Sab, 19 Settembre 2026

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Sul cambiamento climatico non ci sono discussioni: il motivo è chiaro

Il riscaldamento globale è condiviso dalla stragrande maggioranza degli scienziati. Il fatto che si oppongano Stati, economisti, ed anche alcuni scienziati, è solo funzionale a rallentare un intervento che scongiuri i danni che ne deriveranno per l’umanità.

Non si tratta di salvare il pianeta, perché non sarà certo il pianeta a soffrire. La Terra vivrà benissimo altri miliardi di anni anche senza di noi. Saremo noi a soccombere se non cambiamo stile di vita. Sul tema del cambiamento climatico, i giornali e le tv ciurlano nel manico, pensando che vi siano opinioni diverse tra scienziati e ci sia chi imputa il riscaldamento del pianeta all’azione dell’uomo e chi dice che c’è sempre stata, nelle varie ere, un’alternanza tra quelle del gelo, cui sono seguite quelle del riscaldamento e che l’uomo non c’entri assolutamente nulla. Ma non è così.

La tesi del riscaldamento globale, imputabile alle emissioni provocate dall’uomo, è stata accertata da studi conclamati e approvata dal 99% della scienza ufficiale, anche perché il fenomeno sta avvenendo sotto i nostri occhi in un lasso di tempo talmente breve che non può che essere indotto da un elemento nuovo: l’attività umana, appunto. Se una tesi è dimostrata e l’altra no, non c’è dibattito, c’è una tesi scientifica e un’opinione azzardata e non provata.

Chi porta avanti opinioni diverse da quelle ufficiali é con la scienza che deve misurarsi, non nei talk show

Le “opinioni” diverse non valgono nulla, ancorché emesse da fisici o matematici, neanche climatologi, se non sono approvate dal consesso internazionale di scienziati, se non sono basate su prove, fatti, esperimenti. Chi ha “opinioni diverse” da quelle ufficiali, vada a riferirle nei congressi, le sottoponga a un congruo numero di colleghi scienziati e se le faccia approvare, invece di esporle a Porta a porta, a Radio Pecora e su quotidianicompiacenti.

Il cambiamento rispetto al passato è troppo repentino, non è naturale

Che il clima sia sempre cambiato nelle varie ere geologiche è vero ma questa volta è diverso il tempo in cui cambia. Ovvero ad un ritmo che non s’era mia visto prima. Cambia in base ai dati, come ci suggeriscono gli scienziati, non alle nostre osservazioni. Il cambiamento riguarda tutto il pianeta e dipende dalle attività dell’uomo.  Dall’anidride carbonica, dai gas serra in atmosfera. E chi li produce in quantità enormi, mai apparse prima sulla terra? Noi.

Gli allevamenti è vero che sprigionano metano ma siamo sempre noi ad allevare i bovini. Non sarebbero mai stati in quelle quantità se li avessimo lasciati a sé stessi.

Gli altri fattori che possono incidere sul clima sono sempre attivi: il sole, le condizioni astronomiche ma valgono su tempi lunghissimi, qui parliamo di cambiamenti enormi in 100 anni. Siamo sempre noi che usiamo i combustibili fossili.

La fondazione dei negazionisti delle responsabilità umane sui cambiamenti climatici

Nel 2019 è stata organizzata da un ingegnere danese, Guus Berkhout, una fondazione chiamata CLINTEL, a cui hanno aderito vari scienziati e professionisti a livello mondiale. Tra i firmatari figurano alcuni noti scienziati italiani in pensione, tra i quali Franco Prodi e Antonino Zichichi. L’appello, in molte lingue, basato su sei affermazioni, nega la natura antropica del riscaldamento globale. Un recente articolo contesta punto per punto tali affermazioni. E diversi climatologi hanno espresso il loro dissenso sulle affermazioni di Zichichi.

Chi nega che il cambiamento climatico sia opera dell’uomo, vuole farci perdere tempo e consente agli speculatori di continuare a sprecare risorse

C’è chi nega, con il solo obbiettivo di farci perdere tempo. Per fare un favore ai produttori di carburanti fossili. Più si ritarda l’uso di energie pulite e più loro possono continuare a guadagnare, poco importa se l’umanità va incontro alla catastrofe. Quando dovesse accadere saranno già morti e sepolti. Queste considerazioni le esprimono con molta enfasi sia il geologo Mario Tozzi, che il climatologo Luca Mercalli.

Questi negazionisti dovrebbero scrivere gli articoli sugli organi scientifici, non rilasciare interviste ai giornali. Portare le loro tesi nei contesti ufficiali e sottoporli alla verifica scientifica. Oggi gli scienziati sono unanimi nel considerare le responsabilità dell’uomo nel riscaldamento globale al 99,94%.

Il 99,94% della scienza ha una posizione netta, poi c’è lo 0,057% che nega!

Nonostante la logica, lo scetticismo sulle cause del cambiamento climatico viene continuamente alimentato e a poco sembra valere quanto lo scienziato J. L. Powell mostra nella sua pagina web, dove effettua il conteggio in automatico delle pubblicazioni scientifiche a favore dell’origine antropica dei cambiamenti climatici, comparate con quelle che ne sostengono l’origine naturale. A oggi i numeri sono: 54.164 a favore dell’origine antropica, 31 per quella naturale (cioè lo 0,057 per cento).

La Groenlandia è tornata verde com’era prima, è vero, ma ora sono tutti i ghiacciai dell’Artico che si stanno disintegrando, non solo la Groenlandia

Abbiamo una comunità scientifica unanime, altro che scienziati in disaccordo! Peraltro tutti gli scienziati ammettono che il clima terrestre non è costante, solo che l’attuale riscaldamento è più accelerato di qualsiasi altra volta in passato e riguarda tutto il globo, non solo alcune regioni, come invece accadde quando i sapiens dell’XI secolo definirono per primi “verde” la Groenlandia. Se non fossero le attività produttive degli uomini, che cosa surriscalderebbe l’atmosfera? Secondo gli scettici, le attività vulcaniche e le radiazioni solari. Ipotesi contraddette dalla Nasa, che ha registrato in questi anni un’attività solare molto bassa. Raggi cosmici e macchie solari contano meno del 5 per cento rispetto alle cause legate all’uomo. Le ceneri dei vulcani modificano sicuramente il clima, ma abbassando le temperature atmosferiche, non certo innalzandole.

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