieme di valori e principi unici legati alla storia, alle tradizioni e al territorio che nessun’altra azienda al mondo come Fontanafredda può vantare.

Grandi Baroli della Tenuta Fontanafredda – dal sito facebook

I grandi baroli di Fontanafredda, del passato e i nuovi del Rinascimento verde  

Il Barolo Riserva, prodotto solo in alcuni millesimi, quando la natura supera la mano dell’uomo, selezionando secondo tradizione le migliori uve provenienti dai vigneti di proprietà storicamente meglio esposti. Affinato per almeno 62 mesi

Il Barolo Vigne Storiche. Preziose bottiglie di vecchie annate, prodotte secondo la tradizione delle Langhe, selezionando le vigne più vocate, in modo da creare grandi Barolo, perfetti per un lungo invecchiamento.

Barolo Vigna La Rosa. Nel cuore di Fontanafredda, nasce la vigna più storica e rappresentativa. Prende il nome dalla Bella Rosina e non a caso questa lingua di terra ricca di sabbia, calcare e marna blu tipica di Serralunga, ricorda i profumi floreali della rosa

Barolo del Comune di Serralunga d’Alba Renaissance. Dopo 30 anni dalla sua nascita questo Barolo cambia e diventa lo strumento per una nuova rinascita, il Rinascimento Verde. Il Barolo della Speranza anche biologico.

Gli altri vini della Tenuta: spumanti, rossi e bianchi fermi, barolo chinato

Il Fuoriclasse, Le Righe, Alta Langa Vigna Gatinera, Alta Langa Metodo Classico, l’unica bollicina DOCG Metodo Classico del Piemonte, sempre millesimato che affina per almeno 30 mesi sui suoi lieviti in bottiglia. Bollicine Metodo Charm“At”, Pensiero, Platinum, Briccotondo, la tradizione di territori vocati attraverso un loro vino simbolo, capace di conquistare i palati dei consumatori di tutto il mondo. Vini autorevoli, autentici, mai banali, sempre piacevoli a prescindere dalle occasioni. Specialità: Il vero “Spirito” delle colline. Non si buttia mai via niente: dalle migliori vinacce dei Cru più rappresentativi, nascono fantastiche grappe. Seguendo ricette dell’inizio ‘900, invece, si produce il mitico Barolo Chinato.

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