Mer, 22 Aprile 2026

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La Dieta Mediterranea: un’idea sbagliata di chi non conosce la storia

Una Dieta Mediterranea riferita alla sola Italia non esiste, semmai ne esistono diverse e nel tempo hanno variato i propri ingredienti. Lo sostengono storici come Alberto Grandi e Massimo Montanari, antropologi e anche dietisti mentre ne fanno un loro cavallo di battaglia il Governo italiano e vari politici.

Anche in questi giorni al Cibus di Parma, parlando di made in Italy, si è finiti a parlare di dieta mediterranea. In un incontro organizzato da Agronetwork, l’associazione fondata da Confagricoltura, Nomisma e Luiss, la nutrizionista Sara Farnetti dà per scontato che esista questa dieta, sostenendo che “Dobbiamo imparare a scegliere gli alimenti per guadagnare salute, invece di sposare un metodo. Partiamo dal nostro patrimonio gastronomico e da quegli alimenti che combiniamo per formulare la dieta mediterranea, lei che è anche presidente dell’associazione citata. Dice cose condivisibili soltanto dà per scontato che esista una cosa che chiama dieta mediterranea, identificandola al presente. Mentre non c’era prima e non c’è adesso. C’è un’alimentazione tipo, moderna, cui cerchiamo di ispirarci, costruita a tavolino dai nutrizionisti, ma di fatto mai perseguita dalle popolazioni cui si attribuisce.

È ormai un teorema non dimostrato e dato per valido da tutti

Da anni uno dei temi dei Governi italiani e ora anche uno dei cavalli di battaglia della destra è la difesa della cosiddetta dieta mediterranea. Il loro tentativo è quello di difenderla dall’attacco da parte dell’Unione europea e delle multinazionali straniere. Di recente questa posizione è stata ribadita in varie occasioni dalla stessa premier Giorgia Meloni. 

Faremo tutte le azioni promozionali per spiegare a ogni livello quali sono i benefici della dieta mediterranea, nella sua complessità, e dei prodotti della nostra nazione” ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia), criticando la proposta dell’Irlanda, avallata dall’Ue, di etichettare i prodotti alcolici con messaggi sui rischi per la salute. La qual cosa avrebbe assurdamente colpito anche il vino, che contiene alcol ma la cui assunzione moderata, legata ai momenti in cui ci si alimenta, che poi è quella corretta, non pone pericoli del genere.

Un abuso del vino è controproducente ma come qualsiasi abuso. Per di più tra vino, birra e liquori ci sono differenze sostanziali sui rischi per la salute, se confrontati su analoghe quantità, perché la percentuale di alcol è ridotta nelle prime due bevande ed elevatissima nei liquori.  Di più poi il vino e la birra rappresentano elementi fondanti della cultura dei popoli che li producono e rappresentano un aspetto determinante e costruttivo delle relazioni sociali e della evoluzione delle stesse culture in cui sono nati e sviluppati. Piuttosto se si potesse porre un messaggio dissuasivo lo metterei sul Junk Food (cibo spazzatura) tipico delle hamburgherie di origine angloamericana.


Anche Salvini ha pensato (male) di cavalcarla

Anche il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini (Lega), negli ultimi mesi, così come in passato, ha rilasciato dichiarazioni a difesa di prodotti come la carne e gli insaccati italiani, il vino, i formaggi e l’olio, che, a detta sua, sarebbero al centro della dieta mediterranea, quella seguita dal nostro Paese. Cosa che, almeno nell’accezione in cui la intende lui, non sta scritta da nessuna parte e chissà dove lo ha letto o chi glielo abbia riferito. Ma a Salvini capita spesso di sostenere cose prive di fondamento e anche di cambiare diametralmente idea nel giro di poco tempo. Non ci interessa qui tanto il messaggio dei vari ministri o politici, quale che sia la loro colorazione, quanto il fatto che sia ormai passata l’idea che esista davvero una Dieta Mediterranea e che sia quella che riguarda alcune regioni italiane del sud. Tutto falso.

L’Unesco la ritiene uno stile di vita inerente a culture di un’area più ampia di quella di un singolo Paese

Salvini sicuramente avrebbe da ridire sostenendo che l’ha riconosciuto la stessa Unesco nel 2010, iscrivendola nella lista del “patrimonio culturale immateriale”. Ma il sito Unesco specifica che “la dieta mediterranea è molto più di un semplice elenco di alimenti o una tabella nutrizionale. È uno stile di vita che comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo”.
Nelle intenzioni dell’Unesco c’era la considerazione che la dieta avrebbe contribuito alla creazione di una identità ben oltre i confini del bacino mediterraneo. Non riconducibile ai singoli Paesi. Infatti tra gli stati a cui è si è esteso il riconoscimento della dieta mediterranea come patrimonio culturale ci sono pure il Portogallo e il Marocco, che si affacciano sul Mediterraneo solo per un breve tratto.

Gli Italiani non hanno mai seguito la dieta mediterranea

Si ritiene, da più parti, cioè che esista una dieta salutare basata su una lunga serie di prodotti tipici da tutelare. Questa tesi, però, secondo Alberto Grandi, professore di Storia dell’alimentazione all’Università di Parma, non è così solida come può sembrare a prima vista. “Gli italiani si sono sempre nutriti seguendo i principi di quella che oggi chiamiamo dieta mediterranea è una delle non verità della cucina italiana, perché in realtà è  vero proprio il contrario: e cioè che gli italiani non hanno mai seguito la dieta mediterranea”. Questoha scritto Alberto Grandi nel libro Denominazione di origine inventata (Mondadori, 2020).

La dieta mediterranea è uno stile di vita, un regime alimentare con le sue varianti

Qual è allora il significato di dieta mediterranea? La Enciclopedia Treccani la definisce un “regime alimentare praticato, con sensibili varianti, nei Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo”. Già questa definizione apre a vari mondi e a varie diete. Difficile pensare che non ci siano differenze di alimentazione tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, pure se dei tratti comuni permangono. Secondo la Treccani la dieta “comporta un consumo significativo di prodotti cerealicoli (pane, pasta) e di prodotti ortofrutticoli, affiancato da un consumo moderato di legumi e pesce e di vino rosso”, con l’olio extravergine di oliva come condimento di base e una “riduzione di grassi alimentari”.  Quindi per farlo notare al sen. Salvini e a chi come lui crede a queste cose, affettati, salumi, formaggi e carni non si adattano bene a queste considerazioni ufficiali della Treccani. Attenzione però che la dieta mediterranea non è una dieta vegetariana né tantomeno vegana. I derivati di prodotti animali ne fanno comunque parte, bisogna vedere in che dosi.

Lo studio dei coniugi Keys concluse che bisognava ridurre i grassi animali

Quando è nato il concetto di dieta mediterranea? La responsabilità è di due studiosi americani. Negli anni Cinquanta l’epidemiologo Ancel e la moglie Margaret Keys, si domandarono del perché la popolazione statunitense pur godendo di un’abbondanza alimentare superiore rispetto ad altri Paesi, avesse più patologie cardiovascolari rispetto a chi apparteneva a popolazioni sottonutrite.

Lo studio si concentrò su alcuni Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, tra cui Italia, Spagna e Grecia. La ricerca intitolata The seven countries study, arrivava alla conclusione che un consumo più ridotto di grassi saturi riduceva quel rischio e le conseguenti malattie. La ricerca in sé presentava lacune alle quali non si dette molta attenzione tuttavia, con l’aiuto di altre ricerche, si giunse alla conclusione che alimentandosi prevalentemente con olio, vegetali e pesce e cereali, la salute ne traesse beneficio.

La piramide del consumo alimentare

Lo studio ha poi trovato una sua sintesi nell’immagine della piramide che contiene al suo interno le quantità sempre ridotte quando si sale verso il vertice dei prodotti da inserire nella dieta.  Alla base, per un consumo quotidiano, ci sono frutta verdura e cereali, poi salendo olio d’oliva e latte e via via che si sale troviamo frutta, cipolle, aglio spezie, carne di pollo, di pesce, crostacei, legumi, uova e solo in cima salumi, carne e dolci, in porzioni limitate. Quindi per buona pace del sen. Salvini i salami e la carne ci sono ma in porzioni di 1 o 2 a settimana.


Lo studio dei coniugi Keys non si occupava altro che di scoprire le probabili ragioni delle malattie cardiovascolari

L’equivoco cresciuto sulla ricerca dei coniugi Keys sta nel fatto che il loro scopo non era quello di stabilire i criteri di una cucina in particolare ma di fornire delle indicazioni generiche dietetiche per migliorare la salute di una persona. “I Keys si erano inventati ricette e di certo non avevano inteso riferirsi solo all’Italia, per quanto riguarda la provenienza degli ingredienti, ma, appunto, all’intero bacino del Mediterraneo. Alla fin fine la loro proposta era quella di sostituire i grassi animali con quelli vegetali e di mangiare più verdure e più pesce

Il modello cui ci si riferisce non c’era prima e non c’è stato dopo. L’alimentazione del sud d’Italia è cambiata negli anni

Se andiamo a verificare le condizioni alimentari delle popolazioni del Cilento e di tutto il Sud d’Italia nel dopoguerra, il modello di ciò che si ritiene oggi Dieta Mediterranea non c’è. Non solo in Italia del sud, in nessun Paese del Mediterraneo.
Ancora nella prima metà del Novecento e fino agli anni Cinquanta le popolazioni meridionali presentavano un regime alimentare a base di pane di mais, patate, pomodori, peperoni, legumi, e per il condimento usavano il grasso di maiale”, spiega per la stessa Treccani nel 2015, l’antropologo Vito Teti, che ha insegnato Antropologia culturale presso l’Università della Calabria.

Nel Sud si è sempre usato il grasso di maiale più che l’olio d’oliva


La trinità mediterranea (olio, grano e vino) restava un’eredità pesante, che caratterizzava, però, la cucina dei ricchi e soltanto i sogni dei ceti popolari. Il condimento con il grasso porcino ebbe quasi dovunque una significativa e non breve fortuna. In molte zone interne e montane del Sud i contadini poveri consumavano grasso di maiale e mangiavano erbe mal condite ancora dopo la seconda guerra mondiale. In Abruzzo, Molise, Campania e Calabria ancora nei primi anni del Novecento venivano segnalati sia olii mal confezionati o avariati sia grasso di maiale rancido. La pasta, a eccezione di quella fatta in casa nelle feste, ancora all’inizio degli anni Cinquanta rappresentava un genere di lusso”.

In seguito, ha spiegato Teti, l’alimentazione delle popolazioni del Sud d’Italia è andata modificandosi a vantaggio delle proteine contenute in pesce e carne e all’assunzione di più zuccheri e grassi mentre è calata l’assunzione di cereali, verdure e olio. Si sono allontanati dall’ipotesi di Dieta Mediterranea anziché mantenerla. Probabilmente per la necessità di recuperare forze e anche per il ritrovato benessere.

Niente di più e niente di meno di un’invenzione di due studiosi americani

La dieta mediterranea è un’espressione che dice tutto e dice niente”, aveva dichiarato nel 2010 lo storico Massimo Montanari studioso di storia medievale e uno dei massimi esperti in Italia di storia dell’alimentazione. “Se ci focalizziamo sul cibo e vogliamo definire che cos’è veramente la dieta mediterranea da un punto di vista tecnico, allora non capisco più, perché le diete mediterranee sono tante e tutte diverse. Sul piano storico e culturale non capisco che cosa ci possa stare dentro a questa etichetta, che, non dimentichiamolo, è un’invenzione americana”.

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